Dl sviluppo, bozza: detrazioni e incentivi per le infrastrutture

Incentivi fiscali per i project bond, detrazioni fiscali aumentate per le ristrutturazioni, sconto sull’imposta di registro per le case con un prezzo massimo di 200 mila euro, esenzione fino a tre anni dal pagamento dell’Imu per i fabbricati destinati alla vendita, semplificazioni burocratiche. Queste alcune delle misure previste nella bozza del decreto sviluppo dedicati al settore infrastrutture e trasporti che dovrebbe andare all’esame del consiglio dei ministri nella prossima riunione.
Dl sviluppo, bozza: detrazioni e incentivi per le infrastrutture

La bozza del Dl sviluppo prevede l’innalzamento delle soglie di detrazione IRPEF, fino al 31 dicembre 2014, per interventi di ristrutturazione edilizia, con lo scopo di incentivare la ripresa del mercato delle costruzioni, che da sempre rappresenta uno dei comparti produttivi più importanti per la crescita del PIL nazionale. Per il Piano nazionale città sono previsti 225 milioni di euro (verrà attivato un fondo per l’attuazione del Piano). In particolare, si legge nella bozza, nel fondo “confluiscono le risorse, non utilizzate o provenienti da revoche, relative a programmi in materia di edilizia, di competenza dello stesso Ministero, che da stime effettuate dal Dicastero ammontano attualmente a circa 225 milioni di euro”. “Si tratta di fondi disponibili, destinati a programmi di interventi che non presentano condizioni di fattibilità o derivanti da revoche o da economie, che la presente disposizione consente di indirizzare per operazioni di riqualificazione e trasformazione urbana caratterizzate da elementi concreti di fattibilità”.

Pubblichiamo in allegato la bozza del d.l. sviluppo che dovrebbe andare all’esame del prossimo Consiglio dei ministri.

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Riforma del mercato del lavoro, il Governo pone 4 fiducie sul ddl

Via libera dell’Aula del Senato alle quattro questioni di fiducia sul ddl di riforma del mercato del lavoro. La seduta, sospesa, riprenderà alle ore 12 con le dichiarazioni di voto finale sul provvedimento. Iscritti a parlare i presidenti dei senatori dei gruppi di maggioranza e opposizione.

Riordino della Protezione Civile, esame alla Camera

Le Commissioni riunite affari costituzionali e ambiente della Camera hanno avviato l‟esame del decreto-legge per il riordino della Protezione civile, il d.l. n.59/2012.
 
Il provvedimento è volto a restituire alla funzione di protezione civile la sua tradizionale connotazione, assegnando allo stato di emergenza precisi ambiti temporali – di regola sessanta giorni, prorogabili per altri quaranta – compatibili con tale stato ed impedendo che l’oggetto della normativa di emergenza ricomprenda fattispecie non attinenti all’organizzazione ed allo svolgimento di servizi di soccorso ed assistenza. Il provvedimento reca una nuova disciplina per il finanziamento delle emergenze, che è volta a superare le criticità determinate dalla pronuncia della Consulta che ha inciso sulla disciplina di carattere finanziario introdotta dal decreto legge n. 225/2010.

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P.A. Il Governo presenta il pacchetto di iniziative che disciplina i rapporti di credito e debito tra P.A. e imprese fornitrici

In considerazione del riacutizzarsi della crisi negli ultimi mesi, il pacchetto si propone di fornire liquidità alle aziende mediante il supporto del sistema bancario o attraverso compensazioni di crediti e debiti nei confronti delle amministrazioni pubbliche.
Sono un passo importante di un percorso articolato in più fasi che porterà a minimizzare in futuro l’accumularsi di debiti commerciali attraverso una migliore programmazione, un rapporto ancora più cooperativo con il fisco e il recepimento della Direttiva sui ritardi di pagamento.

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Incentivi per acquisire e riavviare aziende in crisi o chiuse

Nuova iniziativa della Regione per stimolare gli investimenti e riavviare l’attività industriale in Piemonte: è stato predisposto un bando che mette a disposizione 11 milioni di euro per agevolare le imprese che intendono acquisire aziende in crisi conclamata, a rischio di definitiva chiusura o già chiuse, in modo da salvaguardare le unità produttive e le rispettive professionalità.

L’obiettivo è venire incontro a quelle realtà interessate a subentrare nella proprietà con un progetto di investimento. La condizione essenziale per poter beneficiare dell’agevolazione, che sarà attiva dall’11 giugno, è il mantenimento di almeno il 40% del livello occupazionale dell’azienda o del centro di ricerca acquisito.

L’ammontare iniziale delle risorse assegnate è così suddiviso: 6.850.000 euro per la parte “Investimenti”, due milioni per la parte “Incentivi all’occupazione”, due per la parte “Formazione”.

I contenuti del bando sono stati presentati il 28 maggio dagli assessori regionali allo Sviluppo economico, Massimo Giordano, e al Lavoro e Formazione professionale, Claudia Porchietto.

“E’ una proposta che va in più direzioni – ha sostenuto Giordano – Da una parte ci permetterà di contribuire ad evitare il dramma della chiusura di un’azienda e i relativi effetti che ne conseguono su imprenditori, lavoratori e famiglie, dall’altra consentirà un’azione di stimolo allo sviluppo in favore della competitività, perché dall’acquisizione può derivare certamente una spinta propositiva a livello produttivo per la realtà interessata. Di questi tempi, come è ben noto, le risorse a disposizione sono molte di meno rispetto al passato. Proprio per questo stiamo facendo un grande sforzo come Governo regionale per destinarle a provvedimenti qualificanti, che possano produrre più di un effetto positivo. Come per ogni nostra misura è l’elemento occupazionale ad essere il più qualificante. Bisogna infatti garantire che da operazioni di questo tipo, che trovano la base in contributi pubblici, ci siano benefici concreti per i territori di riferimento”.

Porchietto ha voluto mettere in evidenza alcuni dati: “Al 1° maggio 2012 in Piemonte 296 imprese per circa 15.800 lavoratori avevano fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale; 100, con circa 6000 dipendenti, avevano in essere una procedura concorsuale; 129 avevano cessato l’attività ed occupavano 4500 persone. Questa costituisce la possibile platea di imprese interessate dal bando. Insomma, la Regione Piemonte offre ancora una volta una exit strategy dalla crisi, in parte supplendo al silenzio del Governo nazionale. E lo fa difendendo il tessuto produttivo da possibili desertificazioni e tutelando i soggetti più deboli in queste vicende, cioè i lavoratori”.

ggennaro

articolo tratto da www.regionepiemonte.it

 


FOCUS/ Imu, il 31 maggio a Venezia sindaci e imprenditori protestano

Il presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa, Marco FIlipeeschi: “Vogliamo creare sviluppo”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana della manifestazione attesa a Venezia il prossimo 31 maggio, che vedrà scendere in piazza, assieme ai cittadini, sindaci, imprese e associazioni.
FOCUS/ Imu, il 31 maggio a Venezia sindaci e imprenditori protestano

A Venezia per dire basta. I sindaci non vogliono più essere considerati come i ‘gabellieri’ dello Stato e i ‘gendarmi’ di un potere centrale ‘incapace di autoriformarsi’. L’appuntamento è per il 31 maggio a Venezia per la manifestazione di protesta dei primi cittadini, uniti per chiedere al Governo ‘la crescita del Paese’, la ‘modifica dei vincoli del Patto di stabilità’ e la ‘revisione dell’attuale impianto dell’Imu’.

Ma in piazza, per l’evento promosso dall’Anci e a cui ha aderito anche Legautonomie, non ci saranno solo gli amministratori locali. All’appello hanno aderito anche il mondo del lavoro, dell’associazionismo e delle imprese, oltre che i singoli cittadini. Tutti vogliono affermare che esiste la necessità di imprimere una svolta decisiva alla politica economica del Governo: i comuni si sentono sottovalutati, vittime di scelte che li relegano a ruoli lontani da quelli garantiti dalla Costituzione. Anche perché si tratta di scelte che non tengono conto, spiegano i sindaci, delle preziose potenzialità in termini di sviluppo e rilancio dell’economia. In altre parole, non c’è crescita ‘con la mortificazione’. Quello di Venezia sarà l’ultimo atto di una protesta che prosegue da mesi e che unisce trasversalmente le parti politiche, passando dal grido d’allarme e arrivando a sfiorare la disobbedienza fiscale.

A Venezia per dire basta. I sindaci non vogliono più essere considerati come i ‘gabellieri’ dello Stato e i ‘gendarmi’ di un potere centrale ‘incapace di autoriformarsi’. L’appuntamento è per il 31 maggio a Venezia per la manifestazione di protesta dei primi cittadini, uniti per chiedere al Governo ‘la crescita del Paese’, la ‘modifica dei vincoli del Patto di stabilità’ e la ‘revisione dell’attuale impianto dell’Imu’.

Ma in piazza, per l’evento promosso dall’Anci e a cui ha aderito anche Legautonomie, non ci saranno solo gli amministratori locali. All’appello hanno aderito anche il mondo del lavoro, dell’associazionismo e delle imprese, oltre che i singoli cittadini. Tutti vogliono affermare che esiste la necessità di imprimere una svolta decisiva alla politica economica del Governo: i comuni si sentono sottovalutati, vittime di scelte che li relegano a ruoli lontani da quelli garantiti dalla Costituzione. Anche perché si tratta di scelte che non tengono conto, spiegano i sindaci, delle preziose potenzialità in termini di sviluppo e rilancio dell’economia. In altre parole, non c’è crescita ‘con la mortificazione’. Quello di Venezia sarà l’ultimo atto di una protesta che prosegue da mesi e che unisce trasversalmente le parti politiche, passando dal grido d’allarme e arrivando a sfiorare la disobbedienza fiscale.

FILIPPESCHI: VOGLIAMO CREARE SVILUPPO – ‘L’appuntamento del 31 maggio a Venezia indetto dall’Anci rimette al centro il ruolo che le autonomie possono e devono avere per creare sviluppo e garantire la coesione sociale’. Così Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie, intervistato dalla Dire aderisce alla manifestazione della prossima settimana, convinto che ‘sarà un momento molto significativo per ribadire quello che da tempo chiediamo con forza, cioè nuove regole per l’applicazione dell’Imu e del Patto di stabilità interno’. Per Filippeschi ‘questo centralismo senza riforme allontana i cittadini dalle istituzioni, al Paese serve una svolta, l’esito delle amministrative indica chiaramente un malessere che sale dal basso e coinvolge sempre più persone’.

La ricetta che i sindaci chiederanno scendendo in piazza è chiara: ‘Liberare almeno le risorse che molti comuni hanno già a disposizione nelle proprie casse, e che sono bloccate per il Patto di stabilità interno, significa rimettere in moto lavoro, occupazione, investimenti, welfare, oltre che abbassare le tasse locali. I servizi essenziali per le famiglie – spiega Filippeschi – sono a rischio e gli investimenti sono in caduta libera, siamo di fronte ad un crollo senza precedenti delle spese di investimento pari nel solo 2010 al 16,9% in meno per i comuni e al 15,5% in meno nelle province. La messa a disposizione di fondi per le imprese con la possibilità di certificare i propri crediti verso le amministrazioni attraverso l’intervento del sistema bancario è un passo avanti ma non può bastare. Chiediamo a Monti la modifica strutturale del Patto di stabilità, una ridefinizione degli obiettivi e dei meccanismi che potrebbero consistere nel raggiungimento dell’equilibrio di parte corrente ed in un limite concertato allo stock di debito’.

Per il presidente di Legautonomie ‘le risorse che possono essere liberate dai vincoli del patto potrebbero essere finalizzate ad investimenti strategici in infrastrutture materiali e immateriali indispensabili per la crescita e la competitività – dalla banda larga alla formazione fino alle infrastrutture per la mobilità – con interventi concertati con le regioni e il sistema delle autonomie locali. Si tratta di una prospettiva agganciata anche alla ricerca di un accordo in sede europea sulle misure per rilanciare la crescita’.

Nel caso ci fosse una chiusura da parte del Governo, si potrebbe arrivare uno sciopero fiscale da parte dei sindaci? ‘Non credo che la via maestra sia la disobbedienza civile o fiscale- dice Filippeschi- occorre decidere insieme, sindaci da una parte e governo dall’altra, come vogliamo questo Paese, che sta sprofondando. I dati diffusi dall’Istat pochi giorni fa sono allarmanti, l’Italia è sempre più povera, meno occupazione, meno salari, meno welfare. I cittadini non ce la fanno più. Il Paese è in piena recessione e pensare di risolvere la situazione escludendo il sistema delle autonomie dal tavolo decisionale o procedere in netto contrasto con le richieste avanzate dai sindaci non ha alcun senso. Noi siamo stati scelti dai cittadini e siamo i rappresentanti più vicini al territorio: abbiamo chiaro qual è la situazione reale del paese. Le autonomie locali- conclude- sono parte essenziale dello Stato e motori possibili di crescita’.

DELRIO: ALLENTIAMO IL PATTO DI STABILITA’ – Imu e patto di stabilità. I comuni chiedono di incassare il 100% dell’imposta municipale e un allentamento del patto interno, scorporando dal calcolo almeno parte degli investimenti. Sono questi i temi sui quali si sono confrontati il leader dell’Anci, Graziano Delrio, e il premier Mario Monti nel corso di un tavolo a Palazzo Chigi al quale hanno partecipato anche diversi sindaci e ministri.

L’incontro è stato interlocutorio, l’unica risposta del governo è stata quella di programmare un nuovo tavolo entro i primi giorni di giugno, probabilmente l’11. Nonostante questo il numero uno dell’Anci registra la disponibilita’ ‘nuova e vera del presidente Monti e dei suoi collaboratori’ a iniziare perlomeno un dialogo e una ‘collaborazione’. Delrio comunque non sembra intenzionato ad accettare altri rinvii tanto che si spinge ad annunciare ‘la sospensione dei rapporti’ e ‘la rottura istituzionale’ nel caso in cui ‘non dovessero arrivare risposte concrete da parte dell’esecutivo’. Nel frattempo, il sindaco di Reggio Emilia conferma la manifestazione del 31 maggio a Venezia. Sull’Imu, comunque, prima dell’anno prossimo sarà difficile immaginare interventi. Il 18 giugno scatta la prima rata e per avere una stima sull’andamento del gettito occorrerà attendere almeno una ventina di giorni.

I comuni vogliono incassare il 100% dell’imposta su tutti gli immobili?

Dovranno come minimo aspettare la fine dell’anno per immaginare variazioni del Tesoro. Delrio lo sa, lo ammette, ma continua comunque a chiedere con forza ‘un cambio radicale dell’Imu per concedere una vera autonomia finanziaria agli enti locali’.

Capitolo investimenti. Qui i tempi potrebbero essere più stretti ma non dipende da Roma. E’ infatti l’Europa a dover dare segnali sulla ‘golden rule’ proposta proprio dal premier Monti per conteggiare diversamente gli investimenti in infrastrutture all’interno del patto di stabilità.

ORSONI (SINDACO VENEZIA): COMUNI IN DIFFICOLTÀ – Il 31 a Venezia i sindaci scendono in piazza con associazioni e imprenditori. La Dire ha intervistato il sindaco della città veneta, Guido Orsoni
Un nuovo importante segnale da inviare al governo… “Il nostro obiettivo e’ quello di attirare l’attenzione, non solo del governo, sui problemi che questa crisi ha riversato sulle amministrazioni locali. E’ un segnale: l’osservanza delle regole su patto di stabilita’ e sull’Imu ci ha messo e ci sta mettendo in grandissima difficolta’. A partire dal fatto che si decide di chiamare un’imposta formalmente ‘municipale’, quando in realta’ si tratta di un’imposta statale”.

Il governo Monti sembra voler tirare comunque dritto sulla questione. Se, nonostante la manifestazione, doveste rimanere inascoltati, cosa farete? “Questo lo decideremo dopo. Intanto voglio sottolineare che noi, come associazione di comuni, siamo delle istituzioni dello Stato che faranno la loro parte fino in fondo. Non siamo degli oppositori al governo siamo degli stimoli, nel fare meglio. Noi pretendiamo il riconoscimento dell’autonomia perche’ siamo i primi terminali della democrazia, i piu’ vicini e sensibili al termometro civico. Per questo crediamo che il governo non possa non tener conto delle nostre proposte”.

Alcuni comuni hanno deciso di scontare l’Imu dalla prima casa dei residenti. A Venezia questo sara’ possibile? “Sono riflessioni che si fanno. Tutti noi vogliamo venire incontro alle esigenze della gente. Si tratta di imposte calate dall’alto che non tengono conto di varie realta’. Certo in relazione alle singole situazioni cercheremo di riequilibrare la tassa nell’interesse del cittadino”.

MEROLA (SINDACO BOLOGNA): I SINDACI NON SONO I SINDACALISTI – Il governo deve convincersi che non siamo i sindacalisti dei comuni, ma rappresentiamo delle citta’. Siamo delle istituzioni che vogliono condividere idee per la crescita”. Cosi’ Virginio Merola, sindaco di Bologna, a pochi giorni dalla grande manifestazione che vedra’ i comuni riuniti a Venezia, parla con la Dire del nuovo braccio di forza tra governo e enti locali: quello sull’Imu.

Virginio MerolaSindaco Merola lei e’ stato uno dei primi, con una lettera, a sollevare la questione ‘Imu’ con il governo: cos’e’ cambiato da quel 20 maggio? “Intanto abbiamo ottenuto l’eliminazione di grandi ingiustizie. Era prevista l’Imu anche sulle case popolari. Erano alloggi pubblici e doverci pagare anche questa tassa sopra, per noi era una beffa nell’ingiustizia. Abbiamo ottenuto un primo risultato, segno che la protesta serve. Il confronto con il governo e’ aperto e con la manifestazione di Venezia ci sara’ l’occasione per fare un passo avanti. Detto questo, sull’Imu noi chiediamo di cominciare a distinguere, perche’ si tratta di una tassazione statale che ci riduce ad esattori. E poi bisognera’ aprire una prospettiva di autonomia degli enti locali, oggi e’ scomparso il termine federalismo ed e’ a rischio questa ‘autonomia’. Infine, anche sul patto di stabilita’ e’ necessario aprire i cancelli: non si puo’ soffocare l’economia in un recinto. Piu’ in generale il governo deve convincersi che non siamo degli interlocutori, non siamo sindacalisti dei comuni, ma rappresentiamo delle citta’. Siamo delle istituzioni che vogliono condividere idee per la crescita”.

L’Anci ha annunciato che vorrebbe occuparsi lei della riscossione della tassa, e bypassare cosi’ Equitalia. Non crede questo potrebbe complicare il tutto invece che semplificare la riscossione? “Questo e’ un dibattito aperto. Da questo punto di vista noi a Bologna non abbiamo gia’ piu’ Equitalia e ci siamo rivolti ai privati. Bisognera’ poi valutare quale sara’ la soluzione piu’ efficace. Ci sono diverse idee in campo, staremo a vedere”.

Alcuni sindaci hanno annunciato che sconteranno L’Imu sulla prima casa per i residenti. Questo puo’ essere possibile anche a Bologna? “Noi sulla prima casa applichiamo l’Imu al 4 per mille quindi quei soldi vanno tutti allo Stato. Ormai siamo al 90% di entrate autonome come comune ci resta un 10% dei trasferimenti statali, se si cogliesse la proposta di ridurre l’Imu noi siamo prontissi a rinunciare a quel 10%. in altre parole bisogna aprire una prospettiva di autonomia vera. L’Imu e’ nata male perche’ in realta’ e’ una tassa statale. Noi ci mettiamo la faccia con i cittadini e siamo prondi ad assumerci le nostre responsabilita’ ma dev’essere chiaro qual e’ lo strumento di tassazione. Noi siamo riusciti a non aumentare l’Imu ma aumentando di parecchio le cifre previste sulle attivita’ produttive e su quelle commerciali ahime’ in un periodo di crisi”.

Accorpamento delle Province: contributo tecnico dall’Università di Padova

Pubblichiamo un contributo del costituzionalista Daniele Trabucco, dell’Università degli Studi di Padova, dal titolo “Accorpamento di Province: l’Europa non ha alcuna competenza”, un’analisi alla luce anche delle recenti dichiarazioni del Presidente della BCE.

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Spending review, Giarda: tagli per 100 miliardi

In Commissioni riunite affari costituzionali e bilancio del Senato si è chiusa la discussio sul decreto legge per la revisione della spesa pubblica generale, “spending review” (S.3284). Il Ministro Giarda intanto quantifica il possibile taglio della spesa pubblica nel breve periodo in 100 miliardi circa (300 nel lungo periodo), taglio che servirà ad evitare l’innalzamento dell’IVA ad ottobre.

 

Il Commissario per la revisione della spesa per l’acquisto di beni e servizi Enrico Bondi consegnerà nei prossimi giorni la relazione con gli interventi previsti al Comitato interministeriale guidato da Mario Monti. L’obiettivo è ridurre sprechi e inefficienze, a partire dai maxi-affitti della pubblica amministrazione, le auto blu, le consulenze ma soprattutto la spesa sanitaria: occhi puntati ai prezzi di beni e forniture.

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Fondo di Kioto, la CdP cofinanzia progetti.

Presso la Cassa depositi e prestiti è operativo il Fondo Kyoto, istituito per finanziare la realizzazione di interventi volti alla riduzione delle emissioni inquinanti responsabili del riscaldamento globale e destinato anche ai soggetti pubblici. I finanziamenti sono disponibili fino al 14 luglio. Le risorse ancora disponibili ammontano a circa 130 milioni di euro.

 

 I finanziamenti, disponibili fino al 14 luglio, hanno le seguenti caratteristiche:

– tasso agevolato pari allo 0,5% annuo (a cui occorre aggiungere gli oneri accessori applicabili dalla banca convenzionata);

– durata compresa tra 3 e 15 anni;

– rate di rimborso semestrali.

 

Il finanziamento agevolato concesso rappresenta una quota parte del costo totale del progetto. La restante parte è a carico del Soggetto Beneficiario, che potrà fare ricorso a strumenti propri o al credito bancario.

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Assonime, 20 proposizioni per la crescita

Certezza nei pagamenti e nei comportamenti delle pubbliche amministrazioni, contenere stabilmente e migliorare la spesa pubblica, ridurre le imposte sui meno abbienti, il lavoro e l’impresa e semplificare il sistema tributario. Sono queste alcune delle proposte di Assonime, l’associazione fra le società italiane per azioni, pensate per migliorare il settore pubblico e sostenere la crescita. Pubblichiamo in allegato il documento.

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