Federalismo municipale: Misiani (Legautonomie), il provvedimento è privo di copertura. Manca all’appello un mld di euro.

13 settembre 2010 | Pubblicato in: News

Secondo Antonio Misiani, responsabile federalismo fiscale di Legautonomie, nello schema di decreto legislativo riguardante il cosiddetto “federalismo municipale” ci sono troppe zone d’ombra e punti da chiarire. Il rischio assai concreto è che si apra una vera e propria voragine nelle casse dei comuni.
Il primo punto critico riguarda la fiscalizzazione dei trasferimenti erariali, che dovrebbe partire nel 2011. Nella Relazione Tecnica (RT) dello schema di D.lgs. è calcolata al netto dei 1.500 milioni di euro tagliati ai comuni nel 2011 e dei 2.500 milioni a partire dal 2012. Questa scelta conferma quanto avevamo denunciato durante la discussione della manovra estiva di luglio: il federalismo fiscale che ha in mente Tremonti è un’operazione “minimalista”, costruita su una dotazione di risorse drasticamente ridotta rispetto al passato. Il superamento della finanza derivata è sicuramente auspicabile. Ma la sostituzione dei trasferimenti erariali con la devoluzione del gettito di alcuni tributi serve a poco, se l’ammontare di risorse attribuite ai comuni non recupera i tagli decisi con il decreto-legge 78/2010. Rimangono inoltre del tutto ignoti i criteri in base ai quali il Fondo sperimentale di riequilibrio (che sostituirà dal 2011 i trasferimenti statali) verrà ripartito tra i comuni. E’ una incognita non da poco, specialmente per i comuni maggiormente dipendenti dalla finanza derivata.

Il secondo nodo da sciogliere riguarda le conseguenze sugli equilibri complessivi dell’operazione con l’introduzione della cedolare sugli affitti. La Relazione Tecnica stima che la perdita di gettito derivante dall’introduzione della cedolare è stimata in 3.295 milioni. Questa cifra, in realtà, potrebbe essere superiore: se tutti i contribuenti scegliessero la cedolare, la riduzione del gettito IRE potrebbe toccare i 3.880 milioni (applicando l’aliquota media del 30,4% riportata da Il Sole 24 Ore).

La RT valuta il gettito potenziale della cedolare secca – al netto del recupero di evasione fiscale – in 2.666 milioni di euro. Se tutti i contribuenti adottassero la cedolare, tale cifra salirebbe a 3.078 milioni. Mancherebbero dunque all’appello da 629 a 802 milioni di gettito devolvibile ai comuni.

A queste cifre andrebbero poi aggiunte le minori entrate dalle addizionali regionali (152 milioni secondo la RT) e comunali (50 milioni), dalle imposte di registro e bollo sui contratti di locazione (20 milioni) e dall’IRE sull’imponibile emerso (118 milioni nel 2011).

Lo schema di D.lgs. ipotizza un recupero di evasione molto consistente e crescente negli anni (444 milioni nel 2011, che salgono a 740 nel 2012 e 1.037 nel 2013). Ma i conti non tornano comunque: il provvedimento è privo di copertura.

Se poi la lotta all’evasione producesse risultati inferiori alle (ambiziose) previsioni del Governo, si aprirebbe una voragine che potrebbe oltrepassare il miliardo di euro annuo. Chi si farebbe carico di questo ammanco di risorse? Visti i cattivi precedenti (l’insufficiente compensazione dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa) non è da escludere che questo rischio venga scaricato sui comuni, a cui il decreto attribuisce le entrate derivanti dalla cedolare.

Ultimo punto, la distribuzione territoriale del gettito della cedolare. Il ruolo decisivo per l’equilibrio dei conti dell’emersione di imponibile evaso rischia paradossalmente di penalizzare i comuni con minore evasione dell’IRE sulle locazioni. Come ha dimostrato un’analisi de Il Sole 24 Ore, questi enti non riusciranno a compensare con il recupero di evasione il minor gettito della cedolare secca rispetto all’attuale regime d’imposta. Un fatto che rischia di rappresentare l’ennesima beffa a danno dei comuni virtuosi.