Riforma Costituzionale: primo sì al Senato, deputati da 630 a 508

Via libera dell’aula del Senato alla riduzione del numero dei deputati. Un sì quasi unanime. L’assemblea di Palazzo Madama ha approvato con 212 sì, 11 no e 27 astenuti la modifica dell’art. 56 della Costituzione. Il numero dei deputati scende dagli attuali 630 a 508, otto dei quali eletti nella circoscrizione estero.
Hanno votato a favore Pdl, Pd, Udc, Idv, Coesione Nazionale e Api-Fli. Si sono astenuti i senatori della Lega Nord. In dissenso dai rispettivi gruppi hanno votato contro l’esponente radicale Donatella Poretti, Luigi Li Gotti (Idv) e Mario Baldassarri (Fli).

L’art. 1 del ddl, interviene anche sui requisiti anagrafici per l’elettorato passivo. La nuova norma prevede che siano eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i 21 anni di età, invece degli attuali 25. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per cinquecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione.
L’articolo due del testo per la riforma costituzionale, che prevede la riduzione del numero dei senatori, sarà esaminato a Palazzo Madama nella giornata di mercoledì.

Enti locali e gioco d’azzardo, i pericoli delle slot machines

Il presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa Marco Filippeschi: “Servono provvedimenti urgenti”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana della diffusione del gioco d’azzardo nei territori urbani, in vista del convegno che si svolgerà a Roma lunedì 25 giugno nella sede della Provincia di Roma.
Gli interventi di: Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente nazionale Legautonomie; Achille Variati, sindaco di Vicenza; Maurizio Fiasco, sociologo esperto della Consulta nazionale antiusura e consulente di Legautonomie; Attilio Simeone, avvocato e coordinatore nazione del ‘Cartello Insieme contro l’Azzardo’; Anna Miotto, componente della commissione Affari sociali della Camera.
FOCUS/ Enti locali e gioco d'azzardo, i pericoli delle slot machines

ROMA – Sono tre milioni gli italiani a rischio patologico sui quindici complessivi che abitualmente giocano d’azzardo. Il dato, reso noto recentemente dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, prende in esame la larghissima diffusione negli ultimi mesi delle cosiddette ‘ludopatie’ (termine che però fa storcere il naso agli esperti del settore), un fenomeno sul quale si sta alzando l’attenzione non solo delle associazioni del settore ma anche delle parti politiche. Perché il confine tra gioco e dipendenza e’ sempre piu’ sottile.

Anche il Parlamento si è messo al lavoro: alla Camera è stato infatti presentato un disegno di legge che prevede, tra le varie linee guida, l’inserimento della ludopatia tra le malattie per cui è previsto l’intervento della sanita’ pubblica, la facoltà per i sindaci di vietare l’apertura di sale da gioco in luoghi sensibili, il controllo più efficace della liquidita’ mobilitata, mentre sono allo studio anche misure di prevenzione e per regolamentare gli spot sui media oltre che l’accesso dei minori a i giochi con vincite in denaro.

Proprio il ruolo dei sindaci è sotto la lente di ingrandimento del convegno organizzato da Legautonomie, in programma lunedì prossimo a Roma, e in cui si cercherà di impostare in modo appropriato le iniziative dei poteri locali. Risposte a un problema che sta mettendo in difficoltà gli enti locali, con i territori che da dieci anni a questa parte sono stati ‘invasi’ da installazioni e aree destinate al gioco d’azzardo. Sono infatti 400mila gli apparecchi automatici, 14mila le agenzie di raccolta delle scommesse, senza contare l’offerta di ‘alea’ situata presso bar, ristoranti, alberghi e negli uffici postali, mentre si stima che nel 2012 nelle abitazioni, divenute terminali di sistemi informatici di azzardo on line, si consumeranno oltre 20 miliardi di euro. Si tratta di una diffusione capillare che ha generato problemi di pertinenza delle amministrazioni comunali, provinciali e delle Asl, costretti però a fare i conti con le ricadute sociali, economiche e urbanistiche.

Un caso emblematico è rappresentato dalla ‘crociata’ del comune di Verbania, fermato dal Tribunale amministrativo piemontese che non solo gli ha contestato una regolamentazione relativa all’orario di attivazione di slot machines e videopoker, ma gli ha anche notificato una richiesta di risarcimento danni di oltre 1 milione e 300mila euro presentata dall’azienda che gestiva le installazioni. Il sindaco, Marco Zacchera, difese la sua iniziativa spiegando che si trattava di una scelta di ‘carattere socio-sanitaro, a difesa di chi si rovina e non capisce che giocando in modo forsennato è condannato a perdere salute, pensioni e stipendio’. Secondo i giudici amministrativi, dunque, non è compito delle amministrazioni locali legiferare ma devono piuttosto affidarsi agli interventi dello Stato. Ecco perché è sempre più urgente una normativa precisa in materia, per dare strumenti operativi chiari agli enti locali.

FILIPPESCHI (sindaco di Pisa e presidente Legautonomie): SERVONO PROVVEDIMENTI URGENTI – Problemi sociali e di ordine pubblico. Da alcuni anni sono queste le problematiche con cui devono fare i conti i comuni. Lo dice Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie, alla vigilia del convegno che si propone di rispondere al grido d’allarme degli enti locali.

‘Negli ultimi anni c’è stato un aumento spaventoso dei giochi d’alea, soprattutto nelle medie e grandi città, sia da un punto di vista quantitativo sia qualitativo, con una diversificazione dell’offerta mirata a un allargamento della platea dei giocatori, penso ai videopoker nella maggior parte dei bar, i gratta e vinci pubblicizzati negli uffici postali.

I problemi per i Comuni sono molteplici, sicuramente sociali anche per l’aumento di situazioni patologiche, ma non sono da sottovalutare quelli di ordine pubblico. I Comuni, interpretando il loro mandato costituzionale di rappresentanti della collettività nonché il loro potere di disciplinare le funzioni urbane primarie, penso alla Legge quadro sulla sicurezza sociale, la n.328 del 2000, devono poter disporre dei poteri necessari ad attuare misure di tutela degli interessi generali delle collettività’. Filippeschi lo spiega con un esempio: ‘Nella bozza di legge delega sulla riforma fiscale sono previste misure volte a tutelare i minori dalla pubblicità dei giochi e a disciplinare opportunamente l’ubicazione dei locali adibiti a giochi sul territorio. E’ chiaro che questa norma di principio generale dovrà tradursi in concreti poteri regolamentari a disposizione delle amministrazioni locali. Siamo di fronte ad un paradosso: da un lato gli enti locali devono garantire la sicurezza urbana, e tenere in considerazione la libertà d’impresa, dall’altro non hanno alcun potere né d’indirizzo, né regolativo, né ispettivo. I comuni pagano solo le ricadute, soprattutto quelle sociali’.

I comuni hanno le mani legate: ogni volta che introducono delle regolamentazioni, c’è il rischio di qualche ricorso. Gli enti locali come possono intervenire? Quale può essere la loro linea d’azione? ‘La situazione in cui si trovano gli enti locali è delicata – dice Filippeschi – i comuni devono poter regolare e indirizzare lo sviluppo del territorio senza rischiare di essere multati come è successo al sindaco di Verbania per aver limitato l’orario di attivazione delle slot machine. Abbiamo pensato per questo di organizzare il convegno di lunedì a Roma nelle sede della Provincia: per mettere a disposizione dei Comuni, di Province e Regioni un complesso di proposte e di misure di supporto per impostare in modo appropriato le iniziative dei poteri locali. Parleremo dell’impiego degli strumenti amministrativi esistenti, per regolare le attività e per ridurre l’impatto del gioco d’azzardo sull’ordinato svolgimento delle funzioni urbane, e parleremo anche di progettazione di nuovi atti aventi efficacia normativa. Altro tema è la preparazione allo svolgimento di azioni di tutela delle autonomie locali in forma coordinata o associata verso i poteri centrali (Governo e Parlamento) e regionali. Ne parleremo con amministratori e con esperti del settore’.

Cosa si può chiedere al Governo e al Parlamento? ‘Il Parlamento si sta occupando da pochi mesi di approfondire il tema. Occorrono provvedimenti urgenti, il riconoscimento ad esempio del Gioco d’Azzardo Patologico nel Livelli Essenziali d’Assistenza, la devoluzione di poteri alle Regioni e soprattutto il ripristino di poteri ai Comuni. Si potrebbe discutere- conclude di prevedere una compartecipazione comunale all’ imposizione fiscale del gioco d’azzardo’.

VARIATI (sindaco di Vicenza): E’ UN FAR WEST – Un atto ‘senza precedenti’ per non restare fermo ad ‘aspettare le novita’ legislative pur promesse da parlamento e governo’. Così il sindaco di Vicenza, Achille Variati, presentava poco più di un mese fa la decisione di vietare la pubblicità del gioco d’azzardo nel suo comune. Un atto di forza capace di sfidare eventuali ricorsi pur di ‘proteggere i miei concittadini da una piaga sociale che distrugge individui e sfascia famiglie’.

Come è andata a finire, sindaco Variati? La deliberà è stata poi approvata dal Consiglio comunale? ‘Dopo aver varato un regolamento comunale e una variante urbanistica per limitare la proliferazione delle sale giochi e scommesse, vietando l’apertura di nuove attività a meno di 500 metri da luoghi sensibili come ad esempio le scuole, il Consiglio comunale ha approvato a fine maggio il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo sul territorio comunale. Perché?

Perché – spiega Variati all’agenzia Dire – soprattutto in tempi di crisi, messaggi che invitano a tentare la fortuna per risolvere i problemi economici sono da considerare come un pericolo per la salute dei cittadini.

Ci sono infatti disoccupati, giovani, anziani, le fasce più vulnerabili della popolazione che buttano nel gioco i pochi euro che hanno e sprofondano in un baratro di disperazione che si chiama ‘ludopatia’, rovinandosi per inseguire la vincita che cambia la vita. Questa è un’emergenza sociale, un problema di salute pubblica che come autorità sanitaria ho il dovere di affrontare con decisione’.

Ci sono stati dei ricorsi da parte delle aziende che gestiscono il settore? ‘A fine mese saremo al Tar, chiamati in giudizio insieme alla questura per il ricorso di due agenzie cui era stata bloccata l’apertura. Ma quel ricorso – precisa il sindaco di Vicenza – probabilmente non avrà seguito, perché nel frattempo la situazione è cambiata: la questura, infatti, ha modificato la propria linea, autorizzando le aperture. E così il Comune ha inviato diffide a sei sale giochi e scommesse che erano state autorizzate dalla questura, imponendo di non aprire per violazione delle norme urbanistiche, in seguito alla variante approvata dal Consiglio comunale. Una di queste sale ha aperto lo stesso ignorando la diffida, e quindi abbiamo revocato l’agibilità dei locali per la violazione. Prevedo che sarà una battaglia dura, anche a livello legale perché ci aspettiamo altri ricorsi al Tar. Ma per noi è una battaglia di civiltà, una battaglia per la tutela della salute dei cittadini. Una battaglia che vale la pena combattere fino in fondo’.

Quali possono essere le mosse degli enti locali, considerando che hanno le mani legate dalla normativa? ‘Le Amministrazioni comunali – denuncia Variati – sono state lasciate sole dallo Stato: è necessaria una regolamentazione per questo settore, perché la ludopatia causa devastazioni alle persone, alle famiglie, alla comunità. Secondo le statistiche gli italiani sono ai primi posti nelle classifiche mondiali per soldi giocati all’anno pro capite, e a Vicenza il numero di ‘drogati del gioco’ in cura nei centri specializzati è raddoppiato negli ultimi due anni. E i luoghi dove giocare proliferano: a Vicenza – fa sapere Variati – una ventina di sale sono già in attività e ci sono altre sette richieste per nuove aperture. Lo ripeto: qui non si tratta di fare crociate, stiamo parlando della tutela della salute dei cittadini. Dovrebbe essere detto chiaramente a chi gioca che ‘il banco vince’ come sui pacchetti di sigarette c’è scritto ‘il fumo uccide’. Se lo Stato se ne infischia, un sindaco ha l’obbligo di intervenire’.

Quale intervento si può chiedere al Governo e al Parlamento? E i cittadini che ruolo possono assumere? ‘Governo e Parlamento – insiste il sindaco – devono smetterla di stendere tappeti rossi per l’apertura di queste attività e devono regolamentare un settore dove regna il far west. E’ facile capire perché a Roma fanno finta di niente: il gioco d’azzardo nel 2011 ha prodotto un giro d’affari di oltre 70 miliardi di euro, con entrate massicce per le casse dello Stato. Ma quanto costerà in futuro tutto questo? Quanti ludopatici dovranno essere curati a spese del sistema sanitario pubblico? Quanti italiani si saranno trasformati da forza produttiva a un peso per la società? Quante famiglie saranno state rovinate? I cittadini possono fare molto per scongiurare quella che non esito a definire una piaga sociale. A Vicenza la nostra battaglia è iniziata proprio dalla segnalazione di un gruppo di cittadini preoccupati per l’apertura di una sala giochi e scommesse a pochi metri da una scuola. Governo e Parlamento – conclude Variati – farebbero bene ad ascoltare i cittadini, come facciamo noi sindaci’.

FIASCO: ECCO I PROBLEMI PER I COMUNI – La diffusione del gioco d’azzardo ha un impatto “diretto e in varie forme” sulla sicurezza delle città. “Ha creato un tessuto di insediamento per la criminalità strutturata che controlla una parte delle installazioni e delle sale da gioco, oltre a interferire nei movimenti economici in generale legati alle scommesse”. Lo sottolinea all’agenzia Dire il sociologo esperto della Consulta nazionale antiusura e consulente di Legautonomie, Maurizio Fiasco. “Sono in funzione in Italia oltre 400mila apparecchi automatici. In pratica, è impossibile un adeguato controllo amministrativo: troppo capillare la loro diffusione sul territorio. Una semplice addizione di quelli censiti, nel corso di indagini sulla criminalità infiltrata nel settore, mostra che almeno il 10% è risultato alterato. Proprio l’aleatorietà dei controlli permette alla malavita di espandere il raggio d’’azione: attraverso l’’installazione, la manutenzione e la manomissione delle macchinette. Non dimentichiamo poi l’aumento della vulnerabilità all’estorsione, dovuta al moltiplicarsi dei soggetti che muovono denaro a cui imporre la protezione”. Vi si aggiungano l’usura e il riciclaggio collegati. D’altronde più si moltiplicano i luoghi dove si concentra denaro contante, più aumenta la presenza della criminalità, sia comune che organizzata. Più bersagli facili per rapine e furti, ovvero una galassia di reati molto diffusi e frequenti”. Di fronte a un fenomeno con conseguenze “così impattanti i comuni per la prima volta si ritrovano senza alcun peso regolativo, ispettivo, autorizzativo”. E non si tratta di un errore, spiega Fiasco, ma “è una ‘colpa’: così è stato previsto, ogni anno, nelle leggi finanziarie che hanno via via introdotto dei nuovi giochi. Il dominus assoluto delle procedure è l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Aams). In breve, i comuni sono stati proprio esclusi. Chi voglia aprire una sala per il bingo a Belluno, basta che si faccia autorizzare dall’’Aams, a Roma, senza dover passare per una verifica d’impatto ambientale da parte del comune’.

E le proposte per arginare questo problema? “Senza aspettare una legge che da qualcuno è richiesta, ma che non si farà, almeno a breve, mi limiterei a poche cose. Prima di tutto, nella prossima legge di stabilità o nella delega fiscale si potrebbe introdurre una norma affinché i comuni e le regioni siano interpellati e il loro parere sia vincolante per l’organizzazione, la quantità e la compatibilità di queste attività di gioco con il normale svolgimento della vita urbana. Poi- spiega Fiasco- va affrontata la questione dei ricorsi presentati al Tar contro i comuni che hanno tentato di regolare gli orari delle attività: il caso più eclatante è quello di Verbania, dove regolamento municipale è stato cancellato da una sentenza dei giudici amministrativi (anche perché il sindaco non si è costituito in giudizio). Inoltre finora non si sono motivati i regolamenti facendo riferimento alla norma del decreto ‘sicurezza’ del 2008 che attribuisce una competenza diretta al comune in materia di sicurezza del territorio locale. Se un ente locale dimostra che le attività di azzardo costituiscono un pericolo non già per l’ordine pubblico, che è di competenza dello Stato, ma per la sicurezza urbana, ha tutti i titoli per poter emettere delle ordinanze. I ricorsi ci possono stare, ma bisogna contrastarli. A Bolzano, per esempio, il ricorso è stato presentato alla Corte Costituzionale (è una provincia autonoma) e la sentenza lo ha respinto. Se ci sono problemi di tutela delle fasce sociali deboli e di sicurezza urbana o di gestione del traffico, la competenza delle amministrazioni locali prevale sul diritto di fare business”.

Su questo punto e su altre implicazioni anche a carattere nazionale del boom del gioco d’’azzardo, denuncia Fiasco, manca una diffusa consapevolezza. “Un problema grave e trascurato, ad eccezione della commissione antimafia nella sua relazione approvata dal Senato lo scorso 4 ottobre. Occorre focalizzare l’’attenzione senza finire in alto mare chiedendo mega-leggi organiche che poi non verranno approvate. Bisogna puntare su pochi punti elementari e di più facile attuazione. Altrimenti proseguirà un inspiegabile e sospetto diniego del problema’.

SIMEONE: CONTRO L’AZZARDO UNICO ATTACCO DALLE AUTONOMIE LOCALI – ‘Prima di tutto voglio ribadire che la sentenza di Verbania non esiste per l’argomento che stiamo trattando, perché ci sono dei profili di responsabilità che non è possibile tralasciare. Ovvero, il comune che decide di non costituirsi in giudizio: scelta legittima ma che contraddice il motivo stesso che aveva portato all’emanazione di un regolamento verso alcuni punti critici, come la tutela dei minori nelle fasce orarie più a rischio della giornata’. Così Attilio Simeone, avvocato e coordinatore nazione del ‘Cartello Insieme contro l’Azzardo’, fa chiarezza sul caso di Verbania che, nel bene e nel male, ha fatto da spartiacque nel rapporto tra gli enti locali e la questione del gioco d’azzardo.

‘Questo caso– aggiunge- ha creato un forte allarme soprattutto tra i piccoli comuni, che in molti casi hanno ricevuto diffide dalle concessionarie di giochi d’azzardo a rimuovere questi regolamenti sulla base proprio della sentenza di Verbania che invece, e basta leggerla, non dice assolutamente nulla. E possiamo dire che da un punto di vista etico c’è sicuramente un concorso di colpa, oltretutto consideriamo il principio che impone alle parti di non sottoporre a un giudice la stessa questione per due volte. Ora, se mai questo fenomeno dovesse trovare continuità in quella realtà sociale, a quali strumenti si affiderà il Comune di Verbania, non potendo più adire il giudice?’.

Ma quali poteri hanno i comuni? ‘I sindaci hanno un potere derivato dal decreto legislativo 267 del 2000, che disciplina la loro attività e la loro facoltà di emettere ordinanze per far fronte a situazioni di emergenza. Effettivamente hanno delle difficoltà legislative perché non c’è una disciplina ad hoc creata per queste problematiche che consenta agli amministratori di intervenire direttamente, e oltretutto i controlli sono affidati all’Aams, che per sua stessa ammissione non ha personale sufficiente per fare verifiche. Purtroppo- dice l’avvocato- a livello centrale c’è molta confusione, il Parlamento non si sta occupando di queste cose che hanno un’importanza prioritaria. Per questo abbiamo capito che l’unico punto d’attacco al problema può partire dal basso, dalle autonomie locali. Dalla potestà dei sindaci in tema di sicurezza urbana e tutela dei minori e delle fasce più deboli della cittadinanza. Purtroppo si cita sempre il caso di Verbania ma va ricordata una sentenza poco conosciuta della Corte Costituzionale, la 300 del 2011, che conferma la competenza dello Stato nella disciplina dei giochi, ma in tema di tutela di minori sancisce la possibilità di intervento diretto dei comuni. Tantissimi amministratori – spiega Simeone – lo stanno già facendo, e questa strategia si può portare avanti dotando le ordinanze di elementi inattaccabili come l’aspetto sociologico, legale, quello collegato alla medicina con il riconoscimento della patologia del gioco d’azzardo. Proprio su questo punto stiamo spingendo con il ministro della Salute, Balduzzi, e con quello della Cooperazione sociale, Riccardi, con i quali ci incontriamo spesso e probabilmente presto arriveremo all’approvazione di una legge sul tema’. Infine, un appello e una precisazione. ‘Dovremmo tutti prendere consapevolezza che l’azzardo non è un gioco: noi contestiamo l’uso del termine ‘ludopatia’, ovvero della ‘malattia del gioco’, a favore dell’espressione gioco d’azzardo patologico perché i concessionari cominciano ad avere paura di questi termini, controproducenti per loro, e non è un caso se sempre più spesso, da un mese a questa parte, vengono chiamati ‘giochi di abilità’. Ma dove sono l’abilità e il controllo dietro a una slot machine?’.

MIOTTO (commissione Affari sociali Camera deputati): DARE AI SINDACI I POTERI DEI QUESTORI – ‘Abbiamo presentato un programma per un’indagine conoscitiva che si è chiusa circa due settimane fa dopo due mesi di audizioni e ora mi appresto a predisporre la relazione finale entro il mese di luglio in cui individueremo strumenti appropriati e progetti di legge, proposte per affrontare la tematica in maniera conveniente’. Così Anna Miotto, componente della commissione Affari sociali della Camera, fa il punto sulle iniziative in Parlamento per regolamentare il gioco d’azzardo e il rapporto tra i concessionari e gli enti locali.

‘Per i comuni- spiega la deputata- si tratta di una situazione paradossale: possono decidere dove un parrucchiere può aprire la propria attività ma non possono intervenire su una sala giochi’. La soluzione, per concludere, ‘è cambiare la legge, bisogna conferire agli amministratori locali i poteri che oggi sono dei questori. Forse sono mancate finora delle proposte efficaci ma la consapevolezza della gravità del problema c’è e per capirlo basta vedere quante volte abbiamo affrontato il tema in questi ultimi mesi’.

Gioco d’azzardo, Senato: adottato testo unificato

Le Commissioni riunite giustizia e finanze del Senato hanno adottato un testo unificato dei disegni di legge sul gioco d’azzardo, per la tutela, la cura e la riabilitazione dei soggetti affetti da ludopatia, per la protezione dei minori e dei soggetti vulnerabili, sul divieto della pubblicità, sul contrasto dell’evasione fiscale, del riciclaggio dei proventi di attività illecite e dell’infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione di giochi, scommesse e concorsi pronostici.
 

Il testo unificato si articola in quattro capi il primo dei quali reca disposizioni per la tutela della ludopatia. In particolare l’articolo 2 reca la definizione di ludopatia riconoscendo ad essa (articolo 3) il rango di malattia rilevante ai fini dei livelli essenziali di assistenza. Per quanto concerne i profili finanziari l’articolo 4 prevede una riduzione dello 0,1 per cento delle quote delle somme giocate destinate alla remunerazione degli operatori e dei concessionari e la loro successiva utilizzazione per incrementare le risorse destinate alla cura della ludopatia.

 

L’articolo 5 istituisce presso il Ministero della salute un apposito osservatorio nazionale sulle dipendenze da gioco d’azzardo. L’articolo 6 dispone il divieto di consentire la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro ai minori di anni diciotto. In materia di sanzioni amministrative e penali sul gioco, l’articolo 8 introduce e sanziona il divieto di gioco presso operatori non abilitati. L’articolo 9 disciplina la pubblicità in favore di operatori di gioco non autorizzati e pubblicità ingannevole, mentre l’articolo 10 reca modifiche all’articolo 110 del Testo unico delle legge di pubblica sicurezza (TULPS).

 

Tutto il capo III riguarda le concessioni di giochi, intervenendo sia sulle procedure di rilascio anche di rinnovo delle concessioni, sia ad una revisione delle concessioni di convenzioni già in essere.

 

Le disposizioni in materia di riciclaggio di cui al Capo IV sono volte a garantire una maggiore tracciabilità dei flussi finanziari. Tra l’altro l’articolo 20 prevede l’istituzione di un registro di scommesse e concorsi pronostici.

 

D’Ambrosio (PD) si è espresso criticamente sul provvedimento nel suo complesso il quale, invece di agire sulle cause dei fenomeni della ludopatia, interviene sugli effetti aggravando peraltro il sistema vigente. Dopo aver sottolineato come dietro il gioco, ivi incluso quello legalizzato, si celino interessi ed infiltrazioni di associazioni criminali organizzate anche in ragione degli elevati proventi, si è detto stupito per il rafforzamento del ruolo dello Stato-giocatore attuato nel corso degli ultimi anni.

 

Nel merito del testo unificato ha espresso perplessità sulla istituzione di un osservatorio il quale, in ragione della necessità di reperire risorse umane, rischia di porre problemi di carattere finanziario. A ciò si aggiunga che l’istituzione di un nuovo soggetto sembra porsi in contrasto con le logiche dei semplificazione dell’apparato pubblico perseguite.

 

Perduca (PD), in merito alla questione concernente i giochi on line, ha sollecitato lo svolgimento di un ciclo di audizioni volte anche alla comprensione della normativa europea e degli altri paesi comunitari in materia.

 

Nel corso del dibattito, i Gruppi intervenuti – PD, Pdl, IdV – hanno sostanzialmente condiviso il testo unificato predisposto dai relatori, sottolineando la necessità di cogliere l’occasione rappresentata dall’esame dei disegni di legge insistendo sull’esigenza di rendere più trasparenti gli assetti proprietari delle società concessionarie e di potenziare i poteri di controllo dei Monopoli di Stato, a capo dei quali sarebbe opportuno porre un magistrato antimafia. I Gruppi hanno sollecitato, inoltre, una risposta di alto profilo politico e istituzionale, nella prospettiva di dare tutela ai minori e risposte alle famiglie, senza trascurare il governo dei territori più periferici. In relazione alle modalità di intervento sulle ludopatie, in alcuni casi è stata evidenziata anche la necessità di introdurre un regime di responsabilità civile per i gestori e i concessionari.

 

Il senatore Giovanardi (PdL) ha chiesto che sul tema del gioco d’azzardo sia istituita una Commissione di inchiesta parlamentare, data la rilevanza, sul piano criminologico e sociale, che il fenomeno sta assumendo.

 

Il Presidente Berselli ha condiviso l’esigenza di introdurre una disciplina più restrittiva anche se comunitariamente compatibile.

Elenco Allegati

“La strategia del Governo nel processo di infrastrutturazione organica del Paese”: audizione Ministro Passera

Pubblichiamo in allegato la relazione del Ministro Passera in Commissione ambiente della Camera sugli orientamenti del Governo in materia di politiche infrastrutturali e politiche abitative, “La strategia del Governo nel processo di infrastrutturazione organica del Paese”.

Elenco Allegati

Progetti innovativi di Creatività Digitale ideati da giovani

Pubblicato il Bando regionale ” Progetti innovativi di Creatività Digitale ideati da giovani(micro imprese, liberi professionisti, lavoratori autonomi con partita IVA, ditte individuali) “. Presentazione delle domande dal 4 luglio 2012.

il bando su : http://www.regione.piemonte.it/innovazione/images/stories/dwd/2012/prog_innovativi.pdf

 

Istat, i bilanci consuntivi di province e comuni 2010

Nel 2010 le entrate complessive accertate delle amministrazioni provinciali sono pari a 12.988 milioni di euro, il 2,0% in più rispetto all’anno precedente. Le entrate correnti risultano in crescita dello 0,9%, quelle in conto capitale del 12,1%, mentre diminuiscono del 13,1% le entrate per l’accensione di prestiti. Questi i risultati dell’indagine ISTAT pubblicata sul sito istituzionale.

Pubblicati anche gli esiti dell’indagine ISTAT sui bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali. Ammontano a 78.838 milioni di euro le entrate complessive accertate delle amministrazioni comunali per l’esercizio finanziario 2010, l’1,0% in più rispetto all’anno precedente. Le entrate correnti crescono del 2,9%, mentre diminuiscono quelle per l’accensione di prestiti (-6,9%) e quelle in conto capitale (-2,1%). Le entrate complessive riscosse sono pari a 74.145 milioni di euro, il 2,2% in meno rispetto all’esercizio precedente. Le entrate correnti aumentano del 2,3%, si riducono quelle in conto capitale (-13,9%) e quelle per l’accensione (-10,8%).

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Spending review: il d.l. arriva alla Camera

Le Commissioni riunite affari costituzionali e bilancio della Camera hanno fissato per il 14 giugno l’avvio dell’esame del decreto-legge sulla razionalizzazione della spesa pubblica (C.5273).

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Decreto infrastrutture e crescita, nuova versione del testo

Pubblichiamo in allegato la bozza del decreto-legge recante “Misure urgenti in materia di infrastrutture, edilizia e trasporti”, nella versione del 15 giugno entrata nel Consiglio dei Ministri.

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Asili nido: si rischia arretramento qualitativo. La strada giusta: definire i Leps e attuare revisione normativa fiscale

Pubblichiamo la relazione introduttiva svolta dal presidente di Legautonomie Marco Filippeschi al convegno dal titolo: “Asili nido: servizi educativi per la prima infanzia e welfare locale”, organizzato a Firenze l’8 giugno u.s. da Legautonomie con la collaborazione dell’Istituto degli Innocenti.
In allegato anche il comunicato stampa sull’esito dei lavori.

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D.l. Infrastrutture e trasporti, nuova versione del testo

Pubblichiamo in allegato la bozza del decreto-legge recante “Misure urgenti in materia di infrastrutture, edilizia e trasporti”, nella versione del 15 giugno entrata nel Consiglio dei Ministri.

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