Consigli delle Autonomie Locali: uno studio di Legautonomie

Il sistema regionale delle autonomie locali, ossia l’articolazione dei rapporti tra regioni ed enti locali, delineato dalla riforma costituzionale 3/2001 ha reso indispensabile l’introduzione di nuove forme di coordinamento tra i due livelli di governo.

L’inserimento, all’art. 123, c. 4, del Consiglio delle Autonomie Locali, quale organo di consultazione costituzionalmente necessario è la naturale appendice di una riforma che ha consacrato la pari dignità costituzionale di Comuni, Province, Regioni, Città metropolitane e Stato e costituzionalizzato il principio di sussidiarietà.

Il dossier pubblicato in allegato, curato da Legautonomie, evidenzia le differenze, sia sul piano della composizione che delle funzioni, che hanno caratterizzato l’attuazione della scarna previsione costituzionale.

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Federalismo fiscale: “l’unica vera riforma strutturale che sta a cuore al sistema delle autonomie”. Il documento di Legautonomie

“Un Governo debole e privo di una maggioranza in grado di governare continua a scaricare sul sistema delle autonomie il peso delle proprie contraddizioni e i costi di una politica inefficiente e incapace di portare il sistema paese fuori dalla crisi economica e sociale.

 Mai come in questi ultimi mesi, un governo che si dice federalista ha concepito e portato a compimento un attacco così vasto al sistema delle autonomie. Dietro la bandiera del federalismo si nasconde in realtà un disegno controriformista e una ristrutturazione centralista della gestione della finanza pubblica…”

Alleghiamo in pdf il documento

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Costituito il coordinamento nazionale dei CAL. Filippeschi eletto coordinatore nazionale

Il sindaco di Pisa Marco Filippeschi è stato eletto oggi coordinatore nazionale dei Consigli delle Autonomie Locali. Filippeschi è presidente del CAL della Regione Toscana e presidente nazionale di Legautonomie.

L’organismo è composto da sindaci e presidenti di provincia e rappresentativo di Comuni, Province e Comunità Montane nel rapporto con la Regione, ed previsto dall’articolo 123 della Costituzione, con la riforma federalista del Titolo Quinto. Il coordinamento, nato dalla riunione svolta oggi a Palazzo San Claudio della Camera dei Deputati, associa i Consigli già costituiti e si accrediterà presso il Parlamento e il Governo e presso la Conferenza delle Regioni.

 “Ringrazio i colleghi della fiducia – ha detto Filippeschi – è importante coordinare i CAL proprio nel momento in cui si fanno passi in avanti per le riforme federaliste. C’è un impegno in più dalla parte delle autonomie locali, a fianco delle associazioni rappresentative. Lavoreremo su diversi versanti: per rafforzare l’istituto, come vuole la Costituzione, per migliorarne le funzioni mettendo a confronto le esperienze regionali, per partecipare al confronto sui disegni di riforma costituzionale”.

Dell’Ufficio di coordinamento, oltre al presidente Filippeschi, fanno parte la vicepresidente Patrizia Casagrande Esposto, presidente della Provincia di Ancona e del CAL Marche, Ettore Romoli, sindaco di Gorizia e presidente del CAL Friuli-Venezia Giulia e Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma e del CAL Lazio. A questi si aggiungerà un componente designato da una delle regioni del meridione d’Italia.

 Il Coordinamento nazionale dei CAL ha annunciato che in ottobre promuoverà una prima iniziativa di confronto pubblico.

Patto di stabilità interno 2011-13 per province e comuni: gli obiettivi programmatici

E’ stato firmato il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze concernente gli obiettivi programmatici del Patto di stabilità interno per il triennio 2011-2013 delle province e dei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti di cui all’articolo 1, comma 109, della legge 13 dicembre 2010, n. 220.

 I prospetti per la determinazione degli obiettivi programmatici, disponibili sul sistema web appositamente previsto per il Patto di stabilità interno nel sito www.pattostabilita.rgs.tesoro.it, devono essere trasmessi, utilizzando esclusivamente il sistema web, entro quarantacinque giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale.

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Via libera dalla Camera al maxiemendamento al decreto legge sviluppo

La Camera dei Deputati nella seduta di martedì 21 giugno, con 317 voti a favore e 293 contro, ha votato la fiducia posta dal Governo sull’approvazione, senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi, del suo emendamento Dis. 1.1 interamente sostitutivo dell’articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, concernente Semestre Europeo – Prime disposizioni urgenti per l’economia (o “decreto sviluppo”).

Con il maxiemendamento dell’esecutivo sono saltate ulteriori modifiche introdotte dalle commissioni finanze e bilancio di Montecitorio.

Tra le norme che sono state eliminate dall’esecutivo c’è la soppressione delle sanzioni per i giudici tributari che non si esprimono entro 180 giorni sugli accertamenti esecutivi, la tassa sulla Tav e l’emendamento D’Antoni che (in attesa del via libera di Bruxelles al credito d’imposta) aveva destinato parte delle risorse Fas alle assunzioni al sud.

Tra le novità inserite nel maxiemendamento, in materia di riscossione è prevista la sospensione dell’esecuzione forzata; ampliamento a 180 giorni per cittadini e imprese per potere ricorrere alle commissioni tributarie competenti; modifica della durata massima degli accessi in materia fiscale all’interno delle imprese: il termine è riferito a 15 giorni lavorativi, contenuti al massimo in un trimestre; sospensione dell’esecuzione forzata conseguente agli atti di cosiddetto accertamento esecutivo per 180 giorni; modifica degli importi minimi dei debiti tributari, per cui è possibile iscrivere ipoteca sui beni immobili del contribuente; cessazione dal 1o gennaio 2012 da parte delle società del gruppo di Equitalia delle attività di riscossione per conto dei comuni e delle società partecipate dai medesimi. Per i relatori dovrà essere approfondita la questione relativa alla riscossione dei tributi locali che sono in affidamento mediante gare in essere ad una serie di società che operano sul territorio; occorre trovare il sistema di un eventuale piccolo correttivo che possa risolvere due problemi: da un lato, dare una maggiore opportunità ai comuni per entrare a regime nel sistema, dall’altro, dare anche un minimo di possibilità e certezza a quelle società, specie quelle che curano questo aspetto in virtù di gare vinte recentemente; nuove modalità di riconoscimento della ruralità dei fabbricati a fini catastali; ai fini del calcolo degli interessi dovuti sulle somme indicate nella cartelle di pagamento scadute, quando sono decorsi 60 giorni dalla notifica, non si tiene conto delle sanzioni e degli interessi indicati nella cartella medesima, quindi il cosiddetto meccanismo anatocistico.

Inoltre, per quanto riguarda le entrate, dal 1° gennaio 2012 l’attività di riscossione delle entrate torna da Equitalia ai Comuni

http://www.camera.it/417idSeduta=488&resoconto=allegato_a.435700&param=sed0488.allegato_a.n4357.sub0050#sed0488.allegato_a.n4357.sub0050

Le differenze regionali nella governance della spesa sanitaria. Il modello SaniRegio-2011

Pubblichiamo uno studio del “CeRM – Competitività, Regole, Mercati” sui conti del federalismo, in particolare sulle differenze regionali nella governance della spesa sanitaria.

Nel complesso, emergono quattro considerazioni in chiave di policy, coerenti con il benchmarking tra Regioni sulla base dei profili di spesa pro-capite per fasce di età (l’altro approccio sviluppato da CeRM accanto alla modellizzazione econometrica):

1. I profondi gap di efficienza e di qualità tra Regioni hanno natura strutturale e trovano conferma impiegando metodologie di analisi diverse. Le cinque Regioni più devianti potrebbero liberare risorse per circa 9,4 miliardi/anno, più del 77% delle risorse, oltre 12 miliardi equivalenti a circa lo 0,8% del Pil, che si libererebbero a livello Paese se tutte le Regioni si posizionassero sulla frontiera efficiente e condividessero le stesse performance dell’Umbria, la Regione che si qualifica come benchmark;

2. La sfida di policy è quella di disegnare i percorsi di convergenza delle varie Regioni verso il benchmark. È una sfida complessa, perché per alcune Regioni il percorso da compiere è particolarmente lungo e difficile. Leve essenziali saranno: piena responsabilizzazione fiscale; maggior responsabilizzazione di mandato/ufficio per politici e amministratori; deospedalizzazione; integrazione socio-sanitaria; prevenzione; riforma della distribuzione al dettaglio dei farmaci e sviluppo delle farmacie dei servizi; universalismo selettivo. Lungo queste dimensioni dovranno impostarsi ed essere valutati i programmi di convergenza delle Regioni verso gli standard;

3.La coerenza tra i risultati dell’approccio econometrico e quelli dell’approccio per profili di spesa avvalora l’impostazione generale che i decreti attuativi della Legge n. 42-2009 stanno seguendo, con gli standard di spesa corrente da ricavare tramite benchmarking sulle Regioni più virtuose e, in parallelo, l’azione di perequazione/rafforzamento infrastrutturale dei Ssr;

4. Nella difficoltà di dare copertura finanziaria certa e a medio-lungo termine alle risorse per gli investimenti infrastrutturali, dovrebbe essere opportunamente considerata anche la possibilità di una soluzione endogena, che riallochi in conto capitale una quota delle risorse che i guadagni di efficienza mano mano liberano sul fronte corrente.

Ma nell’immediato, l’attuale situazione di finanza pubblica, unitamente all’alto stock di debito e alle prospettive di basa crescita che accompagneranno il Paese nei prossimi anni, potrebbe suggerire di dedicare una parte dei guadagni di efficienza al consolidamento dei conti. Alcune Regioni (Campania e Lazio in testa) hanno, attraverso successivi disavanzi di gestione, accumulato uno stock di debito nel comparto sanitario che ha assunto dimensioni tali da attirare l’attenzione della società internazionali di rating. La magnitudine delle risorse liberabili con l’efficientamento dei Ssr è tale da permettere di vagliare loro riallocazioni multiple, in grado di portare avanti, in maniera equilibrata e consapevole, innalzamenti di adeguatezza/qualità delle prestazioni, rafforzamento dell’infrastrutturazione e consolidamento dei conti.

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Piccoli comuni, è uscito il DPCM per l’esercizio associato delle funzioni fondamentali

Pubblichiamo lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri concernente l’esercizio in forma obbligatoriamente associata delle funzioni fondamentali dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.

Lo schema di DPCM è composto da due articoli, che prevedono la decorrenza dell’obbligo di esercizio mediante convenzione o unione nonché il limite demografico minimo per l’esercizio in forma associata delle funzioni fondamentali.

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Legautonomie Piemonte-Anci , forum delle associazioni per la scuola

In questi giorni si sta concludendo un anno scolastico particolarmente complesso, che ha visto, come sempre, una fortissima sinergia tra tutte le componenti del mondo della scuola, il sistema degli Enti Locali e la Regione Piemonte, Leggi il resto »

Ddl anticorruzione nelle PA, il Senato approva, il testo ora passa alla Camera

Il Senato ha approvato, con modificazioni, il ddl n. 2156 recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione. Il provvedimento passa quindi alla Camera.

 E’ stato soppresso l’articolo 11 di modifica dell’articolo 58 del testo unico – che ampliava il novero delle sentenze definitive di condanna ostative alla candidatura alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali ed all’assunzione di importanti cariche negli enti locali – nonché approvato, senza modifiche, l’articolo 12 (Modifiche al codice penale). Il Gruppo PD ha comunicato di aver ritirato tutti gli emendamenti all’articolo 12 ritenendo che il provvedimento sia stato svuotato di significato e non serva più a nulla. Il sottosegretario si è riservato di riconsiderare le modifiche al codice penale in materia di corruzione propria e impropria, concussione, istigazione alla corruzione e traffico di influenze illecite nel corso dell’esame del provvedimento presso la Camera, anche alla luce di un impegno assunto con l’OCSE.

In sede di dichiarazioni di voto finali, i voti favorevoli sono stati quelli dei Gruppi: CN-Io Sud, LNP, PdL). Contro il ddl hanno invece dichiarato il voto l’IdV, FLI, UDC e PD.

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Referendum, stravincono i SI

Il quorum sui quattro quesiti referendari – acqua, nucleare e legittimo impedimento – è stato raggiunto: ha votato il 57% circa degli italiani, poco meno del 56% se si conteggia anche l’estero. Leggi il resto »