I nuovi manager della sanità piemontese

La Giunta regionale ha nominato nel corso della riunione del 27 aprile i direttori generali delle aziende sanitarie ospedaliere e territoriali del Piemonte. Parallelamente, il presidente ha designato i sei amministratori unici delle Federazioni che avranno un ruolo di gestione organizzativa, amministrativa, logistica ed informatica delle aziende stesse.

Le nomine sono state quindi comunicate durante una conferenza stampa dal presidente della Regione, Roberto Cota, dal vicepresidente Ugo Cavallera e dall’assessore alla Sanità, Paolo Monferino.

“La Giunta – ha detto Cota – ha nominato i direttori che guideranno le aziende sanitarie del Piemonte in un momento particolarmente delicato, ossia quello in cui verrà reso operativo il nuovo Piano socio-sanitario che abbiamo approvato ad inizio mese in Consiglio regionale: una tappa importante per guidare il profondo cambiamento che la nostra sanità richiede. I direttori e i manager delle Federazioni, a diversi livelli, condurranno, guidati dalla Regione, il processo di riforma della sanità per rendere il sistema sostenibile nel tempo sia dal punto di vista economico che organizzativo. Tra l’altro, come avevamo annunciato, abbiamo scelto figure che rispondessero innanzitutto a criteri di competenza e professionalità”.

“E’ stato assicurato – ha continuato Monferino – un significativo rinnovamento della squadra che dirigerà la sanità piemontese, con la scelta di giovani capaci e meritevoli di assumere maggiori responsabilità. Abbiamo lavorato anche per assicurare al sistema piemontese il contributo di altissime professionalità provenienti da fuori regione; questa scelta ha arricchito le competenze complessive del team che dovrà guidare la nostra sanità. Siamo certi che, in questo modo, affiancati da persone capaci e preparate, la Regione potrà concretizzare questa riforma sanitaria con importanti risultati sull’intero sistema e sull’utenza”.

Articolo tratto dal sito della Regione Piemonte : http://www.regione.piemonte.it/index.htm

La rete escursionistica piemontese

In Piemonte esiste una rete escursionistica di circa 15.000 km.
Storicamente i sentieri e le mulattiere erano le uniche vie di collegamento di cui la popolazione locale poteva disporre tra i villaggi e, in montagna, tra i villaggi e gli alpeggi. Ancora oggi però, pur essendo completamente cambiata la loro funzione, i sentieri non hanno perso il loro ruolo centrale non solo per quel che riguarda le attività economiche tradizionali della montagna, ma anche per lo sviluppo turistico del territorio.

L’affermarsi di una nuova sensibilità per la qualità della vita,
il desiderio e la volontà di recupero dell’identità culturale e storica del patrimonio ambientale e paesistico piemontese stanno contribuendo a riavvicinare all’attività escursionistica consistenti flussi di turisti.

Risulta quindi molto importante occuparsi del recupero e della manutenzione
della rete escursionistica, nonché della sua pianificazione e valorizzazione, anche e soprattutto per quei territori che presentano criticità in termini di sviluppo economico e che possono ora puntare sulla creazione di un prodotto turistico di qualità, legato all’escursionismo,da promuovere a livello internazionale e in grado di generare importanti ricadute economiche a livello locale.

Per questi motivi la Regione Piemonte ha assunto il compito
di pianificare e valorizzare la rete escursionistica, al fine di garantire una migliore fruizione del patrimonio naturalistico e paesaggistico e di integrare e qualificare l’offerta turistica dell’intero territorio piemontese.

Con frequenza sempre maggiore l’escursionista è alla ricerca
di ambiti rurali e montani il cui paesaggio non sia stato massicciamente compromesso dallo sviluppo economico, edilizio e del turismo di massa degli ultimi decenni e predilige modalità di fruizione tradizionali di tali ambienti. Si tratta di un turismo cosiddetto di nicchia, ma in forte crescita in tutta Europa e che può entrare a pieno titolo all’interno di una strategia di sviluppo sostenibile.

Il turista-escursionista non fruisce semplicemente di un sentiero segnalato
ma “consuma” tutta una regione, con i suoi paesaggi e la sua identità, nonché con i servizi e l’ospitalità che caratterizzano la qualità della sua permanenza sul posto.

Da quanto premesso è evidente che una rete escursionistica ben distribuita,
ben organizzata e ben integrata nel contesto dell’offerta turistica di un territorio rappresenta un primo passo fondamentale per lo sviluppo di una moderna concezione di “prodotto turistico” collegato all’escursionismo, capace di interessare un target che, a livello europeo, coinvolge milioni di potenziali fruitori e che si mantiene, sulla base delle analisi dei flussi turistici, in costante incremento.

La strategia adottata da Regione Piemonte
per attivare il processo
di pianificazione e valorizzazione della rete escursionistica è quella di mettere in campo una serie di azioni, professionalità e strumenti che passo dopo passo accompagnino in questo cammino.

In allegato il link della Rete escursioniostica Piemontese  : http://www.regione.piemonte.it/retesentieristica/index.php?option=com_content&task=view&id=13&Itemid=29&limit=1&limitstart=1

ISTAT, primi risultati del 15° censimento della popolazione e delle abitazioni

L’Istat diffonde il 27 aprile 2012 i primi risultati del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni e del Censimento degli edifici.
I primi risultati del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni indicano che la popolazione residente nel nostro paese – costituita dalle persone che vi hanno dimora abituale – è pari a 59.464.644 individui, dei quali 28.750.942 maschi e 30.713.702 femmine.
ISTAT, primi risultati del 15° censimento della popolazione e delle abitazioni

Come previsto dal Piano Generale di Censimento (GU 8 marzo 2011, serie generale n.55), la diffusione dei primi risultati viene effettuata utilizzando i dati contenuti nel Sistema di Gestione della Rilevazione al 9 aprile 2012 e registrati a cura di ciascun Ufficio Comunale di Censimento (UCC) a conclusione della revisione dei questionari ricevuti in forma cartacea. I dati relativi al Censimento degli edifici sono stati elaborati sulla base delle risultanze della Rilevazione dei Numeri Civici, condotta tra novembre 2010 e aprile 2011, e della Lista degli edifici compilata a cura degli Uffici Comunali di censimento e inserita nel Sistema di Gestione della Rilevazione.

In allegato il documento dell’Istat con i primi risultati.

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Spending review: l’obiettivo è ridurre la spesa pubblica di 4,2 miliardi nel 2012

Il Consiglio dei Ministri ha esaminato il rapporto sulla spending review “elementi per una revisione della spesa pubblica”, illustrato dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento e il Programma di governo, Piero Giarda, e ha approvato senza modifiche il decreto legge sulla razionalizzazione della spesa pubblica.
Il rapporto, che segue l’approvazione del Documento di Economia e Finanza di mercoledì 18 aprile, analizza le voci di spesa delle pubbliche amministrazioni, con la finalità di evitare inefficienze, eliminare sprechi e ottenere risorse da destinare alla crescita.

Il rapporto pone l’accento su cinque anomalie di sistema:

1. La prima riguarda la struttura della spesa pubblica italiana. In Italia si spende meno della media dei Paesi OCSE per la fornitura di servizi pubblici e per il sostegno agli individui in difficoltà economica mentre le spese per gli interessi sul debito pubblico e per le pensioni superano la media europea. Queste due voci valgono circa 310 miliardi di euro, una cifra che ostacola la flessibilità di gestione e adattamento della risposta pubblica alle domande provenienti dall’economia.

2. La seconda è rappresentata dal costo della produzione dei servizi pubblici. L’aumento dei costi di produzione dei servizi pubblici (scuola, sanità, difesa, giustizia, sicurezza) non è stato accompagnato da un adeguato livello di qualità. Queste spese, secondo i dati ISTAT, sono cresciute in trenta anni, dal 1980 al 2010, molto più rapidamente dei costi di produzione dei beni di consumo privati. Se i costi del settore pubblico fossero aumentati nella stessa misura del settore privato, la spesa per i consumi collettivi oggi sarebbe stata di 70 miliardi di euro più bassa.

3. La terza è l’aumento delle spesa dovuto alle diffuse carenze nell’organizzazione del lavoro all’interno delle amministrazioni, nelle politiche retributive e nelle attività di acquisto dei beni necessari per la produzione.

4. La quarta riguarda l’evoluzione della spesa e la sua governance. Negli ultimi vent’anni, ad esempio, la spesa sanitaria è aumentata passando dal 32,3 per cento al 37 per cento del totale della spesa pubblica mentre la spesa per l’istruzione è scesa dal 23,1 per cento al 17,7 per cento. Ciò è dovuto in parte all’andamento demografico, in parte a decisioni che riguardano la sfera politica e la struttura degli interessi costituiti.

5. La quinta anomalia è nel rapporto centro-periferia, per cui gli enti locali esercitano le stesse funzioni, a prescindere dalle dimensioni e caratteristiche territoriali. Questo porta a una lievitazione dei costi negli enti con un numero inferiore di abitanti.

Secondo il rapporto, la spesa pubblica “rivedibile’’ nel medio periodo è pari a circa 295 miliardi di euro. A breve termine, la spesa rivedibile è notevolmente inferiore, stimabile in circa 80 miliardi. Nell’attuale situazione economica, il Governo ha ritenuto necessario un intervento volto alla riduzione della spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi, per l’anno 2012, al quale tutte le amministrazioni pubbliche devono concorrere. Questo importo potrebbe servire, per esempio, a evitare l’aumento di due punti dell’IVA previsto per gli ultimi tre mesi del 2012.

Una riduzione di 4,2 miliardi, da ottenersi in 7 mesi (1° giugno-31 dicembre 2012) equivale a 7,2 miliardi su base annua e corrisponde perciò al 9% della spesa rivedibile nel breve periodo (80 miliardi).

In allegato pubblichiamo il testo del decreto legge sulla spending reviewapprovato senza modifiche nel Consiglio dei Ministri del 30 aprile scorso, il comunicato, la nota e le slide diffuse dal Governo.

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Riforma Parlamento e forma Governo, in Senato dibattito su testo unificato

In Commissione affari costituzionali del Senato si è aperta la discussione sulla proposta di testo unificato dei disegni di legge costituzionali in materia di riforma del Parlamento e forma di Governo.
 
La Commissione, inoltre, ha deliberato di esaminare insieme alle altre iniziative costituzionali il disegno di legge costituzionale n. 2319, d’iniziativa del senatore Bianco (PD) ed altri, che propone una modifica dell’articolo 58 della Costituzione orientata ad abbassare l’età anagrafica dell’elettorato attivo e passivo del Senato.

Quanto al dibattito, Ceccanti (PD) ha giudicato la proposta di testo unificato una buona base di discussione per la riforma delle istituzioni democratiche, osservando che sarebbe utile, comunque, considerare almeno alcune delle indicazioni formulate nel disegno di legge n. 3252 (Ceccanti PD ed altri), frutto di una elaborazione comune tra esponenti di più parti politiche.

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