“I conti del federalismo municipale non tornano, a rischio coesione nazionale”. Legautonomie presenta uno studio di Antonio Misiani, componente COPAFF

10 gennaio 2011 | Pubblicato in: home, News

“Il federalismo municipale proposto dal Governo potrebbe provocare un ammanco nelle casse dei comuni compreso tra 1,9 e 2,2 miliardi di euro nel 2011. Ciò metterebbe a rischio la coesione nazionale allontanando le aree del Paese più deboli da quelle più forti. Nel 2014, a regime, le minori entrate salirebbero tra 2,2 e 3 miliardi di euro”.
 

Sono i principali risultati di un’analisi dello schema di decreto legislativo, curata da Antonio Misiani, responsabile federalismo fiscale di Legautonomie e membro della Commissione Parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, che pubblichiamo in allegato.

Secondo Misiani il nuovo quadro finanziario dei comuni definito dallo schema di D.lgs. sul federalismo municipale presenta rilevanti limiti e contraddizioni.
“Per quanto riguarda la fase transitoria (2011-2013) – spiega Misiani – sono tre i nodi da affrontare: le risorse: le entrate comunali risultano fortemente decurtate rispetto alla situazione di partenza, poiché la riduzione dei trasferimenti erariali disposta con il D.l. 78/2010 (1,5 miliardi nel 2011 e 2,5 miliardi dal 2012) contrariamente agli impegni non viene recuperata e l’introduzione della cedolare secca produrrà per i comuni consistenti minori entrate rispetto all’attuale gettito IRPEF sulle locazioni. Di conseguenza, nel 2011 i comuni registrerebbero minori entrate da 1.873 a 2.198 milioni e a regime, nel 2014, da 2.215 a 2.973 milioni.

 Le entrate devolute saranno inoltre soggette ad una notevole volatilità, a causa del peso rilevante delle imposte sui trasferimenti immobiliari. Per questo è necessario recuperare i tagli ai trasferimenti, prevedere una clausola di salvaguardia efficace per tutto il periodo transitorio e diversificare le fonti di entrata riducendo il peso delle imposte sui trasferimenti immobiliari a favore di una compartecipazione dinamica Irpef o Iva; la perequazione: la sostituzione degi attuali trasferimenti con imposte caratterizzate da una forte sperequazione territoriale rende necessario un efficace sistema di riequilibrio. Il Fondo sperimentale risponde solo in parte a questa esigenza: va perciò meglio definito nei suoi meccanismi di alimentazione e riparto, avvicinandolo ai criteri stabiliti dalla Legge 42/2009 e anticipando al 2014 l’entrata a regime del Fondo perequativo definitivo; l’autonomia impositiva: fino al 2014 ai comuni non viene garantito alcun margine reale di autonomia.

Sarebbe invece necessario superare (con opportuni elementi di gradualità e selettività) il blocco delle aliquote. Se venisse confermata l’introduzione della cedolare secca sugli affitti, bisognerebbe valutare l’opportunità di renderla obbligatoria trasformandola in una Imposta comunale sugli affitti (ICA) manovrabile.
L’assetto a regime (dal 2014) del federalismo municipale – continua Antonio Misiani – non appare coerente con i principi e gli obiettivi della Legge 42/2009, sia sotto il profilo del legame tra tassazione e rappresentanza che dal punto di vista del grado effettivo di autonomia finanziaria garantito ai comuni.

Per riportare il sistema nel solco dell’articolo 119 della Costituzione e della legge-delega è innanzitutto necessario rivedere il nuovo assetto delle entrate tributarie comunali: ridimensionare o sopprimere l’IMUP-trasferimento, troppo sperequata sul territorio e variabile nel tempo per rappresentare un’adeguata fonte di finanziamento dei comuni; eliminare l’IMUS, assai discutibile nei suoi meccanismi e in contraddizione con l’obiettivo di semplificare il sistema tributario; introdurre una “service tax” manovrabile che assorba la TARSU ed altri tributi comunali minori; attribuire ai comuni la possibilità di istituire una o più imposte di scopo, così come stabilito dalla legge-delega;
prevedere, a “chiusura” del sistema, una compartecipazione Irpef o Iva per integrare le fonti di entrata comunali e finanziare il fondo perequativo.

Vanno accresciuti, rispetto a quanto stabilito dallo schema di D.lgs., i margini di autonomia fiscale dei comuni, ampliando la potestà regolamentare sull’IMUP-possesso e aumentando il novero dei tributi manovrabili a livello municipale.
Ultimo punto, ma non certo ultimo in ordine di importanza, la perequazione. I meccanismi di riequilibrio sono una componente decisiva del sistema. Per questo, desta più di una preoccupazione il fatto che nulla si dica nello schema di D.lgs. sulla perequazione nella fase a regime. E’ necessario – conclude Misiani – fare chiarezza, concretizzando i criteri definiti dalla Legge 42/2009: perequazione integrale dei fabbisogni standard per le funzioni fondamentali e riequilibrio in base alla capacità fiscale per le altre funzioni dei comuni”.

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