Comunicato stampa di Legautonomie sui costi pesantissimi del centralismo

10 Dicembre 2009 | Pubblicato in: Finanza territoriale

I COSTI PESANTISSIMI DEL CENTRALISMO

IN TERMINI DI FINANZA, DI APPARATI E DI DEMOCRAZIA

 

LO DENUNCIA LA CONFEDERAZIONE LEGAUTONOMIE-UNCEM

 

 

Roma, 9 dicembre.   “E’ vergognoso che il governo – supportato da una disinformante campagna stampa – faccia passare l’idea che il sistema delle autonomie sia solo un costo e non una ricchezza della nostra Repubblica, in quanto sua “parte” integrante prevista dalla Costituzione. Ancora più vergognoso è che il messaggio giunga da un governo che dice di voler attuare il federalismo. Come pensa di farlo? Esautorando e affamando gli enti locali, distruggendone la rappresentanza democratica? Così, mentre si discute della nuova Carta delle Autonomie, quindi della nuova e più razionale ripartizione delle competenze sul territorio tra amministrazioni locali e centrali, se ne prende un pezzo, lo si toglie dal dibattito e lo si schiaffa in Finanziaria”. E’ questo il giudizio e la preoccupazione forte emersi per bocca dei presidenti di Legautonomie e di Uncem, Oriano Giovanelli ed Enrico Borghi, dal convegno sul Ddl Calderoli organizzato dalla confederazione Legautonomie-Uncem questa mattina a Roma.

 

“Sorge il sospetto – ha detto Giovanelli – che si enfatizzi il capitolo costi dell’amministrazione pubblica locale per nascondere quelli dell’amministrazione centrale che sono incommensurabilmente superiori. Pertanto, va bene tagliare i primi ma solo se si taglieranno anche i secondi. Oppure una volta tagliato a livello locale, soldi e competenze dovranno passare allo stato centrale, dove solerti funzionari ministeriali provvederanno a smistare gli uni e le altre, il tutto in assenza del controllo locale finalmente decimato? Cominciamo, dunque, a far luce sui costi del centralismo in quella opaca e densa rete di agenzie, scatole e scatolette varie in cui ogni consigliere di amministrazione prende molto ma molto di più di qualsiasi consigliere comunale”.

 

Enrico Borghi, presidente di Uncem, ha esemplificato questa denuncia parlando dei 92.000 dipendenti dello stato centrale che a tutt’oggi svolgono un lavoro “incostituzionale”, cioè su competenze passate a Regioni e comuni, e che ai cittadini costano 5-6 miliardi di euro l’anno. Praticamente una Finanziaria. In effetti, la sovrapposizione sul territorio tra amministrazioni centrali e locali ha costi altissimi sia in termini di economia sia in termini di democrazia. Borghi ha concluso: “C’è grande disagio da parte degli amministratori di tutti gli schieramenti per l’imposizione di diktat statali lesivi delle autonomie municipali. Dai sindaci del Nord agli amministratori del Mugello oggi qui con noi arriva un chiaro segnale di preoccupazione per il modo assunto da Anci e Upi in questo frangente, e rispetto al quale rilanciamo le nostre proposte di Confederazione delle autonomie per fare fronte comune contro il ritorno del centralismo romano e contro ogni consociativismo”.