Le infiltrazioni della malavita nelle economie del nord del Paese

17 febbraio 2011 | Pubblicato in: News

Enrico Bini, Presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia, è stato uno dei primi a denunciare pubblicamente la presenza della ‘ndrangheta in Emilia Romagna.
Nel nuovo numero di gennaio/febbraio di “Autonomie e Comunità” si parla di infiltrazioni malavitose nel tessuto economico del Nord con Enrico Bini.

 La presenza della `ndrangheta in Emilia Romagna era già stata messa in evidenza dalla Direzione Investigativa Antimafia nel report del secondo semestre 2008. Un resoconto che metteva in luce la penetrazione delle cosche calabresi nelle attività economiche della regione, e la diffusione di fenomeni di estorsione, usura e sfruttamento del lavoro nero. Nel 2010, l’esplosione di alcuni atti di violenza: a maggio una bomba sotto la macchina del fratello di un imprenditore di San Maurizio (RE), a ottobre alcuni spari contro una pizzeria a Scandiano (RE).

Enrico Bini, Presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia, si era reso conto della presenza della malavita sul territorio già da tempo, ed è stato uno dei primi a denunciare pubblicamente il fenomeno: “Quando lavoravo per Transcoop seguivo il trasporto degli inerti nei cantieri dell’Alta Velocità: c’erano imprenditori che in pochi giorni producevano documenti che normalmente richiedevano settimane, aziende che aumentavano il numero di camion in brevissimo tempo; i prezzi proposti, poi, erano assolutamente inferiori a quelli di mercato”. Il problema, tuttavia, non è però riconducibile soltanto al settore degli autotrasporti: “L’Alta velocità – spiega Bini – ha permesso alle `ndrine di penetrare nel sistema con aziende messe in piedi con capitali riciclati, ma è stato solo l’inizio: nel momento in cui sono diminuite le entrate dai cantieri le cosche hanno diversificato le iniziative, investendo nel mercato immobiliare e in attività pubbliche come negozi e discoteche; non bisogna dimenticare che questi esercizi diventano poi la copertura per altri traffici criminali, come lo spaccio di droga”.

Le cosche hanno però interesse a farsi notare il meno possibile; come si spiegano i recenti casi di violenza a Reggio Emilia? “C’è crisi, ci sono problemi di liquidità, la stessa `ndrangheta ha problemi a riscuotere: da qui la violenza”. Si tratta di un fenomeno per il quale pare difficile trovare le contromisure:“Gli strumenti di contrasto più efficaci vengono dalla condivisione delle informazioni, per capire chi c’è davvero dietro alle aziende; stiamo mettendo a punto, insieme alle Camere di commercio di diverse città e ad Unioncamere, un protocollo per la condivisione dei dati. Sempre nell’ottica di far interagire diversi soggetti, abbiamo allestito un tavolo di confronto fra la Prefettura, la Direzione Provinciale del Lavoro, l’Inps, la Motorizzazione Civile, l’Inail, l’Agenzia delle dogane e la Provincia. La Camera di Commercio di Reggio-Emilia inoltre ha presentato un programma che permette di fare delle verifiche sulle società grazie ad una forma nuova di consultazione del Registro delle Imprese, si chiama Ri.visual”. C’è ancora una certa ritrosia ad accettare il fatto che fenomeni di questo tipo possano radicarsi nel Centro-Nord: “C’è la necessità di rendersi conto che il territorio è stato aggredito; a Reggio-Emilia mi pare che negli ultimi due anni si stia affrontando il problema con la giusta consapevolezza”.