Elezioni amministrative locali maggio 2011

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27-2-2012 il decreto-legge 27 febbraio 2012, n. 15, recante “Disposizioni urgenti per le elezioni amministrative del maggio 2012”.

Elenco Allegati

Legautonomie aderisce al Manifesto per la Cultura promosso da “Il Sole 24 Ore”

“L’associazione Legautonomie – associazione nazionale di governi locali fondata nel 1916 – aderisce al Manifesto “Per una costituente della cultura” promosso lo scorso 19 febbraio dal Domenicale del Sole 24 Ore. Per i comuni è essenziale il rilancio dell’iniziativa culturale, come garanzia di qualità e coesione sociale e volano di sviluppo economico. Questo dev’essere uno degli caratteri principali di una nuova politica per le città che le rappresentanze delle autonomie locali sono impegnate a proporre al Governo e a realizzare. Legautonomie è a disposizione per ogni iniziativa utile a diffondere i contenuti del Manifesto e a sostenere gli obiettivi che propone”.
Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie e Sindaco di Pisa.

Patto di stabilità: riduzione obiettivi annuali

E’ stato firmato il decreto del Ministro dell’economia, di concerto con il Ministro dell’interno, d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, che autorizza la riduzione degli obiettivi annuali degli enti locali soggetti al patto di stabilità interno per l’anno 2011, ai sensi del comma 122 dell’articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220, come sostituito dall’articolo 7, comma 5, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149.
Pubblichiamo in allegato il decreto.

Elenco Allegati

Tetto agli stipendi dei dirigenti PA, in Senato lo schema di DPCM

La Commissione affari costituzionali del Senato ha pronunciato parere favorevole sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente la definizione del limite massimo riferito al trattamento economico annuo omnicomprensivo dei pubblici dipendenti (n. 439).
Sarà presentata nella seduta del 28 febbraio la proposta di parere sullo schema che sarà posta in votazione il 29 febbraio.

Percorso analogo è previsto alla Camera in modo da rendere entrambi i pareri parlamentari nella giornata del 1° marzo. Nel corso del dibattito, il sen. Saltamartini (PdL), pur esprimendosi favorevolmente sui contenuti del provvedimento, ha auspicato opportune deroghe alla fissazione di un tetto alle retribuzioni al fine di tenere conto delle funzioni di alta e altissima amministrazione svolte da alcuni funzionari pubblici, come ad esempio il Capo della Polizia – Direttore generale della pubblica sicurezza. Sulle Forse di Polizia si è soffermata anche la sen. Incostante (PD) che ha sottolineato, inoltre, l‟opportunità di precisare che il tetto si riferisce alle retribuzioni nel loro complesso, esclusi i contributi previdenziali versati dal lavoratore. Opportuno, altresì, sarebbe l‟ampliamento della norma definendo anche il numero massimo di incarichi cumulabili e l‟introduzione di disposizioni per attenuare il rischio di appiattimento delle retribuzioni tra posizioni di responsabilità diversa. Da prevenire, tra l‟altro, secondo la senatrice, i possibili effetti disfunzionali dell‟applicazione a posizioni retributive già maturate per effetto di una progressione di carriera nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente ed esclusivi, continuativi e stabili. Anche Lauro (PdL) ha paventato gli effetti negativi sulla retribuzione del Capo della Polizia che è anche Direttore generale della pubblica sicurezza e che ricopre una posizione critica nella linea di comando delle Forze di Polizia.

Sui rapporti di impiego esclusivo con la pubblica amministrazione, diversi da quelli che essa intrattiene con collaboratori esterni, si è soffermata la sen. Adamo (PD) che ha chiesto, inoltre, chiarimenti al Governo sulla nozione di trattamento economico onnicomprensivo in riferimento alle parti accessorie della retribuzione. Sempre per il PD, è intervenuto il sen. Bianco che ha espresso un convinto apprezzamento per lo schema di decreto legislativo. Soffermandosi su alcuni aspetti critici, ha sottolineato la necessità di risolvere la questione dell’affidamento degli arbitrati ai magistrati, così come di limitare il cumulo di più incarichi. Si dovrebbe, inoltre, tenere conto delle esigenze peculiari del comparto della sicurezza. In conclusione, ha auspicato che siano introdotte poche e misurate deroghe al principio generale che il provvedimento intende introdurre. In replica, il relatore Vizzini ha sollevato l’opportunità di considerare anche alcune possibili correzioni della norma legislativa di riferimento, per precisare meglio il novero dei destinatari. In replica, è intervenuto anche il Ministro Patroni Griffi che ha sottolineato come lo schema di decreto legislativo debba intendersi immediatamente applicabile per quanto riguarda la riduzione delle retribuzioni che eccedono il limite massimo; il provvedimento, ha proseguito il Ministro, è stato adottato dal Governo in attuazione della norma di legge che si riferisce a un “parametro”, corrispondente a una nozione diversa ma che se intesa in senso proprio potrebbe determinare molti inconvenienti applicativi. Una eventuale revisione delle retribuzioni inferiori, invece, potrà avvenire, eventualmente solo attraverso una rinegoziazione contrattuale.

Elenco Allegati

Legautonomie sulla Tesoreria unica

Legautonomie Piemonte vi invita a discutere e approvare nei consigli comunali l’allegato o.d.g. proposto da Leguatonomie nazionale contro l’imposizione della Tesoreria Unica

Elenco Allegati

Fisco: CdM approva decreto Semplificazione fiscale

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di venerdì 24 febbraio, ha approvato il decreto di semplificazione fiscale. Tra le semplificazioni in materia tributaria, si segnala quella sulla rateizzazione dei debiti tributari, ovvero la dilazione dei pagamenti in caso di scadenza dal termine ultimo di pagamento.
È saltato invece il fondo per la riduzione delle tasse con i proventi della lotta all’evasione previsto in uno degli articoli della bozza del decreto legge sulle semplificazioni fiscali.
In allegato il comunicato stampa di Palazzo Chigi con tutte le novità introdotte con l’approvazione del decreto.
 

Con il nuovo provvedimento il contribuente, qualora decadesse la rateazione accordata, potrà comunque accedere, una volta ricevuta la cartella di pagamento delle somme iscritte a ruolo, alla rateazione per momentanea difficoltà economica. In proposito, il decreto prevede la Rateazione flessibile. Si interviene sulla rateazione per momentanea difficoltà economica proponendo tre soluzioni:
a) piani di ammortamento a rata crescente fin dalla prima richiesta di dilazione;
b) esclusione della decadenza dal beneficio per mancato pagamento della prima rata ovvero di due rate successive; la decadenza opera solo in caso di mancato pagamento di due rate consecutive;
c) divieto di iscrivere ulteriori ipoteche oltre la prima.

Elenco Allegati

Federalismo amministrativo e federalismo fiscale: una proposta editoriale di Legautonomie

Legautonomie in collaborazione con il Gruppo editoriale CEL editrice presenta il volume dal titolo: “Federalismo amministrativo e federalismo fiscale”, di Domenico Barillà, Docente di ordinamento locale e autore di numerose pubblicazioni per enti locali e P.A.
Il volume affronta il complesso e problematico fenomeno del federalismo amministrativo e fiscale fin dalle sue origini a partire dalla Costituzione e dalla legge n. 59/97. Vengono esaminati gli otto decreti attuativi della l. n. 42//2009, gli interventi sull’ordinamento amministrativo operati dalla riforma Brunetta, le manovre finanziarie 2010 e 2011 nonchè l’approccio del Governo Monti all’impianto federalista.
Il volume, aggiornatissimo a tutte le novità di legge di questo particolare momento storico, illustra l’impatto che il federalismo fiscale produce sui diritti di autonomia degli enti locali e affronta tutte le possibili implicazioni del sistema sulle autonomie locali.

Elenco Allegati

Liberalizzazioni, il d.l. sarà in Aula del Senato dal 29 febbraio

Il decreto-legge n. 1/2012 (Liberalizzazioni) sarà in Aula al Senato a partire dal 29 febbraio. Il termine per la presentazione degli emendamenti scade alle ore 13 del 24 febbraio.

Inseriamo il link per la consultazione dei ddl e gli emendamenti

http://www.legautonomie.it/Documenti/Sviluppo-economico-sociale/Liberalizzazioni-il-d.l.-sara-in-Aula-del-Senato-dal-29-febbraio

Legge elettorale, Filippeschi: “Riforma monca senza il Senato delle Regioni”

C’è un’occasione storica, che non va perduta”, spiega Marco Filippeschi, presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa in un intervento pubblicato da L’Unità di domenica 19 febbraio. “Il Parlamento può spendere bene il tempo che resta. L’esito dei colloqui fra le forze politiche dà speranza, ma pone ancora domande decisive. Fare le riforme costituzionali e quella della legge elettorale significherebbe fare di una legislatura simbolo di crisi del paese e della politica una legislatura che segna una svolta e supera ritardi storici che sono all’origine della crisi. I sindaci, le autonomie locali, devono essere fra i protagonisti di questa fase cruciale, in stretta alleanza con chi rappresenta le regioni. In particolare, siamo direttamente interessati alla riforma del bicameralismo paritario, un sistema stantio, inefficace e costoso da superare radicalmente. Un’esortazione più volte ripetuta e motivata dal Presidente Napolitano.

Legge elettorale, Filippeschi: "Riforma monca senza il Senato delle Regioni"

Il bicameralismo italiano è in crisi. Una crisi di lunghissimo periodo, divenuta cronica, senza più motivazioni accettabili e difendibili che sostengano ancora questa parte cruciale dell’impianto costituzionale. Crisi che provoca con i suoi effetti concreti un difetto strutturale di funzionamento delle istituzioni. E’ il momento per l’istituzione del Senato delle Autonomie, perché regioni e autonomie territoriali abbiano una rappresentanza nazionale espressa direttamente.

Questa riforma del Parlamento, compiuta e coerente, trova un larghissimo e trasversale consenso, perché la semplificazione del sistema e il riequilibrio della rappresentanza, a garanzia delle riforme federaliste, sono urgenze sentite da tutti.

La sola riduzione del numero dei parlamentari, senza una differenziazione funzionale e definitiva delle due camere, non darebbe una vera riforma. Sarebbe una mezza riforma, che sacrificherebbe un obiettivo fondamentale. E le riforme incompiute sono già un’enorme palla al piede dell’Italia. Perché di certo i costi più evidenti del sistema vigente sono quelli dovuti alle lungaggini, alla farraginosità e all’opacità del processo di formazione delle leggi. Tutto quanto ha indebolito e delegittimato il Parlamento. Ma si paga un prezzo altissimo, forse più pesante, anche alla sottovalutazione dell’importanza del decentramento dei poteri e della responsabilizzazione dei governi locali. Il permanere bicameralismo paritario è in contraddizione aperta con la riforma federalista dello Stato, con la riforma del Titolo V e con l’esigenza diventata pressante di dare piena attuazione all’articolo 5 della Costituzione. Rappresenta una sorta di sfiducia preliminare e dichiarata sulla compiutezza di questa riforma e priva il sistema di uno strumento indispensabile di rappresentanza, di armonizzazione delle politiche, di reciproca responsabilizzazione, di ancoraggio, trasversale alle appartenenze politiche, ad interessi diffusi e cruciali per il radicamento della democrazia e per lo sviluppo. Ci priva di un’istituzione che segni il pieno riconoscimento del valore nazionale, pari ordinato, della rappresentanza territoriale che la Costituzione già sancisce. Uno strumento per il quale varrebbe davvero impiegare risorse e competenze, quali quelle oggi a servizio del Senato, volte a dare efficienza e coesione al sistema.

Dunque regioni e autonomie locali ora, quando si decide, devono far sentire con forza ragioni riconosciute, che hanno una valenza generale e un vastissimo consenso e che hanno trovato conferma nei documenti programmatici e in posizioni anche recentissime dei partiti. Si deve rivendicare una riforma fatta con le autonomie e per le autonomie, per quanto esse significano per ridare futuro all’Italia.

(Intervento pubblicato su L’Unità di domenica 19 febbraio 2012)

Elenco Allegati

Legautonomie, se la Tesoreria centrale ‘strozza’ gli Enti locali

Il responsabile Finanza territoriale Legautonomie Enrico Campedelli, sindaco di Carpi: “Ormai gli enti locali navigano a vista”.
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana del ritorno alla Tesoreria Unica per gli enti locali, prevista dal d.l. 1/2012, il cosiddetto decreto liberalizzazioni.
 
ROMA – L’obiettivo è quello di tenere sotto controllo la spesa pubblica, ma gli enti locali non ci stanno. Regioni, province e comuni non potranno più disporre liberamente delle proprie risorse ma saranno costretti a ricorrere allo Stato per poter gestire finanziariamente i propri interessi. In altre parole, si tratta del ritorno alla Tesoreria unica degli anni Ottanta.

Questa la conseguenza dell’entrata in vigore del dl 1/2012, il cosiddetto decreto liberalizzazioni, che con l’articolo 35 sospende fino al 31 dicembre 2014 l’attuale normativa, obbligando in questo modo gli enti a depositare le proprie somme sulla contabilità aperta presso la Tesoreria dello Stato. Due le scadenze: giù entro il prossimo 29 febbraio ogni amministrazione dovrà versare il 50% delle proprie disponibilità, mentre la restante quota andrà consegnata entro il 16 aprile.

La Tesoreria unica, introdotta dalla legge 720 del 1984, di fatto impediva agli enti locali di disporre di liquidità, lasciando loro soltanto il compito di occuparsi di pagamenti e riscossioni, con inevitabili ritardi e ed eccessiva burocratizzazione dei processi. Un problema a cui il legislatore aveva ovviato con l’approvazione del D.legs 279/1997 che introduceva il sistema di Tesoreria cosiddetta ‘mista’. Con queste modifiche gli amministratori hanno avuto la possibilità di gestire autonomamente le proprie entrate, arrivando a un’ampia capacità di programmazione grazie al maggiore controllo della liquidità disponibile.

Le proteste degli enti locali ovviamente non si sono fatte attendere, soprattutto per il timore che possano essere limitati autonomia e raggio d’azione, considerato il rischio concreto di un allungamento dei tempi di liquidazione delle imprese a cui vengono affidati lavori e servizi. Ma anche perché con la nuova norma si perdono gli interessi sulle somme depositate in banca. Infine, questo terremoto nelle tasche degli enti locali si tramuta in una ulteriore frenata nel processo di attuazione del federalismo fiscale.

CAMPEDELLI: ORMAI GLI ENTI LOCALI NAVIGANO A VISTA – “Meno autonomia per gli enti locali, meno possibilità dal punto di vista finanziario per tutti gli amministratori”. Queste, secondo il sindaco di Carpi e Responsabile Finanza locale per Legautonomie, Enrico Campedelli (nella foto), le principale conseguenze del ritorno alla Tesoreria unica introdotto dal decreto sulle liberalizzazioni. Quasi rassegnato alla situazione in cui si trovano a operare gli amministratori, il primo cittadino confessa che “ormai stiamo navigando a vista. Purtroppo siamo in una tale situazione di indebitamento del governo nazionale che si cerca di controllare i movimenti dei soggetti istituzionali”. Neanche la possibilità di intervenire in Parlamento sembra rappresentare una speranza: “Secondo me ci può essere lo spazio per la modifica di questa norma, purtroppo nell’ultimo periodo siamo un po’ sfiduciati: pensiamo anche al Patto di stabilità, sulla cui richiesta di allentamento non si è ancora visto nulla. Se il buongiorno si vede dal mattino… Dopodiché condividiamo tutti l’idea che bisogna lavorare per abbassare il debito che abbiamo”. Infine Campedelli sembra scettico su una possibile battuta d’arresto al federalismo fiscale: “Di stop ne abbiamo visti parecchi. Potrebbe anche essere ma credo che una proposta seria, per intenderci non quella portata avanti dalla Lega, sia più che mai attuale”.

FONTANA: NEOCENTRALISMO VERGOGNOSO, MEGLIO IL COMMISSARIAMENTO – Quello di Attilio Fontana, sindaco di Varese, è un parere “estremamente negativo”. La norma che riporta gli enti locali al passato, quando le risorse erano gestite da un’unica Tesoreria, proprio non la vuole. “Innanzitutto perché si tratta di un ennesimo, ulteriore attacco all’autonomia dei Comuni. Da un lato si parla di volerli rendere autonomi finanziariamente, dall’altro si prelevano i loro soldi che sono stati messi da parte in tanti anni. E questa mi sembra una cosa molto grave. Dall’altro lato è un appesantimento della crisi per i comuni perché vengono loro sottratti quei pochi interessi che adesso non possiamo più incassare. Oltretutto non c’è la disponibilità immediata dei liquidi in caso di necessità. Da ultimo, aumentano le spese per i comuni per utilizzare i fondi depositati nella Tesoreria centrale. Dovremmo poi cercare di capire la ragione di questa scelta: il mio dubbio è che ci possano essere delle situazioni che non vogliono essere chiarite. Io penso che avremmo il diritto di sapere effettivamente che fine faranno i nostri soldi, perché il rischio è che non li vedremo mai più tornare sui nostri territori”. Fontana non nasconde la sua guerra aperta e se tra pochi giorni scadrà il termine per versare nelle casse centrali il primo 50% delle risorse degli enti locali. “Vedremo se saremo in grado di rispettare i tempi, perché lo Stato non rispetta mai i suoi. Pensiamo per esempio alle spese di manutenzione dei tribunali, per i quali è in arretrato di anni e di importi. Visto che lo Stato è sempre così poco efficiente nel rispettare i termini previsti da una legge nazionale, vedremo se ‘casualmente’ il mio comune sarà altrettanto rapido…”. Una guerra da condurre non solo in Parlamento ma anche legalmente. “Io credo che la norma sia palesemente incostituzionale e credo proprio che come comuni chiederemo alla Regione Lombardia di fare ricorso per noi, visto che la legge non ce lo consente. Ho già avuto dei contatti in questo senso: ho parlato con il presidente Formigoni ma non posso dire cosa mi ha risposto. Inoltre noi faremo anche i passaggi attraverso il Cal, il Consiglio delle Autonomie locali”.

Infine l’aspetto della norma che forse brucia di più al sindaco leghista. “Questo è uno stop a tutti quei processi e a quei progetti di federalismo e di maggiore autonomia nei quali noi abbiamo creduto profondamente. E’ un neocentralismo vergognoso. E a questo punto chiedo che ci commissarino: faremmo, faremo meno fatica nel gestire le casse esangui dei nostri Comuni. Il governo abbia il coraggio di metterci la faccia. Ci commissari tutti, mandi dei rappresentanti del potere centrale a gestire la situazione. Almeno- conclude Fontana- le brutte figure le faranno loro”.

GERARDI: CI SONO MARGINI PER INCOSTITUZIONALITA’ NORMA – Si tratta di una “forte violazione dell’autonomia e ci sono sicuramente dei margini di incostituzionalità e prosegue sempre di più ormai l’invasione delle autonomie, sostenendo che si fa tutto per gli equilibri della finanza pubblica”. E’ questo il parere di Roberto Gerardi, direttore generale del Comune di Bergamo, interpellato dall’agenzia di stampa Dire sulla questione del ritorno alla Tesoreria unica, introdotto lo scorso mese dal decreto legge sulle liberalizzazioni. “E’ una norma molto penalizzante per gli enti locali- spiega- perché in primo luogo se questi perdono la loro disponibilità di gestione delle proprie entrate non possono più fare operazioni speculative su queste risorse. Su noi, a Bergamo, non ha molto impatto perché la maggior parte delle nostre somme era già nella Tesoreria dello Stato. Però ci sono sicuramente delle realtà opposte in cui la sottrazione di queste somme impedisce il maturarsi di interessi sulle risorse dell’ente stesso. Ma questo “ritorno al passato”, come fa notare lo stesso Gerardi, potrebbe avere ripercussioni anche su imprese e ditte che prestano la loro opera agli enti locali. “Potrebbero sorgere dei problemi anche per saldare le imprese che lavorano per noi: bisognerà capire i tempi in cui i nostri pagamenti troveranno riscontro nella Tesoreria unica, perché non avendo più materialmente liquidità il rischio è quello di accumulare dei ritardi nei pagamenti. Certo che a rimetterci saranno soprattutto gli enti più virtuosi che hanno grandi entrate proprie, a differenza dell’84 quando il grosso delle somme veniva trasferito dalle casse dello Stato”. Per Gerardi la speranza, a questo punto, è che “la norma possa essere rivista in sede di conversione del decreto in Parlamento, anche perché so di molte regioni pronte a fare ricorso. C’è da dire che la norma viene introdotta per ‘tutela dell’unità economica della Repubblica’: ormai questo è un escamotage che il legislatore usa per ricavare una propria competenza e intromettersi nelle autonomie. Bisogna poi capire se la Corte Costituzionale ritiene sufficiente questo assunto ai fini della difesa della costituzionalità”. Ma con questa norma che fine farà il federalismo fiscale? “Bisognerà aspettare le elezioni del 2013 per capire quale sarà il suo destino, e poi non è detto che questa norma possa rimanere in vita fino al 31 dicembre 2014 (data in cui terminerà la sospensione della normativa precedente all’introduzione del decreto ‘liberalizzazioni’, ndr). Inoltre, probabilmente prima o poi andrà ripresa in mano anche la Carta delle Autonomie per capire l’articolazione tra i vari enti e l’esistenza o meno delle province. Insomma- conclude- mi sembra che i fronti aperti siano ancora molti”.

BUONAIUTO: PREOCCUPATI, SI RISCHIA BLOCCO DEI SERVIZI – “Come amministratori locali siamo tutti molto preoccupati, sia dal punto di vista dell’autonomia, sia dal punto di vista operativo e di interazione con i fornitori ma anche per la gestione dei flussi di pagamento”. Lo dice all’agenzia Dire l’assessore al Bilancio del Comune di Salerno, Alfonso Buonaiuto, che spiega le ripercussioni per gli enti locali in seguito all’introduzione della norma sulla Tesoreria unica contenuta nel decreto ‘liberalizzazioni’. “Noi con la Tesoreria abbiamo la possibilità di programmare degli investimenti e delle attività ma questa novità rischia di assumere un aspetto rilevante nel momento in cui dobbiamo pagare i privati che portano avanti le opere pubbliche. Se tutto questo non viene gestito in prima persona dal Comune, si rischia di avere una seria inefficienza”. Ma Buonaiuto fa notare che “c’è ancora un’incognita per quel che riguarda la conversione in Parlamento del decreto: penso che tutti i sindaci useranno la loro influenza per arrivare a una modifica della norma e neutralizzare gli eventuali risvolti negativi che esistono per i Comuni. Mi affiderei più a questo che ai ricorsi alla Corte Costituzionale, per i quali ho qualche dubbio. La mia sensazione è che si arriverà a una mediazione”. Per quanto riguarda il federalismo fiscale, “questa norma per il momento blocca tutto. Per anni ci hanno fatto il lavaggio del cervello, ora nel nome dell’efficienza si torna al centralismo statale. La logica del controllo della spesa pubblica deve essere attuata, ma sulla scorta di parametri diversi e non soltanto sull’accentramento dei fondi, come con la Tesoreria unica o il controllo dell’Imu. Altrimenti rischiamo di far fermare la macchina amministrativa e di tagliare i servizi”. Secondo Buonaiuto “non si tratta però di una pietra tombale: ci sarà probabilmente una rivisitazione generale del concetto così come lo conosciamo da alcuni anni fa, anche alla luce della crisi che stiamo vivendo. Sarà modificato, con una centralità dello Stato su alcune materie, ma non eliminato”. Infine, secondo l’assessore, non va dimenticato che “con la Tesoreria si scarica in maniera indifferente sui comuni, compresi i più virtuosi, mentre sarebbe più logico pensare a una riforma più in generale sulle regioni, cancellando le province”.