Crisi economica, povertà ed esclusione sociale

3 marzo 2009 | Pubblicato in: Finanza territoriale

Presentazione testo conclusivo del convegno del 12 febbraio 2009  su crisi economica, povertà ed esclusione sociale.

Le Organizzazioni promotrici dell’Osservatorio nazionale per l’attuazione della Legge 328/2000 valutano con molta preoccupazione l’aggravarsi della crisi ed i suoi effetti negativi sul piano dell’occupazione ed il conseguente impoverimento di tante famiglie.

Tutto ciò in un contesto che, negli ultimi anni, ha registrato un aggravamento delle diseguaglianze socio-economiche nel nostro Paese. Un recente rapporto dell’OCSE, in proposito, sottolinea che sui 30 Paesi aderenti all’OCSE soltanto 5 presentano indici di diseguaglianza superiori all’Italia, mentre ben 24 presentano indici inferiori.

La durata della crisi è difficilmente prevedibile e i rischi che molte famiglie, in particolare quelle più giovani con figli minori, entrino in una situazione di emarginazione ed esclusione sociale sono concreti.

Le politiche socio assistenziali fino ad oggi praticate, ed in tempi meno critici dell’attuale, non hanno prodotto risultati significativi in termini redistributivi. I livelli di povertà sono rimasti sostanzialmente stabili colpendo sempre le medesime categorie.

Gli ammortizzatori sociali che devono essere ampliati ed irrobustiti non sono in grado, da soli, di rispondere ad una situazione che allargherà la fascia di popolazione in condizione o a rischio di povertà.

Le Organizzazioni dell’Osservatorio ritengono che la crisi debba essere fronteggiata con una politica di investimenti non solo sul versante economico ma anche in quello sociale. Ciò al fine di contenerne gli effetti più negativi e mettere in moto meccanismi virtuosi che aumentino la ricchezza del paese ed al contempo modifichino i criteri di distribuzione delle risorse, che negli anni hanno accentuato fortemente le differenze di reddito a vantaggio della minoranza più ricca della popolazione e a svantaggio dei lavoratori e dei pensionati.

Questa situazione deve essere affrontata da parte del Governo con un intervento urgente e strutturale di sostegno al reddito rivolto a quelle famiglie che  rappresentano da sempre la parte più debole della popolazione e su cui si addensa la povertà: con figli minori; di ampie dimensioni; con anziani e con componenti portatori di handicap.
A tal fine è necessario impegnare risorse aggiuntive, concordare un utilizzo migliore delle risorse già stanziate a livello nazionale, regionale e locale, concertare le priorità, adottare in definitiva  modalità  di intervento diverse da quelle fino ad oggi praticate.
Occorre intraprendere con decisione la strada della riforma delle politiche sociali e assistenziali. Importanti elementi innovatori contenuti nella Legge 328/2000, fino ad oggi inapplicati, quali la definizione dei livelli essenziali  delle prestazioni sociali così come previsti dall’art. 117 della Costituzione, sono parte della riforma sul Federalismo fiscale che sta per essere approvata dal Parlamento.
Tale previsione è la condizione per poter quantificare, sulla base dei costi standard, la spesa reale e necessaria del settore dell’assistenza nell’ambito dell’autonomia fiscale e tributaria delle amministrazioni locali.
Questo, insieme al disegno unitario e solidaristico previsto dalla Carta Costituzionale, impone al Governo di superare con urgenza il paradigma puramente riparatorio/assistenziale e assumere quello inclusivo/promozionale  rendendo esigibili, così, i diritti dei cittadini e delle famiglie.

La spesa pro capite per il contrasto alla povertà vede infatti l’Italia agli ultimi posti nell’Europa a 27 (dati Eurostat 2004), mentre per l’assistenza sociale in senso stretto siamo fermi a un 3% del PIL (dato 2006), addirittura in regresso del 3,5% del 1997. In tal senso aggrava la situazione la riduzione del Fondo Politiche Sociale, rispetto al quale le Organizzazioni dell’Osservatorio hanno già richiesto il reintegro per il 2009.
E’ un dato di fatto che ad una ridotta spesa sociale pubblica per i trasferimenti alle famiglie corrisponde un maggior tasso di povertà minorile. L’Italia è esattamente in  questa situazione.

Per invertire questa direzione nella lotta contro la povertà serve un Piano strutturale che partendo dalle condizioni di maggior bisogno, affronti, in maniera graduale, la complessità e la pluridimensionalità del fenomeno agendo con strumenti che prevedano contestualmente forme di protezione economica, di attivazione personale e familiare e di inclusione sociale.

E’ necessario ancora che al trasferimento economico si associ la richiesta di comportamenti virtuosi e di corresponsabilizzazione da parte dei destinatari e si affianchi un sistema di accesso, di accompagnamento e di verifica insieme ad una serie di servizi e programmi di inserimento.

La qualificazione e il potenziamento della dimensione locale del welfare, quindi, deve essere una delle leve fondamentali di un processo che coinvolga le funzioni e le responsabilità delle istituzioni territoriali e valorizzi la partecipazione dei cittadini e delle formazioni sociali.

Altro elemento che si ritiene determinante per il raggiungimento dell’obiettivo è quello di avere come base l’Isee, corretto con criteri più efficaci di accertamento delle condizioni economiche dei destinatari e costantemente ridisegnato in ragione delle modifiche introdotte in materia fiscale per garantirne l’equità.

In questa prospettiva le Organizzazioni promotrici dell’Osservatorio identificano nelle famiglie con figli minori la priorità su cui intervenire nell’immediato, non solo per l’estensione del fenomeno  e per l’aggravarsi negli ultimi anni della loro condizione – secondo i dati Istat 2007 sono povere il 14,1% di quelle con almeno un figlio minore, il 15,5% con due ed il 27,1% con tre,  mentre nel 2003 i valori erano rispettivamente 12,6%, 15,3% e 21,8% -, ma soprattutto perché questa situazione tende a perpetuarsi di generazione in generazione minando in prospettiva lo stesso capitale sociale del nostro paese.  

L’ampliamento dell’occupazione dei genitori è una leva importante su cui intervenire per ridurre la povertà dei minori: questa è una prospettiva che va incoraggiata attraverso strumenti immediati di tutela del reddito e di inclusione, consapevoli che comunque la permanenza di condizioni di disagio economico grave permane anche in presenza di persona di riferimento adulta occupata.
 
L’Osservatorio con l’iniziativa del giugno 2008, presentando la ricerca sui livelli essenziali delle prestazioni sociali, ha inteso fornire un utile base di discussione per iniziare un confronto  sul piano sociale e istituzionale con il Governo. Confronto che purtroppo non è mai iniziato.