Le politiche sociali oggi, riflessioni e proposte delle Regioni

Pubblichiamo l’analisi prodotta dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sugli effetti dei tagli della manovra del Governo sulle politiche di welfare locale.

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Istituzione della Conferenza paritetica mista Governo, Regioni, Enti locali

Nella seduta del 22 settembre 2011 la Conferenza Unificata ha deliberato l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, una Commissione speciale paritetica mista Governo, Regioni, Enti locali rappresentativa di tuti i livelli di governo.

 La Commissione opererà nell’ambito della Conferenza Unificata.

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Decreto legislativo premi e sanzioni per Regioni, Province e Comuni

In allegato  il testo del decreto legislativo 6 settembre 2011, recante “Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42”. 
 
Si segnala, in particolare, quanto previsto dall’art. 7, comma 2, lettera a), che – modificando la normativa relativa alle sanzioni per la violazione del patto interno di stabilità – limita ad un massimo del 3 per cento delle entrate correnti la riduzione del fondo di riequilibrio pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo programmatico predeterminato.
 
Questo tetto, introdotto nel decreto legislativo su proposta del Pd, scongiurerà, per una serie di comuni, il rischio di verdersi comminare sanzioni insostenibili per effetto dello sforamento del patto di stabilità.
 
Alleghiamo, inoltre, le slides sugli effetti della manovra sugli enti locali  presentati al seminario dello SPI-CGIL Lombardia del 19 settembre 2011. 
 
Materiale inviato da Antonio Misiani, deputato Pd
 

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Legge comunitaria 2011, iniziato iter parlamentare

Approda alla Camera il disegno di legge comunitaria 2011 “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee”. Il testo, approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 agosto 2011, dopo il parere favorevole senza osservazioni della Conferenza Stato-regioni in sessione comunitaria, contiene 23 direttive da recepire con decreto legislativo.

Tra i settori interessati: le prestazioni energetiche nell’edilizia, l’IVA, il congedo parentale, la tratta di esseri umani, sistema comune di imposta sul valore aggiunto.

L’art. 1 comma 1 del disegno di legge comunitaria 2011, come già previsto dal precedente disegno di legge comunitaria 2010, stabilisce che il termine per l’esercizio delle deleghe legislative per l’attuazione delle direttive contenute negli allegati A e B, non è più coincidente con la scadenza del termine fissato dalle singole direttive per il loro recepimento, ma è anticipato di due mesi.

L’obiettivo è quello di accellerare l’adeguamento della normativa italiana agli obblighi imposti in sede europea ed evitare l’avvio di procedure di infrazione per mancato recepimento.

Il disegno di legge comunitaria relativo all’anno 2010, presentato alle Camere il 5 Agosto 2010, è attualmente in esame presso la Commissione per le politiche comunitarie del Senato.

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Le Città della Cultura, proposte concrete per la ripresa del Paese

Amministratori locali e regionali, politici, manager pubblici e privati a confronto per riaffermare la centralità di Cultura e Turismo e condividere le proposte per un nuovo progetto di rilancio del Paese. Alla Conferenza Nazionale degli Assessori alla Cultura e al Turismo, “Le città della Cultura, tenutasi a Roma e promossa da Federculture, Legautonomie, Anci, Upi e Conferenza delle Regioni, amministratori locali e operatori, provenienti da tutta Italia, hanno reclamato un ruolo da protagonisti nelle politiche per cultura e turismo e hanno avanzato proposte operative per settori che possono, più di altri, contribuire alla ripresa economica e culturale del Paese.

 

Per uscire dalla crisi e tornare a crescere, è importante puntare su quei settori strategici che, nonostante la congiuntura negativa, non solo hanno retto ma mostrano segnali di grande vitalità. Per invertire la tendenza che vede il nostro Paese, in mancanza di una svolta e di decisioni immediate, scivolare inesorabilmente verso la stagnazione le autonomie locali e le imprese della cultura incalzano nuovamente il governo con una serie di proposte concrete e articolate che esigono risposte non più eludibili da parte dell’esecutivo. A partire dall’inserimento già nella prossima legge di stabilità di un pacchetto di misure a sostegno del settore da concordare in un tavolo comune con il governo. E ancora: una razionalizzazione delle fonti di finanziamento per un utilizzo più efficiente delle risorse, la destinazione dei fondi verso una programmazione che su base pluriennale privilegi i progetti strategici, la realizzazione di economie di scala derivanti dalla gestione comune di servizi, strada già percorsa da alcuni amministratori locali. Ma si tratta anche di porre la cultura a pieno titolo tra le funzioni fondamentali che i comuni devono assicurare ai cittadini nel quadro del nuovo assetto istituzionale previsto dal federalismo, da cui risulta clamorosamente assente, intendendo finalmente la cultura un’infrastruttura civile.

 

Infatti, a fronte di uno Stato che negli ultimi dieci anni ha ridotto il proprio impegno nella cultura del 32,5% – lo stanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2011 è sceso alla soglia minima di 1,5 miliardi di euro, lo 0,2% del bilancio totale di tutti i ministeri – il sistema culturale nei territori ha retto grazie agli enti locali, anche se oggi sono in grandissima difficoltà.

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Saitta: “L’abolizione delle Province non comporterebbe alcun risparmio. Oggi c’è solo demagogia e superficialità.”

Saitta: “L’abolizione delle Province non comporterebbe alcun risparmio. Oggi c’è solo demagogia e superficialità”Molti commentatori, anche quelli autorevoli, sono stati ingannati sul tema dell’abolizione delle Province. Non hanno approfondito ed hanno ripetuto per mesi che abolendo le Province ci sarebbe stato un risparmio di 12 miliardi di euro e si sarebbe contribuito in modo consistente al risanamento dei conti pubblici del Paese.

Niente di più falso.

E’ sufficiente leggere i dati del Ministero del Tesoro per sapere che 12 miliardi di euro è la spesa delle Province per esercitare in tutta Italia le proprie competenze: manutenzione di 125.000 km di strade, messa in sicurezza e costruzione di nuove arterie, gestione (manutenzione ordinaria e straordinaria, riscaldamento, luce, acqua) di oltre 5.000 edifici per la scuola media superiore utilizzati da 2 milioni e 500 mila studenti, gestione dei servizi di collocamento attraverso 854 centri per l’impiego, tutela delle risorse idriche, formazione professionale, programmazione gestione dei rifiuti e servizi idrici, trasporto pubblico locale.

E’ evidente che l’abolizione delle Province non comporterà il risparmio di 12 miliardi perché le funzioni che svolgono non possono essere cancellate, qualche altro ente dovrà esercitarle. I Comuni sicuramente no: è inimmaginabile che ogni Comune si occupi delle strade provinciali nel proprio territorio, decida in quale terreno accogliere i rifiuti della zona, realizzi un termovalorizzatore. Le funzioni delle Provincia sarebbero assegnate alle Regioni e si andrebbe a risparmiare soltanto il costo degli amministratori, attualmente pari a 113 milioni e ridotto nelle ultime manovre a 40 milioni (a proposito, la riduzione ha riguardato solo le Province: e gli altri Enti?).

Il trasferimento delle competenze provinciali alle Regioni comporterà un aumento dei costi di gestione. Innanzitutto i 60 mila dipendenti provinciali italiani sarebbero sicuramente inquadrati con il contratto regionale con un aumento dei costi di circa 600 milioni.

La gestione regionale sarà più economica di quella provinciale? Si può affermare che esiste una virtuosità regionale? Non credo.

Un dato: dieci anni fa la Provincia di Torino aveva 2.000 dipendenti ed ha ricevuto la delega di importanti competenze regionali. Oggi la Provincia di Torino esercita le stesse funzioni con 1700 dipendenti e riceve dalla Regione trasferimenti ridotti del 40%. Vuol dire che le esercita in modo più economico, mentre la Regione Piemonte oggi ha mantenuto gli stessi dipendenti di dieci anni fa e minori funzioni.

Per non parlare del centralismo regionale, sovente più forte di quello statale: le Province garantiscono un rapporto immediato con le amministrazioni comunali, anche quelle periferiche, con il mondo associativo economico e sociale che ha permesso di sperimentare forme di nuove relazioni tra settore pubblico e privato con effetti importanti sul sistema economico, ad esempio i patti territoriali.

Nelle scorse settimane ho incontrato molti ministri e tutti i segretari di partito: conti alla mano, tutti sanno che l’abolizione delle Province aumenterà i costi, ma ho avuto la netta sensazione di una classe dirigente nazionale in grande difficoltà sul piano politico e morale che vuole offrire demagogicamente in pasto all’opinione pubblica il tema delle Province sperando così di guadagnare tempo e salvarsi momentaneamente.

Non sostengo che le Province siano un’isola felice, hanno i limiti e i difetti di tutta l’amministrazione pubblica che richiede di essere velocemente riformata con un’operazione che riguardi tutti gli enti e le società create nei decenni per garantire il consenso: un esercito di 27000 nominati, fino a toccare l’organizzazione periferica dello Stato. Per fare questo però occorre razionalità e competenza, oggi vedo solo isteria politica e superficialità.

Antonio Saitta
Presidente della Provincia di Torino

 

Il Piano Giovani

Dieci idee per i giovani piemontesi, con uno stanziamento iniziale di 11 milioni di euro, per favorire un nuovo patto generazionale in favore dell’occupazione e dell’imprenditorialità.

Il Governo regionale ha varato il “Piano Giovani” per operare in tre direzioni principali: rimuovere gli ostacoli di accesso al sistema delle opportunità, individuare nuovi canali di dialogo per recepire istanze spesso inespresse, costruire un contesto favorevole alla valorizzazione del merito e della creatività.

Le azioni che vengono intraprese a tali scopi vanno dallo sgravio ai fini dell’Irap per le assunzioni degli under 35 al sostegno finanziario per l’avvio di nuove imprese, dai percorsi di formazione presso le aziende alla creazione di nuove figure professionali. Parte dei provvedimenti che verranno adottati avranno valenza sistemica con basso impiego di risorse, mentre altri si articoleranno in misure specifiche sostenute da interventi finanziari.

Il riferimento concettuale è quello del Piano per la Competitività, che prevede il sostegno ai giovani piemontesi come una delle proprità assolute per la nostra regione, sulla base della considerazione che nessuno dei processi individuati per incidere strutturalmente sull’economia piemontese potrà produrre i propri effetti senza il coinvolgimento delle nuove generazioni.
http://www.regione.piemonte.it/pianogiovani/dwd/PianoGiovani.pdf

La Lega nord, la Chiesa e la Costituzione. Un’analisi del professor Bertezzolo

Il rifiuto della solidarietà e della carità, due valori che costituiscono il fondamento dell’annuncio biblico.

Ecco perché il professore Paolo Bertezzolo, autore di ‘Padroni a chiesa nostra’, definisce la Lega un partito anti-cristiano. Nel libro, Bertezzolo ripercorre il rapporto tra il Carroccio e la Chiesa mettendo in evidenza gli scontri su temi quali l’unità del Paese e l’immigrazione. L’autore afferma anche che secessionismo e federalismo sono in realtà in contrasto tra di loro, per questo – spiega – la Lega, oltre ad essere un movimento anti-cristiano, “è anche anti-costituzionale”.

In allegato l’articolo pubblicato sul numero di Autonomie e comunità” di agosto

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Approvata dal Consiglio dei Ministri la Nota di Aggiornamento al Def

Pubblichiamo in allegato il Documento di Economia e Finanza esaminato dal CdM nella riunione di giovedì 22 settembre.

Nella Nota di Aggiornamento predisposta dal MEF con le previsioni dei prossimi tre anni sull’economia in Italia confermato il pareggio di bilancio al 2013.

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Manovra. Comuni aperti ai cittadini

“Difendiamo il bene comune”: Sabato 1° Ottobre, sindaci ed amministratori saranno nei rispettivi Comuni per fornire tutte le informazioni ai loro Cittadini sulle conseguenze che l’ultima manovra varata dal Governo, assolutamente inadeguata, avrà su sanità, politiche sociali, diritto allo studio, istruzione e formazione professionale, lavoro, ambiente, viabilità, in poche parole, sulla vita quotidiana di tutti noi.

Partecipa anche e spiega alle persone che incontri ogni giorno perché non potrai più sostenere un funzionamento equo ed efficiente della res pubblica!

 In allegato la locandina dell’iniziativa.

 

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