10 MARZO, RIVALTA, SEMINARIO ” Le ultime novità normative tra Milleproroghe,Federalismo Municipale e Bilancio 2011″

Da dicembre scorso ad oggi sono intervenute molte novità sulla finanza locale e la formazione dei bilanci. Pertanto ANCI e Legautonomie Piemonte hanno ritenuto opportuno dare seguito all’impegno assunto nell’ultimo incontro e di organizzare un seminario di aggiornamento e approfondimento sulle nuove norme finanziarie che hanno ricadute sulla finanza locale a partire dall’anno in corso e che interessano anche coloro che il bilancio 2011 l’hanno già approvato. Leggi il resto »

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Venerdì 4 marzo, incontro ” Tra tagli continui e federalismo vuoto”

 LEGAUTONOMIE  PIEMONTE invita tutti gli Amministratori, i Sindaci, gli Assessori ad un incontro:

Venerdì’ 4 marzo 2011, dalle ore 9,30 alle ore 12,30
Presso il Centro Incontri della Regione Piemonte
C.so Stati Uniti, 23 – TORINO

E’ NECESSARIO CHE I PROCESSI DI RIORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI SIANO CONDIVISI CON GLI ENTI LOCALI DEL PIEMONTE Leggi il resto »

Tassa di soggiorno, Filippeschi: “non è un capriccio dei sindaci. Brambilla sia ministro più positivo e propositivo”

“La tassa di soggiorno non è un capriccio dei sindaci. Dev’essere posta nel quadro di politiche organiche sul turismo, che ancora oggi sono debolissime, quasi il nostro Paese non si chiamasse Italia.
Dunque il ministro Brambilla dovrebbe essere più positivo e propositivo, assumendosi la piena responsabilità delle proposte del Governo, perché non si è mai visto un turismo vincente senza città attive e senza protagonismo dei territori. Per essere protagonisti e aiutare davvero gli operatori, oltre alle idee, servono risorse finalizzate”. Così Marco Filippeschi presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa commenta le parole del Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla.

“E’ già un bel passo in avanti che si siano evitati provvedimenti parziali e preferenziali, quale quello per la Capitale ed altri che erano stati richiesti, in via privilegiata. Il vincolo delle risorse ad interventi per lo sviluppo turistico era esattamente ciò che i sindaci chiedevano. Il fatto che a Roma, come dice Brambilla, le cose vadano bene con la nuova tassa in vigore dice che avevamo ragione”.

Federalismo municipale, l’esame della Camera previsto per inizio marzo

Verrà esaminato dalla Camera ai primi di marzo il decreto sul fisco municipale. La data esatta verrà fissata la prossima settimana dalla Conferenza dei Capigruppo.
In allegato, pubblichiamo il nuovo testo del federalismo municipale trasmesso dal Governo alle Camere.

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Federalismo, Filippeschi: “Faremo proposta a altre associazioni per campagna nazionale per riforma Parlamento”

“Ribadiamo il nostro no molto fermo al federalismo municipale proposto dal governo e chiediamo un percorso di condivisione con autonomie locali e regioni. Dopo l’azzardo di un decreto incostituzionale si deve ripartire col piede giusto.
 Le autonomie locali e le regioni devono alzare il tiro. Serve la camera delle regioni e delle autonomie locali, altrimenti il federalismo non è credibile. Dunque sono gli amministratori locali che devono promuovere la riforma del Parlamento, col superamento del bicameralismo paritario.Legautonomie farà una proposta alle altre associazioni e a forze e personalità rappresentative. Per una campagna nazionale e una petizione sul web, anche utilizzando i social newtwork”.

Lo ha dichiarato Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa, durante il Consiglio federale dell’associazione che si è svolto questa mattina a Roma a Palazzo San Macuto, al quale sono intervenuti, tra gli altri, il senatore Franco Bruno (Alleanza per l’Italia), Salvatore Cherchi (Anci), Enrico Borghi (Uncem), l’on. Antonio Misiani (Copaff), l’on. Oriano Giovanelli.

“Una sola camera che fa le leggi e dà la fiducia a i governi, con il dimezzamento dei parlamentari eletti. Una camera dei rappresentanti delle autonomie che gestisce l’ordinamento federale e i rapporti con le regioni e gli enti locali. E’ una riforma che i cittadini apprezzano, perché ridurrebbe i tempi di approvazione delle leggi, diminuirebbe i costi e darebbe maggiori garanzie di autogoverno e responsabilità alle comunità locali. Serve il coraggio di una grande riforma, che può avere una spinta dal basso molto potente di cui gli amministratori locali devono farsi promotori ed interpreti”.

Legautonomie (Misiani): un federalismo municipale a sovranità limitata

Un’analisi sull’ultima versione del Dlgs sul federalismo municipale di Antonio Misiani, responsabile federalismo fiscale di Legautonomie e componente Commissione bicamerale per il federalismo
 ” Il 20 gennaio 2011, in risposta alle forti critiche sollevate da più parti – tra cui Legautonomie – nei confronti del testo iniziale del provvedimento, il Relatore presso la Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale ha presentato una nuova formulazione dello schema di decreto legislativo recante “Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale”. Questo testo è stato successivamente oggetto di ulteriori importanti emendamenti presentati dal Relatore…”

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Le infiltrazioni della malavita nelle economie del nord del Paese

Enrico Bini, Presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia, è stato uno dei primi a denunciare pubblicamente la presenza della ‘ndrangheta in Emilia Romagna.
Nel nuovo numero di gennaio/febbraio di “Autonomie e Comunità” si parla di infiltrazioni malavitose nel tessuto economico del Nord con Enrico Bini.

 La presenza della `ndrangheta in Emilia Romagna era già stata messa in evidenza dalla Direzione Investigativa Antimafia nel report del secondo semestre 2008. Un resoconto che metteva in luce la penetrazione delle cosche calabresi nelle attività economiche della regione, e la diffusione di fenomeni di estorsione, usura e sfruttamento del lavoro nero. Nel 2010, l’esplosione di alcuni atti di violenza: a maggio una bomba sotto la macchina del fratello di un imprenditore di San Maurizio (RE), a ottobre alcuni spari contro una pizzeria a Scandiano (RE).

Enrico Bini, Presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia, si era reso conto della presenza della malavita sul territorio già da tempo, ed è stato uno dei primi a denunciare pubblicamente il fenomeno: “Quando lavoravo per Transcoop seguivo il trasporto degli inerti nei cantieri dell’Alta Velocità: c’erano imprenditori che in pochi giorni producevano documenti che normalmente richiedevano settimane, aziende che aumentavano il numero di camion in brevissimo tempo; i prezzi proposti, poi, erano assolutamente inferiori a quelli di mercato”. Il problema, tuttavia, non è però riconducibile soltanto al settore degli autotrasporti: “L’Alta velocità – spiega Bini – ha permesso alle `ndrine di penetrare nel sistema con aziende messe in piedi con capitali riciclati, ma è stato solo l’inizio: nel momento in cui sono diminuite le entrate dai cantieri le cosche hanno diversificato le iniziative, investendo nel mercato immobiliare e in attività pubbliche come negozi e discoteche; non bisogna dimenticare che questi esercizi diventano poi la copertura per altri traffici criminali, come lo spaccio di droga”.

Le cosche hanno però interesse a farsi notare il meno possibile; come si spiegano i recenti casi di violenza a Reggio Emilia? “C’è crisi, ci sono problemi di liquidità, la stessa `ndrangheta ha problemi a riscuotere: da qui la violenza”. Si tratta di un fenomeno per il quale pare difficile trovare le contromisure:“Gli strumenti di contrasto più efficaci vengono dalla condivisione delle informazioni, per capire chi c’è davvero dietro alle aziende; stiamo mettendo a punto, insieme alle Camere di commercio di diverse città e ad Unioncamere, un protocollo per la condivisione dei dati. Sempre nell’ottica di far interagire diversi soggetti, abbiamo allestito un tavolo di confronto fra la Prefettura, la Direzione Provinciale del Lavoro, l’Inps, la Motorizzazione Civile, l’Inail, l’Agenzia delle dogane e la Provincia. La Camera di Commercio di Reggio-Emilia inoltre ha presentato un programma che permette di fare delle verifiche sulle società grazie ad una forma nuova di consultazione del Registro delle Imprese, si chiama Ri.visual”. C’è ancora una certa ritrosia ad accettare il fatto che fenomeni di questo tipo possano radicarsi nel Centro-Nord: “C’è la necessità di rendersi conto che il territorio è stato aggredito; a Reggio-Emilia mi pare che negli ultimi due anni si stia affrontando il problema con la giusta consapevolezza”.

Giustizia: si potenzia il “modello Torino”

Offrire servizi più efficienti è anche un elemento si sviluppo economico
Il “modello Torino” sulla giustizia va ulteriormente potenziato, in quanto oltre ad offrire ai cittadini servizi più efficienti grazie al migliore funzionamento dei tribunali è anche un elemento di sviluppo economico, poichè è in grado di orientare le imprese nella scelta del territorio in cui insediarsi.

E’ la considerazione sulla quale si basa il protocollo d’intesa firmato il 7 febbraio nel palazzo della Regione dai ministri della Giustizia, Angelino Alfano, e per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, dal presidente della Regione, Roberto Cota, e da esponenti di Provincia (il presidente Antonio Saitta), Comune (il sindaco Sergio Chiamparino), Tribunale, Unione Industriale, Camera di Commercio, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Università degli Studi, Ordine degli Avvocati, Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili, Collegio Notarile di Torino.

Il documento impegna i firmatari a costituire una Conferenza per la giustizia ove elaborare le strategie e le soluzioni necessarie ad assicurare la funzionalità di numerosi servizi: potenziamento delle forme di tutela e difesa dei diritti dei cittadini, delle famiglie, dei minori, delle imprese e dei professionisti; semplificazione delle procedure di informazione, accesso e fruizione dei servizi della giustizia, anche attraverso il coinvolgimento e la partnership con altre amministrazioni pubbliche sul territorio di Torino; gestione integrata dei servizi della giustizia e lo sviluppo di sistemi informativi interoperabili fra le diverse strutture pubbliche coinvolte, al fine di ridurre i tempi di lavoro, aumentare la qualità delle prestazioni, ridurre i costi di gestione; sviluppo di sistemi di valutazione e rendicontazione sociale sui risultati ottenuti; realizzazione di un servizio di relazioni con il pubblico; completamento del progetto “Best Practices” già avviato in partnership con la Regione Piemonte; attuazione del processo telematico. Per la realizzazione di tali finalità i soggetti interessati possono provvedere anche mediante l’utilizzo di proprio personale presso gli uffici giudiziari.

“Il modello Torino, che ha ottenuto riconoscimenti in ogni sede per la celerità dei procedimenti, soprattutto in riferimento ai processi civili, è un esempio di efficienza che porta oltre il 50% dei procedimenti a concludersi entro un anno e oltre il 95% a rispettare il termine triennale di durata in primo grado, è ed anche uno strumento per la competitività del sistema produttivo – ha affermato Cota – Avere procedimenti celeri vuole dire avere un servizio efficiente per i cittadini. Quando un investitore straniero deve scegliere dove andare, valuta anche in quanto tempo può avere la soddisfazione dei propri diritti ricorrendo alla giustizia. E’ uno degli elementi che pesano dal punto di vista della competitività del sistema produttivo, insieme al sistema fiscale, le infrastrutture, la burocrazia. Questo è il motivo che mi ha mosso verso l’assunzione di una funzione di coordinamento di questa iniziativa e creare una vera e propria squadra”.

Cota ha poi annunciato che “la Regione metterà sul piatto una misura, che vogliamo costruire insieme a tutti i soggetti interessati al progetto: si tratterà di risorse che noi destineremo all’obiettivo di dare un supporto all’amministrazione della giustizia piemontese. L’assessore Massimo Giordano è già al lavoro per la realizzazione concreta di questa iniziativa, che rientra nel disegno politico avviato con i piani per il lavoro e per la competitività”.

Il ministro Alfano ha posto l’accento sul fatto che “oltre le divisioni ideologiche e le polemiche quotidiane, c’è una squadra chiamata Stato che gioca per fare funzionare meglio la giustizia, un servizio a cui possono contribuire tutti quelli che hanno un ruolo importante dal punto di vista sociale nella struttura territoriale di una comunità. Il modello Torino può essere applicato in tutta Italia, e il suo valore aggiunto è la squadra che non ha un colore politico, ma dove tutti puntano alla qualità del servizio”.

Il ministro Brunetta ha dal canto suo evidenziato che anche Torino si sta avviando sulla strada dell’innovazione tecnologica anche nel campo della giustizia: “Ci impegnamo alla digitalizzazione del fascicolo delle indagini preliminari, che sarà rilasciato in copia dalla procura agli aventi diritto su supporto digitale, alla digitalizzazione del fascicolo del gip e del fascicolo del dipartimento. E ancora, ci impegnano alla semplificazione delle procedure di rilascio di copie, comunicazioni e notifiche ai difensori, anche attraverso l’utilizzo della posta elettronica certificata. Applicare queste innovazioni vuole dire produttività, trasparenza, efficienza, ed è un buon contributo alla soluzione dei problemi della giustizia. Dematerializzazione con eliminazione della carta, possibilità di consultare da remoto banche date e fascicoli, digitalizzazione del processo sembrano cose metafisiche e astruse, in realtà sono l’80% dei problemi della giustizia”.

Unione europea. Politica di coesione

Ogni tre anni l’UE pubblica una relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, che illustra i progressi compiuti e i contributi dati dall’UE e dalle amministrazioni nazionali e regionali. La quinta relazione sulla coesione pubblicata in allegato.

 I principali temi trattati sono:

•l’analisi delle disparità regionali
•il contributo dell’UE e delle amministrazioni nazionali e regionali alla coesione
•l’impatto della politica di coesione
•la politica di coesione dopo il 2013.

La politica di coesione è inquadrata nel contesto della crisi economica e della strategia Europa 2020.

Per maggiori informazioni consultare il sito:
http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docoffic/official/reports/cohesion5/index_it.cfm

La fiducia dei cittadini nelle istituzioni: sondaggio Eurispes ‘Italia 2011’

L’Eurispes anticipa i dati di una delle sezioni del sondaggio contenuto all’interno del Rapporto Italia 2011, attraverso cui è stata misurata la fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni. La rilevazione, realizzata tramite questionario, ha riguardato 1.532 cittadini ed è stata conclusa a metà gennaio 2011.
 Istituzioni: inversione di tendenza e torna a diminuire la fiducia. Solo il 2,2% degli italiani dichiara che la propria fiducia nelle Istituzioni è aumentata nel corso dell’ultimo anno, mentre per il 68,5% è diminuita e per il 27,5% è invece rimasta invariata. Dal 2004, il dato del 2011 è, in assoluto, il più alto sul fronte della sfiducia e il più basso su quello della fiducia.

Nel Rapporto Italia dello scorso anno infatti rilevavamo con soddisfazione una buona notizia, ossia una inversione di tendenza nell’atteggiamento dei cittadini nei confronti delle Istituzioni del nostro Paese e una ripresa di fiducia che interrompeva il trend fortemente negativo che si era affermato nel corso degli anni che andavano dal 2004 al 2009. Il segnale del 2010 era eclatante: la percentuale dei cittadini che segnalava come la propria fiducia nelle Istituzioni fosse aumentata passava dal 10,5% del 2009 al 39% del 2010.

A distanza di un anno esatto, dobbiamo constatare una ulteriore, radicale inversione di tendenza.Ancora in aumento il consenso per il Presidente della Repubblica. Governo: un crollo del 12%, sfiduciati soprattutto i giovani. Anche il Parlamento in calo. Magistratura: continua a crescere il numero di cittadini che ne apprezza il lavoro, per la prima volta dal 2004 torna a superare il 50% dei consensi. Al pari del Presidente della Repubblica, le Forze dell’ordine continuano ad essere le più apprezzate.

Nell’elenco sottoposto agli italiani all’interno dell’indagine di quest’anno per rilevare il grado di fiducia nelle Istituzioni sono state inserite alcune voci che in passato erano assenti. Tra queste nuove voci figurano le Associazioni dei consumatori, il Corpo Forestale dello Stato e i Servizi segreti. Le confessioni religiose differenti da quella cattolica sono state inserite già dall’anno passato; sarà quindi possibile raffrontare almeno i dati di questi ultimi due anni. Associazioni dei consumatori: una fiducia a metà. Le Associazioni dei consumatori conquistano subito un buon risultato raccogliendo il 55% della fiducia. Corpo Forestale: ai livelli delle altre Forze di polizia. I Servizi segreti raccolgono la fiducia del 30,5% degli intervistati, contro il 69,5% di quanti non esprimono fiducia.Altre istituzioni: calo vistoso ancora per i partiti e la Pubblica amministrazione. Stabili i sindacati.

 Calo di fiducia anche per le associazioni degli imprenditori che erano passate dal 21% del 2009 al 35,7% del 2010 e che oggi raccolgono il 28,6% con una differenza di 7,1 punti percentuali.Lieve flessione anche per le associazioni di volontariato che godono, comunque, di un consenso altissimo.

Soffre anche la Pubblica amministrazione che cede quasi 6 punti percentuali passando dal 25,1% del 2010 al 19,1% del 2011. La Scuola nel 2009 raccoglieva un grado di fiducia pari al 47,2% che si era ridotto nel 2010 al 45,3% e perde 2 punti circa quest’anno passando al 43,7%. La fiducia nei sindacati, anche se storicamente scarsa, è nel complesso stabile: 21,5% nel 2009; 22% nel 2010; 21,3% nel 2011.Un discorso a parte meriterebbero i partiti politici che declinano progressivamente e inesorabilmente nella fiducia degli italiani.

Il 75,7% dei cittadini è convinto inoltre che l’Italia debba puntare di più sull’Europa e impegnarsi ancora di più nel suo rafforzamento.

Un dibattito aperto: abolire le Province? La razionalizzazione e la riorganizzazione della presenza dello Stato sul territorio sollecitate anche dalla prospettiva federalista, ha aperto un vivo dibattito tra le forze politiche, e non solo, sulla possibilità di ridurre o di abolire le Amministrazioni provinciali che sarebbero considerate fonti di spreco o di scarsa utilità per i cittadini. Il 46,6% degli intervistati è favorevole all’abolizione delle Province, il 38,5% si dice contrario, in molti (14,9%) non si esprimono al riguardo. Sono più favorevoli i maschi (55,6%) delle femmine (38%), gli appartenenti alla classe di età tra i 45 e i 64 anni (61,6%), i residenti nel Centro (51,3%) e nel Sud (50%), così come i laureati (54,1%) e coloro che si riconoscono nell’area politica del centro (61,4%).

La questione resta aperta, ma questa prima indicazione può portare un contributo serio e sereno alla discussione e alla decisione che, primo o poi,