Federalismo municipale, Filippeschi: “Senza dati tecnici certi, si sta improvvisando e si recupera esenzione beni ecclesiastici a discapito di esercizi commerciali”

24 gennaio 2011 | Pubblicato in: News

“La fretta con cui il Ministro Calderoli vuole portare a casa l’approvazione del decreto sul federalismo municipale lo sta portando a fare concessioni a destra e a manca in modo spesso improvvisato. Sconcerta infatti che si sia passati da un’ipotesi all’altra sulla finanza comunale senza produrre elementi tecnici e finanziari certi”.

E’ il parere espresso oggi dal presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa Marco Filippeschi sul testo del decreto sul fisco municipale licenziato dal ministro Calderoli.
 “Quel che si capisce è che il ministro alla fine ha dovuto fare i conti con i gravi limiti della proposta iniziale, evidenziati anche da Legautonomie, ed ha dovuto riscrivere il decreto, ridimensionando il peso delle imposte sui trasferimenti in favore di una compartecipazione Irpef, rafforzando la clausola di salvaguardia per i comuni, rendendo obbligatoria l’imposta municipale secondaria, ecc.

Siamo però ancora dentro un assetto della finanza locale rigido e largamente dipendente da scelte centraliste: la compartecipazione Irpef, sebbene meno sperequata rispetto all’imposizione immobiliare è pur sempre finanza derivata e fino al 2014 i sindaci continueranno ad avere le mani legate per quanto riguarda l’autonomia tributaria.

Il recupero dell’esenzione dei beni ecclesiastici dall’Imposta municipale propria (inizialmente non prevista) avverrà a discapito degli immobili relativi all’esercizio di attività di impresa, arti e professioni ovvero posseduti da enti non commerciali, che non beneficeranno più della riduzione del 50% dell’IMUP disposta nel testo iniziale del decreto e subiranno perciò un pesante aggravio rispetto all’attuale regime ICI.

Manca nella nuova stesura del decreto il cuore di una finanza locale federalista: una imposizione fiscale sui servizi erogati dai comuni che ricada su tutti i residenti e risponda al criterio del beneficio.
Il punto dal quale partire – prosegue Filippeschi – è la quantificazione delle risorse che si intendono fiscalizzare, perché se i numeri rimangono quelli dettati dalla manovra economica, l’autonomia dei comuni consisterà nella libera scelta dell’’albero al quale impiccarsi’. Senza una rinegoziazione dei tagli è inutile parlare di tutto il resto, e questo lo sanno bene i sindaci oggi alle prese con i bilanci di previsione per il 2011.
Non si capisce, infine – conclude il presidente di Legautonomie –, perché la tassa di soggiorno dovrebbe essere riservata solo ai comuni capoluogo. Anche qui, dove sta l’autonomia?