Legautonomie promuove petizione per Senato delle Autonomie

Per sostenere la petizione, in allegato l’appello da scaricare, firmare e rispedire (email o fax)
Legautonomie promuove una raccolta di firme per una petizione a sostegno della proposta per un Senato delle Autonomie.

L’iniziativa mira a dare rappresentanza alle autonomie regionali e locali, consentendo in tempi più rapidi decisioni di indirizzo politico da sottoporre a tutti i livelli istituzionali di governo, dando così applicazione alla trasformazione federalista della Repubblica. 
 

L’iniziativa è stata lanciata in occasione del X appuntamento annuale sulla finanza territoriale di Legautonomie, che si è svolto a Viareggio il 17 e il 18 ottobre scorso. La raccolta firme intende consentire l’arresto della crescita dei costi della politica ed una loro riduzione ed ottimizzazione significativa, e allo stesso tempo un dimezzamento dei tempi di discussione dei disegni di legge a tutto vantaggio dell’efficienza.

“Questa riforma – ha spiegato il presidente di Legautonomie, Marco Filippeschi – consentirà un avvicinamento della politica ai cittadini”. In ogni caso, ha aggiunto, “si dovrà poi valutare se dal mondo delle autonomie e dalle Regioni possa venire una vera e propria proposta di riforma costituzionale”.

Per sostenere la petizione per il Senato delle Autonomie, pubblichiamo in allegato l’Appello da scaricare, firmare e rispedire:
– Via fax al numero 06.699.14.17
– Via email a segreteria@legautonomie.it

Elenco Allegati

Senato delle Autonomie: tagliare i costi, migliorare l’efficienza

“Il bicameralismo perfetto italiano oggi è una macina al collo del Paese e deve essere superato, per dare spazio al protagonismo dei territori e delle comunità locali. Dobbiamo pretendere che si arrivi finalmente alla svolta voluta da una maggioranza larghissima e trasversale dei cittadini.
Alcune proposte di riforma in discussione non ci piacciono e le avverseremo: la diminuzione del numero dei parlamentari senza differenziazione delle funzioni delle Camere sarebbe una beffa. Va detto chiaro e con l’impegno a non perdere altro tempo. Vediamo un conservatorismo che deve essere denunciato e battuto: i partiti devono saper rispondere al Paese prima che ai parlamentari in carica.

 Per riavvicinare la politica ai cittadini va fatta una riforma semplice e comprensibile. Altrimenti si farà un altro assist alla demagogia e al populismo di turno. La «bozza Violante» che aveva trovato un consenso bipartisan, resta valida proprio su questo punto decisivo, tanto più con la crisi politica e di credibilità, che mortifica il Parlamento. La discussione va sottratta all’esclusiva del dibattito parlamentare o degli esperti. Per questo Legautonomie ha promosso una campagna nazionale, a partire da una petizione popolare, rilanciando i contenuti del «manifesto dei sindaci» varato unitariamente con la manifestazione di Milano promossa dall’Anci. La proporremo alle altre associazioni delle autonomie e poi alle forze politiche e sociali, con nuovi strumenti di sensibilizzazione. Per poi valutare se dalle autonomie locali e dalle Regioni possa venire una vera e propria proposta di riforma costituzionale.

L’esperienza di questi mesi dice che una seria riforma federalista non terrà senza una coerente ristrutturazione del sistema istituzionale. Il passaggio fondamentale, fino ad oggi eluso, per ridisegnare un nuovo patto fra i diversi livelli di governo e dare una maggiore trasparenza ed efficienza dell’azione pubblica è la riforma del Parlamento e l’istituzione della Camera federale, ovvero del Senato delle Autonomie.

Non occorrono due rami del Parlamento che fanno le stesse identiche cose e un numero sproporzionato di parlamentari, se confrontato a quello degli altri Paesi. Il Senato riformato dovrà avere un ruolo di codecisione nelle materie a legislazione concorrente di Stato e Regioni, in alcune materie di legislazione esclusiva statale e nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni civili e sociali da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale. E parteciperà alle scelte fondamentali di garanzia costituzionale.

La fiducia al governo sarà concessa solo dalla Camera politica, cioè dall’unica assemblea rappresentante della volontà generale. Si avrebbe in primo luogo una maggiore chiarezza nella individuazione delle responsabilità e un rafforzamento della governabilità. Si conquisterebbe, inoltre, almeno un dimezzamento dei tempi di discussione delle proposte di legge e ciò a beneficio del compito che la Costituzione assegna al Parlamento. Un altro indubbio vantaggio sarebbe la riduzione dei costi della politica, con il dimezzamento dei parlamentari eletti: 512 invece che 945, nella «bozza Violante».

La spesa del Senato nel 2000 ammontava a 368 milioni di euro per poi quasi raddoppiare nel 2011 toccando la cifra di 603 milioni: qui è possibile una riduzione drastica a partire dall’importo delle indennità parlamentari, con i nuovi senatori già eletti per le istituzioni che rappresentano e già titolari di un’indennità a carico di queste. A parte una possibile e doverosa riduzione dei costi, dunque, sarebbe benefico, lo capisce chiunque, che le risorse pubbliche venissero finalmente impiegate per apportare un contributo significativo e qualificato al processo di elaborazione e decisione di politiche pubbliche d’interesse primario per le famiglie e per l’economia e non solo al fine di mantenere un’assurda duplicazione e sistemi stantii e opachi, come quello delle Conferenze fra Stato e autonomie.

Imboccare con decisione la strada di una vera riforma avrà l’effetto di una fortissima rilegittimazione della politica, darà speranza nel cambiamento radicale di cui gli italiani sentono la necessità ma che senza coraggio e coerenza sembrerà sempre più irraggiungibile”.

* articolo di Marco Filippeschi, l’Unità del 24 ottobre 2011

Alleghiamo inoltre l’intervista dell’unità a Graziano Delrio

 

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La Lettera di intenti per l’Europa

Alleghiamo la Lettera contenente gli impegni del Governo italiano consegnata alla UE

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Ddl Carta autonomie, S2259: termine subemendamenti

All’esito dei lavori del Comitato ristretto, i relatori in Commissione affari costituzionali del Senato sul ddl Carta delle autonomie, hanno presentato alcune nuove proposte emendative, fissando il termine per subemendare a mercoledì 2 novembre, ore 12.

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Petizione per il Senato delle autonomie, l’Unità sostiene Legautonomie

Il quotidiano l’Unità sostiene la proposta di Legautonomie di istituire un Senato delle Autonomie, una sola camera politica  con eletti di primo grado e un Senato delle Autonomie locali con rappresentanti di Regioni, Comuni e Province (eletti in secondo grado).

Alleghiamo il link con l’articolo pubblicato ieri sul quotidiano:

http://www.unita.it/italia/il-dimezzamento-e-conservazione-i-di-cla-sa-i-1.34527

Alleghiamo inoltre i file in formato pdf con gli articoli sul tema pubblicati dall’Unità

 

 

 

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Legautonomie promuove petizione per Senato delle Autonomie

Legautonomie promuove una raccolta di firme per una petizione a sostegno della proposta per un Senato delle Autonomie.

L’iniziativa mira a dare rappresentanza alle autonomie regionali e locali, consentendo in tempi più rapidi decisioni di indirizzo politico da sottoporre a tutti i livelli istituzionali di governo, dando così applicazione alla trasformazione federalista della Repubblica.

L’iniziativa è stata lanciata in occasione del X appuntamento annuale sulla finanza territoriale di Legautonomie, che si è svolto a Viareggio il 17 e il 18 ottobre scorso. La raccolta firme intende consentire l’arresto della crescita dei costi della politica ed una loro riduzione ed ottimizzazione significativa, e allo stesso tempo un dimezzamento dei tempi di discussione dei disegni di legge a tutto vantaggio dell’efficienza.

 

“Questa riforma – ha spiegato il presidente di Legautonomie, Marco Filippeschi – consentirà un avvicinamento della politica ai cittadini”. In ogni caso, ha aggiunto, “si dovrà poi valutare se dal mondo delle autonomie e dalle Regioni possa venire una vera e propria proposta di riforma costituzionale”.

 

Per sostenere la petizione per il Senato delle Autonomie, pubblichiamo in allegato il modulo da scaricare, firmare e rispedire:

– via fax al numero 06.699.14.17

– via email a segreteria@legautonomie.it

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Senato delle Autonomie: tagliare i costi, migliorare l’efficienza

“Il bicameralismo perfetto italiano oggi è una macina al collo del Paese e deve essere superato, per dare spazio al protagonismo dei territori e delle comunità locali. Dobbiamo pretendere che si arrivi finalmente alla svolta voluta da una maggioranza larghissima e trasversale dei cittadini.

Alcune proposte di riforma in discussione non ci piacciono e le avverseremo: la diminuzione del numero dei parlamentari senza differenziazione delle funzioni delle Camere sarebbe una beffa. Va detto chiaro e con l’impegno a non perdere altro tempo. Vediamo un conservatorismo che deve essere denunciato e battuto: i partiti devono saper rispondere al Paese prima che ai parlamentari in carica.

 

Per riavvicinare la politica ai cittadini va fatta una riforma semplice e comprensibile. Altrimenti si farà un altro assist alla demagogia e al populismo di turno. La «bozza Violante» che aveva trovato un consenso bipartisan, resta valida proprio su questo punto decisivo, tanto più con la crisi politica e di credibilità, che mortifica il Parlamento. La discussione va sottratta all’esclusiva del dibattito parlamentare o degli esperti. Per questo Legautonomie ha promosso una campagna nazionale, a partire da una petizione popolare, rilanciando i contenuti del «manifesto dei sindaci» varato unitariamente con la manifestazione di Milano promossa dall’Anci. La proporremo alle altre associazioni delle autonomie e poi alle forze politiche e sociali, con nuovi strumenti di sensibilizzazione. Per poi valutare se dalle autonomie locali e dalle Regioni possa venire una vera e propria proposta di riforma costituzionale.

 

L’esperienza di questi mesi dice che una seria riforma federalista non terrà senza una coerente ristrutturazione del sistema istituzionale. Il passaggio fondamentale, fino ad oggi eluso, per ridisegnare un nuovo patto fra i diversi livelli di governo e dare una maggiore trasparenza ed efficienza dell’azione pubblica è la riforma del Parlamento e l’istituzione della Camera federale, ovvero del Senato delle Autonomie.

 

Non occorrono due rami del Parlamento che fanno le stesse identiche cose e un numero sproporzionato di parlamentari, se confrontato a quello degli altri Paesi. Il Senato riformato dovrà avere un ruolo di codecisione nelle materie a legislazione concorrente di Stato e Regioni, in alcune materie di legislazione esclusiva statale e nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni civili e sociali da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale. E parteciperà alle scelte fondamentali di garanzia costituzionale.

 

La fiducia al governo sarà concessa solo dalla Camera politica, cioè dall’unica assemblea rappresentante della volontà generale. Si avrebbe in primo luogo una maggiore chiarezza nella individuazione delle responsabilità e un rafforzamento della governabilità. Si conquisterebbe, inoltre, almeno un dimezzamento dei tempi di discussione delle proposte di legge e ciò a beneficio del compito che la Costituzione assegna al Parlamento. Un altro indubbio vantaggio sarebbe la riduzione dei costi della politica, con il dimezzamento dei parlamentari eletti: 512 invece che 945, nella «bozza Violante».

 

La spesa del Senato nel 2000 ammontava a 368 milioni di euro per poi quasi raddoppiare nel 2011 toccando la cifra di 603 milioni: qui è possibile una riduzione drastica a partire dall’importo delle indennità parlamentari, con i nuovi senatori già eletti per le istituzioni che rappresentano e già titolari di un’indennità a carico di queste. A parte una possibile e doverosa riduzione dei costi, dunque, sarebbe benefico, lo capisce chiunque, che le risorse pubbliche venissero finalmente impiegate per apportare un contributo significativo e qualificato al processo di elaborazione e decisione di politiche pubbliche d’interesse primario per le famiglie e per l’economia e non solo al fine di mantenere un’assurda duplicazione e sistemi stantii e opachi, come quello delle Conferenze fra Stato e autonomie.

 

Imboccare con decisione la strada di una vera riforma avrà l’effetto di una fortissima rilegittimazione della politica, darà speranza nel cambiamento radicale di cui gli italiani sentono la necessità ma che senza coraggio e coerenza sembrerà sempre più irraggiungibile”.

 

In allegato pubblichiamo l’articolo del presidente di Legautonome e sindaco di Pisa Marco Filippeschi, seguito dagli articoli di Massimo Rubechi, Università ‘La Sapienza’ di Roma, e del direttore de L’Unità Claudio Sardo a sostegno della campagna di Legautonomie per il Senato federale.

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Riforma Parlamento e forma governo: esame congiunto

La Commissione affari costituzionali del Senato ha approvato la proposta di svolgere in forma congiunta l’esame dei disegni di legge costituzionale n. 216 (Revisione della Costituzione) e connessi, compreso il n. 2941, di iniziativa del Governo, del disegno di legge costituzionale n. 24, concernente la riforma del Senato, e dei disegni di legge costituzionale n. 1178 e connessi, concernenti la riduzione del numero dei parlamentari.

In allegato, i testi dei ddlc.

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Legautonomie mette in rete i Comuni sciolti per mafia dal 1991

Legautonomie Calabria ha promosso la pubblicazione sul Web di una aggiornata banca dati che descrive il fenomeno delle amministrazioni locali “chiuse per mafia”, dal 1991 ad oggi. Dalla condivisione delle informazioni un’occasione per capire il problema e ridurre il deficit informativo di molti cittadini.

In allegato pubblichiamo un articolo tratto dall’ultimo numero di “Guida agli Enti Locali” che approfondisce la ricerca realizzata dall’associazione.

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La nuova Legge di stabilità e il Bilancio dello Stato 2012-2014

Pubblichiamo in allegato i testi definitivi del ddl stabilità 2012 e del dd bilancio.

Per visualizzare gli allegati consultare la pagina:  

http://www.legautonomie.it/Documenti/Documenti-di-finanza-pubblica/La-nuova-Legge-di-stabilita-e-il-Bilancio-dello-Stato-2012-2014

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