Spending review congiunta con dismissioni patrimonio pubblico

Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo dell’Assemblea del Senato, convocata il 27 luglio, la discussione congiunta dei decreti sulla spending review (S. 3396) e sulle dismissioni del patrimonio pubblico (S. 3382) verrà avviata lunedì 30 luglio alle ore 11, per consentire alla Commissione Bilancio di concludere i suoi lavori.

Quanto alle modifiche approvate finora agli articoli 1, 2, 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 16 e 18, si illustrano quelle di cui sono attualmente disponibili i testi:

In particolare:

Art. 1 Riduzione spesa per acquisto beni e servizi e trasparenza procedure– le modifiche riguardano l’entrata in vigore delle norme sulla nullità dei contratti stipulati in violazione dei parametri di prezzo-qualità delle convenzioni; il Codice dei contratti pubblici, stabilendo che i criteri di partecipazione alle gare devono essere tali da non escludere le piccole e medie imprese. Modificati gli articoli del Codice dei contratti pubblici: 37 (Raggruppamenti temporanei e consorzi ordinari di concorrenti); 41 (Capacità economica e finanziaria dei fornitori e dei prestatori di servizi); 75 (Garanzie a corredo dell’offerta); 113 (Cauzione definitiva). Fatta salva la possibilità di procedere ad affidamentiin alcune categorie merceologiche, anche al di fuori delle modalità disciplinate dall’articolo in esame. Modifiche anche alle disposizioni riguardanti le Convenzioni-quadro aggiuntive. Introdotti i nuovi commi 26-bis e 27, riguardanti, rispettivamente, la riduzione per il triennio 2013-2015 dei costi unitari per alcuni servizi informatici

Il nuovo comma 27 dispone la sospensione della concessione dei contributiprevisti dal Codice dei beni culturali (artt. 35 e 37), a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 31 dicembre 2015.

Art. 2 – Riduzione delle dotazioni organiche delle PP.AA. – Nuove norme per il personale dell’Amministrazione civile dell’Interno e per gli organici delle forze armate. Nuove norme anche per i dirigenti. Norme sono previste per assicurare la funzionalità dell’assetto operativo conseguente alla riduzione dell’organico dirigenziale delle agenzie fiscali e per accelerare il riordino previsto dagli articoli 3 (incorporazione dei Monopoli di Stato e dell’Agenzia del territorio e soppressione dell’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico) e 4 (riduzione delle dotazioni organiche e riordino delle strutture del MEF e delle agenzie fiscali) del d.l. n. 87/2012.

Riviste anche le norme che disciplinano i compensi per gli amministratori con deleghe delle società partecipate dal MEF.

 

Art. 3 – Razionalizzazione del patrimonio pubblico e riduzione dei costi per locazioni passive – Diventa facoltativa la possibilità di concedere ad uso gratuito, alle Amministrazioni dello Stato, gli immobili di proprietà di enti locali e regioni.

Differito il termine da cui decorre la riduzione dei canoni di locazione passiva.

Con riferimento agli enti previdenzialiinseriti nel conto economico consolidato della PA, come individuate dall’ISTAT, e considerate le particolari condizioni del mercato immobiliare e la difficoltà di accesso al credito, si inseriscono norme per agevolare e semplificare le dismissioni immobiliari da parte di enti previdenziali.

Art. 9 – razionalizzazione amministrazioni – le norme non si applicano alle aziende speciali e alle istituzioni che gestiscono sevizi socio-assistenziali, educativi e culturali;

Art. 10 – Prefetture – le funzioni di rappresentanza unitaria sono assicurate anche con la costituzione presso ogni prefettura di un ufficio unico di garanzia dei rapporti tra i cittadini e lo Stato. Le singole funzioni logistiche e strumentali di tutti gli uffici periferici delle amministrazioni statali sono esercitate da un unico ufficio.

Art. 11 – Scuole formazione – i regolamenti di riordino delle scuole di formazione sono adottati entro 120 giorni. Per il reclutamento e la formazione generica dei dirigenti e la formazione generica dei funzionari delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici non economici, si prevede la concentrazione (non più tendenziale) in una scuola centrale esistente;

Art. 14 – Riduzione delle spese di personaleAggiunti nuovi commi riferiti, rispettivamente al regime delle assunzioni di personale a tempo indeterminato delle aziende speciali create dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e personale docente del MIUR inidoneo all’insegnamento.

Art. 16 – Riduzione della spesa degli enti territoriali – Riscritte le norme riguardanti gli obiettivi del patto di stabilità interno delle Regioni a statuto ordinario. Nuove disposizioni affidano ad un decreto del MEF, sentita la Conferenza Stato-regioni, l’individuazione delle risorse a qualunque titolo dovute dallo Stato alle regioni a statuto ordinario, incluse le risorse destinate alla programmazione regionale del fondo per le aree sottoutilizzate, e l’esclusione di quelle destinate al finanziamento corrente del SSN e del trasporto pubblico locale.

Modificato il comma 12 innovando l’articolo 4-ter, del d.l. n. 16/2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 44/2012 che disciplina, tra l’altro, il Patto di stabilità interno «orizzontale nazionale».

Nuove disposizioni attribuiscono per il 2012, alle regioni a statuto ordinario, alla regione Siciliana e alla Sardegna un contributo destinato dalle regioni alla riduzione del debito.

Il fondo per i piani di rientro dei comuni commissariati (ex articolo 14, comma 14-bis del d.l. n. 78/2010) è attribuito al Commissario straordinario del Governo per l’attuazione del piano di rientro dall’indebitamento pregresso. Le Regioni sottoposte al piano di stabilizzazione finanziaria(articolo 14, comma 22, del decreto-legge n. 78/2010) possono disporre, con propria legge, l’anticipo all’anno 2013 della maggiorazione dell’aliquota dell’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche di base prevista dall’articolo 6, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68.

Art. 18 – città metropolitane – si sancisce il potere dei comuni interessati di deliberare, con atto del consiglio, l’adesione alla città metropolitana o in alternativa a una provincia limitrofa. Lo statuto della città metropolitana può prevedere, su proposta del comune capoluogo, deliberata a maggioranza di due terzi, una articolazione del territorio in più comuni. La decisione è sottoposta a referendum.

Viene istituita la Conferenza metropolitana di cui fanno parte i sindaci dei comuni interessati e il presidente della provincia con il compito di elaborare e deliberare lo statuto della città metropolitana.

I componenti del consiglio metropolitano sono eletti, tra i sindaci e i consiglieri comunali dei comuni ricompresi nel territorio della città metropolitana, secondo le modalità stabilite per l’elezione del consiglio provinciale. Lo statuto metropolitano è adottato anche previo parere dei comuni.

Infine, Stato e regioni attribuiscono ulteriori funzionialle città metropolitane in attuazione dei principi di sussidiarietà differenziazione e adeguatezza di cui al primo comma dell’articolo 118 della Costituzione.

Spending review, Filippeschi: “Parlamento si prende grande e grave responsabilità, come Governo. Non si penalizzi economia locale”

“Sono anni che facciamo revisione della spesa. Ciò che invece non si è fatto nei ministeri. Quella che oggi il governo impone ai comuni è in realtà un altro taglio lineare, indifferenziato, che non premia i più virtuosi e che incide su servizi essenziali per le nostre comunità. Siamo preoccupatissimi per la situazione finanziaria ed economica del paese, ma in questo modo non siamo messi in condizione di dare un contributo positivo”. Così il presidente nazionale di Legautonomie Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, che partecipa alla manifestazione dei sindaci che è in corso a Roma, presso il Senato.
Spending review, Filippeschi: “Parlamento si prende grande e grave responsabilità, come Governo. Non si penalizzi economia locale”

“Il Parlamento si prende una grande e grave responsabilità, come anche il Governo – aggiunge Filippeschi – perché con l’Imu così com’è, senza toccare il patto di stabilità e con tagli che non orientano la spesa c’è solo una penalizzazione dell’economia locale, che di certo non aiuta la crescita anzi aumenta il rischio di tensioni sociali. Inoltre così si delegittimano anche i sindaci, quella parte di classe dirigente che in questi anni ha fatto ‘argine’, che ha mantenuto un rapporto stretto, di fiducia, con i cittadini e le aziende”.

“Al Governo chiediamo un’attenzione diversa e di non fare pasticci sul riassetto istituzionale. Troppo spesso le città soffrono di ritardi nel rapporto con i ministeri, di chiusure o lungaggini burocratiche – sottolinea il presidente di Legautonomie – dunque, serve una terapia d’urto: si prenda l’impegno di fluidificare, di dare impulso ai ministeri e alle agenzie centrali per sbloccare tutti i progetti di sviluppo, portando alla luce ciò che è inevaso, semplificando e dando precise scadenze. Questa operazione, insieme alla revisione del patto di stabilità, sarebbe ossigeno per l’economia

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Spending review e riordino delle Province

Pubblichiamo un documento del costituzionalista Daniele Trabucco, dell’Università degli Studi di Padova, dal titolo “E’ possibile derogare all’art. 133, comma 1, della Costituzione in caso di riordino complessivo delle Province”

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Spending review. Legautonomie, scheda di lettura del DL 95/12

Scheda di lettura curata da Legautonomie del D.L. 6 luglio 2012, n.95 “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”

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Il turismo in Piemonte vale 5,5 miliardi

Il turismo in Piemonte vale 5,5 miliardi di euro: la cifra rappresenta il valore aggiunto che il settore produce sul Pil regionale, di cui rappresenta il 4,4% dando lavoro a 167.000 persone. E’ lo scenario che emerge da un’indagine condotta tramite 5.000 interviste realizzate tra luglio 2010 e giugno 2011 dall’assessorato al Turismo della Regione e Sviluppo Piemonte Turismo in collaborazione con le Università piemontesi e il Ciset dell’Universita Cà Foscari di Venezia.

La ricerca sostiene che il peso del turismo sull’economia piemontese continua ad aumentare, in linea con quello del turismo mondiale: dal 2000 i flussi sono cresciuti di quasi il 60%, raggiungendo nel 2011 circa 13 milioni di presenze. I visitatori esprimono un alto voto di gradimento (8/10). Il principale mezzo di trasporto rimane l’auto (42%), seguita dall’aereo (27%) e dal treno (21%). Ogni turista spende mediamente al giorno circa 100 euro: a Torino la media si attesta intorno ai 110, mentre sulle colline delle Langhe e del Roero sale a 180 e nel Biellese a circa 250 euro. Dell’impatto economico che il turismo produce in Piemonte, il 38% ricade sul settore alberghiero e della ristorazione.

“I risultati – ha sottolineato l’assessore regionale al Turismo, Alberto Cirio, intervenendo alla presentazione svoltasi il 16 luglio presso la Camera di commercio di Torino – classificano il Piemonte tra le Regioni più forti economicamente che stanno valorizzando anche il turismo e la cultura”.

“I numeri analizzati – ha detto l’assessore alla Cultura, Michele Coppola – servono a dimostrare quanto è cambiato il nostro territorio negli ultimi 20 anni proprio attraverso la sua grande capacità di creare reddito. Oggi possiamo tranquillamente sostenere che il tempo libero e la cultura, investiti così positivamente dal punto di vista occupazionale, fanno bene al territorio e il mio ringraziamento va sopratutto ai soggetti privati che ci danno la possibilità di fare questi investimenti . Il lavoro svolto dalla Regione in questi due anni va nella direzione di verificare e misurare tutto, e questa ricerca ne è la dimostrazione, a differenza del passato quando si premiavano solo gli eventi conosciuti. Una scommessa è stata vinta, ora bisogna interpellare i piemontesi per sapere cosa pensano di questo territorio cambiato e orgoglioso di essere stato scelto”.

Un esempio di queste ricadute è stato il concerto dei Coldplay dello scorso 24 maggio a Torino. Un’indagine condotta per conto della Camera di commercio da Finpiemonte sostiene che l’unica data italiana del tour mondiale della band ha prodotto una ricaduta economica sul territorio stimabile tra gli 11,2 e i 13 milioni di euro. I ricavi della vendita dei biglietti sono stati di due milioni, ma calcolando la ricaduta diretta dell’evento la cifra sale tra i 7,3 e gli 8,5 milioni. Se si considera anche la caduta indiretta si arriva tra i 9,4 e gli 11,2 milioni. L’impatto economico viene quantificato in sei volte i ricavi ottenuti dalla sola vendita dei biglietti, ed il dato è ancora più significativo se si considera che la band britannica ha trascorso solo sette ore sotto la Mole. I fans giunti per l’evento sono stati 40.000, di cui il 77% da tutta Italia, il 22% dal Piemonte e 1% dall’estero. Gli hotel hanno fatto registrare il quasi tutto esaurito, nonostante un lieve incremento dei prezzi: oltre 16.000 i pernottamenti generati nel weekend dall’evento. Notevole è stata sul web la diffusione del city brand Torino, grazie alla parola chiave Coldplay, che su twitter ha fatto registrare sette milioni di followers rendendo l’evento globale.

Articolo tratto da www.regionepiemonte.it

Lo stato dell’ambiente 2012

In Piemonte le acque vanno bene, c’è qualcosa da migliorare per la qualità dell’aria, i laghi sono totalmente balneabili: a dirlo è “Lo stato dell’ambiente 2012”, messo a punto dalla Regione e dall’Arpa per offrire un quadro completo e dinamico della situazione e delle politiche adottate in materia.

La presentazione è stata effettuata il 20 luglio nel Museo regionale di Scienze naturali dall’assessore all’Ambiente, Roberto Ravello, e dal direttore generale di Arpa Piemonte, Silvano Ravera, in quanto per la prima volta i documenti annuali dei due enti sono stati raccolti in un’unica pubblicazione che riporta tutti i dati e le informazioni utili per conoscere e capire le dinamiche ambientali, le loro ricadute sul nostro territorio e sulle sue risorse.

Il documento riporta in modo chiaro, sintetico ma approfondito i dati, le analisi, i monitoraggi e i trend degli indicatori, frutto dell’attività di Arpa, ed affianca ad ogni matrice (aria, acqua, suolo, rifiuti, ecc.) gli obiettivi dettati dal quadro normativo e pianificatorio e le azioni intraprese dalla Regione per conseguire i livelli essenziali che garantiscono qualità della vita e dell’ambiente che ci circonda. Il risultato è un’agevole e approfondita rappresentazione dello stato di salute del nostro ambiente, con i numeri e i dati sulla realtà territoriale, che costituiscono solidi strumenti per orientare le politiche e le strategie ambientali, consentendo ad operatori di settore ma anche al singolo cittadino di accedere ad un’informazione puntuale e fruibile sulle problematiche ambientali e il loro andamento nel tempo.

In un’ottica di sostenibilità ambientale, “Lo Stato dell’Ambiente 2012”, come già avvenuto negli scorsi anni, è consultabile solamente in formato elettronico sul sito della Regione e su quello di Arpa Piemonte , senza il supporto di altri strumenti e senza l’utilizzo di carta. Un applicativo web rende agevole la consultazione grazie a numerose funzionalità di visualizzazione, download, stampa e condivisione via e-mail e attraverso i principali social network.

Tra i dati analizzati, particolarmente significativi sono quelli relativi alla qualità dell’aria. Il 2011 conferma la tendenza degli ultimi anni, ovvero una situazione stabile per monossido di carbonio, biossido di zolfo, benzene e metalli tossici, i cui livelli di concentrazione si mantengono inferiori ai limiti previsti dalla normativa vigente, mentre restano critici i livelli di polveri sottili (pm10), biossido di azoto e ozono. Per un rilevamento ancor più preciso dei dati, nel corso dell’anno la rete regionale è stata interessata da adeguamenti, effettuati da Arpa su mandato della Regione, sia nella collocazione di alcune stazioni sia nella dotazione strumentale.

Per quel che riguarda le acque del Piemonte, trend positivo sulla balneabilità dei laghi, che ad inizio della stagione 2012 ha registrato il 100% di zone idonee, di cui l’80% in classe eccellente, mentre i dati sulla qualità delle acque superficiali e sotterranee non registrano particolari variazioni rispetto agli anni precedenti.

Centrale anche il tema del consumo di suolo, che costituisce uno dei nodi portanti del nuovo Piano territoriale (PTR) approvato a luglio 2011, che disincentiva l’espansione edilizia su aree libere, favorendo la riqualificazione delle aree urbanizzate e degi insediamenti esistenti con il ricorso a misure di compensazione ecologica e l’utlizzo di tecniche perequative.

“I dati – ha sostenuto l’assessore Ravello – rappresentano un generale consolidamento delle tendenze di miglioramento delle diverse matrici ambientali. Ad esempio, per quanto riguarda lo stato di salubrità dei corsi d’acqua piemontesi, l’analisi dello stato chimico attesta ad uno stato “buono” l’89% dei punti rilevati ed uno stato “buono” il 36% dei casi se consideriamo le componenti biologiche. Sono cifre su cui riflettere, soprattutto in considerazione di quanto emerso dalla Conferenza europea dell’acqua, ovvero che oltre il 50% dei corpi idrici sul territorio europeo non raggiungerà gli obiettivi fissati dalla direttiva comunitaria. Per perseguire questo e gli altri obiettivi fissati in sede europea, la Regione opera attraverso un ampio ventaglio di attività. Partecipiamo, ad esempio, all’attuazione del Piano di gestione del distretto idrografico del Po, portando un contributo fondamentale nella predisposizione del Programma operativo regionale, strumento teso ad una pianificazione quanto più armonica possibile con la programmazione di bacino. A livello locale, invece, abbiamo maturato la consapevolezza dell’importanza dei Contratti di fiume e di lago per superare eventuali criticità e rivitalizzare anche il contesto socio-economico che si sviluppa intorno al bacino. Sul fronte della qualità dell’aria, accanto ad una situazione stabile per la maggior parte delle sostanze, si è registrata, come prevedibile, una lieve criticità sulle concentrazioni di biossido di azoto e particolato, la cui causa è da ricercare, come più volte abbiamo rappresentato all’Unione Europea, nelle proprietà orografiche e nelle condizioni meteoclimatiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti che caratterizzano le regioni del bacino padano. Siamo quindi di fronte a condizioni oggettive e non ad inadempienze da imputare all’assenza di politiche virtuose”.

“E’ stato un anno importante – ha concluso Ravello – in cui abbiamo anche ridisegnato il sistema di governo legato al ciclo dei rifiuti: una vera e propria riforma strutturale, che prevede il riordino e la riduzione degli ambiti, superando così le regole dettate dalla geografia amministrativa, criterio che non sempre permette di rispondere alle reali esigenze del territorio. Siamo convinti che il modello individuato, attraverso la responsabilizzazione e la partecipazione dei diversi livelli istituzionali e frutto di un percorso di confronto con i soggetti a vario titolo coinvolti dalla riforma, possa essere vincente per continuare a garantire i livelli di qualità raggiunti e possibilmente migliorarli”.

“La situazione è pressoché immutata rispetto agli anni precedenti – ha dichiarato Ravera – Anche il peggioramento della qualità dell’aria del 2011, così come il miglioramento del 2010, paiono da imputare alle particolarità climatiche che si sono verificate. Un’attività interessante e innovativa è stata l’indagine svolta sul rumore a cui sono soggetti i giovani. Altri aspetti che merita segnalare sono il monitoraggio delle tracce radioattive nei rottami ferrosi e della presenza di amianto”.

Con la presentazione del documento si sono così conclusi gli approfondimenti svolti nel contesto delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, caratterizzati dalla mostra “Bulloni e Farfalle”, realizzata con la collaborazione del Museo regionale di Scienze naturali e che ha registrato circa 100.000 visitatori, e gli incontri di Forum naturae: conversazioni sull’ambiente, che hanno consentito una riflessione sui mutamenti ambientali e sulla centralità delle risorse naturali per lo sviluppo del territorio, ed hanno apportato un significativo contributo alla diffusione di una diversa cultura sull’ambiente e i comportamenti responsabili.

lmasucci

 

Articolo tratto dal sito www.regionepiemonte.it

 


Spending review, Filippeschi: “Chiediamo cambio logica e vera spending review. Costi e fabbisogni standard fondamentali in processo di razionalizzazione”

“La manifestazione di domani non deve essere una manifestazione di rito. Non basta strappare qualche miglioramento dentro una logica e un impianto strutturalmente sbagliati”. Così Marco Filippeschi, Sindaco di Pisa e Presidente di Legautonomie, che interverrà domani alla manifestazione promossa dall’ANCI di fronte al Senato.
Spending review, Filippeschi: “Chiediamo cambio logica e vera spending review. Costi e fabbisogni standard fondamentali in processo di razionalizzazione”

“Bisogna rilanciare una vera operazione di spending review; pensare a veri piani industriali e processi di razionalizzazione che entrino nei meccanismi di dettaglio della spesa e con interventi mirati sulle singole strutture organizzative. “Soprattutto – prosegue Filippeschi – occorre connettere la spending review all’attuazione del federalismo fiscale. Invece la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard degli enti locali, prevista dalla legge sul federalismo fiscale, è stata disgiunta dalla revisione delle spesa come se fossero due mondi separati.

L’obiettivo di razionalizzare la spesa pubblica è largamente condivisibile, a maggior ragione per scongiurare un aumento dell’Iva e un impatto depressivo sui consumi, ma questa manovra, sganciata da un vera prospettiva di riforma, porterà conseguenze drammatiche proprio per i livelli essenziali delle prestazioni sociali, mentre la pressione tributaria locale è già ai massimi livelli

L’obiettivo della mobilitazione – conclude Filippeschi – deve essere quello di cambiare qualitativamente il decreto nel corso del dibattito parlamentare. Noi diciamo: condividiamo la razionalizzazione, ma interveniamo dove c’è veramente un eccesso di spesa in rapporto alla quantità e alla qualità dei servizi offerti.

Proponiamo anche una regola nuova nei rapporti fra i comuni, i ministeri e le agenzie centrali: garantire modi e tempi certi per l’attuazione dei progetti di sviluppo delle città, in risposta alle domande che da queste ultime provengono per la crescita e lo sviluppo dei territori”.

Province, via libera CdM al taglio: se ne ‘salvano’ solo 43

Il Consiglio dei Ministri nella seduta di venerdì 20 luglio ha definito i criteri per il riordino delle province – dimensione territoriale e popolazione residente – previsti dal decreto sulla spending review. In base ai criteri approvati, i nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati. Sulla base dei criteri di riordino le Province salve sono 43 su un totale di 110.
In allegato il comunicato del Cdm del 20 luglio 2012.

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D.l. per la crescita: il testo in Aula alla Camera

Con una lunga seduta notturna, la scorsa settimana le Commissioni riunite finanze e attività produttive della Camera hanno concluso la votazione degli emendamenti al decreto-legge recante misure urgenti per la crescita del Paese, che da lunedì 23 luglio sarà in Aula. Scade oggi alle ore 14 infatti il termine per la presentazione in Assemblea Camera degli emendamenti al decreto-legge n. 83 (Crescita). In allegato il testo approvato dalle Commissioni.

Ecco sinteticamente le modifiche approvate:

– approvato con altre modifiche l’articolo aggiuntivo 67.018 del Governo per la chiusura al 31 agosto 2012 dell’emergenza Abruzzo. Con il parere contrario del Governo è passato un subemendamento bipartisan sulle procedure amministrativa;

– viene estesa l’opzione IVA per cassa a imprese con volume d’affari fino a 2 milioni (limite precedente a 200 mila euro). L’imposta diventa esigibile decorso un anno dal momento della operazione;

– tra i siti di interesse nazionale, ai fini della bonifica, sono inseriti quelli con raffinerie;

si stabilisce la responsabilità degli impiegati pubblici che determinano ritardi nel rilasio di autorizzazioni;

– viene ampliato il numero dei comuni che riceveranno gli aiuti per il simsa Emilia;

– viene come suggerito dalla Commissione ambiente, vengono inserite le nrome per gli incentivi all’acquisto di veicoli elettrici e la diffusione dei punti di ricarica, con uno stanziamento triennale di 210 milioni;

– la durata delle concessioni idroelettriche ritorna ad un periodo da venti anni finno ad un massimo di trenta anni, rapportato all’entità degli investimenti ritenuti necessari. Le regioni potarnno destinare una quota dei canoni alla riduzione dei costi dell’energia.

Dopo un lungo braccio di ferro è passato il pacchetto sullo sportello unico in edilizia, la semplificazione del permesso di costruire e l’acquisizione d’ufficio della documentazione già in possesso della pubblica amminitarzione. Lo sportello unico per l’edilizia costituisce l’unico punto di accesso per il provato interessato in relazione a tutte le vicende ammisnitrtive riguardandti il titolo abilitativo e l’intervento edilizio oggetto dello stesso che fornisce una risposta tempestiva in luogo di tutte le ammisnitrazioni, comunque coinvolte. Dunque si fanno rientrare nella competenza dello sportello anche pareri di ulteriori amministrazioni, rispetto alle attuali (ASL e Vigili del fuoco), quali le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità.

 

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FOCUS/ Privatizzazione e occupazione: due incognite per enti locali

Eugenio Comincini, presidente Legautonomie Lombardia e sindaco di Cernusco sul Naviglio: “Il Governo vuole demunicipalizzare”
L’art. 4 del d.l. n. 95 sulla spending review si intitola “Riduzione di spese, messa in liquidazione e privatizzazione di società pubbliche”. In pratica, si tratta della privatizzazione delle società partecipate e in house che forniscono servizi necessari al territorio. Questo il tema affrontato nell’approfondimento tematico di Legautonomie e Agenzia Dire di questa settimana.

Intervengono: Eugenio Comincini, Sindaco di Cernusco sul Naviglio e Presidente Legautonomie Lombardia; Stefano Pozzoli, Ordinario di ragioneria generale Università Parthenope Istituto di studi aziendali; Marcello Risi, Sindaco di Nardò, Ufficio di presidenza Legautonomie; Antonello Delle Noci, Assessore al bilancio con delega alle società partecipate e al controllo dei contratti di servizio.

Un problema nella continuità dell’offerta ai cittadini e un’incognita sul futuro di migliaia di lavoratori. Questi i due nodi da sciogliere dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri del dl 95 sulla spending review, che all’articolo 4 prevede l’obbligo per gli enti locali di dismettere o vendere le società partecipate e in house che gestiscono molti dei servizi necessari al territorio.

Il decreto prevede di fatto il divieto per le pubbliche amministrazioni di avere partecipazioni in società controllate, direttamente o indirettamente (con fatturato a favore superiore al 90%), mentre quelle a partecipazione totalitaria verranno sciolte entro il 31 dicembre 2013 (o, in caso di mancato scioglimento, non potranno ricevere affidamenti diretti di servizi). Inoltre, fino al 31 dicembre 2015 i limiti per le assunzioni previsti per le società controllanti si applicano anche alle società controllate inserite nel conto economico consolidato della Pubblica amministrazione. Inoltre, vengono applicate anche a queste società i limiti assunzionali previsti per l’Amministrazione controllante e il taglio del 50 per cento della spesa sostenuta per il personale a tempo determinato ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nell’anno 2009, cioè il licenziamento dei precari anche di queste società.

Il provvedimento pone un interrogativo anche per quel che riguarda l’ingresso dei privati nella Pa: i sindacati hanno già lanciato un appello per impedire dimissioni, privatizzazioni e operazioni di business a tutto vantaggio di soggetti, come le banche, interessati solo ai profitti e non ai lavoratori e agli utenti’. Comuni, Province e Regioni si trovano così a fare i conti con uno stravolgimento dell’attuale sistema delle partecipazioni, oltretutto in controtendenza con quello che prevede una direttiva dell’Unione europea, con l’obiettivo proprio di rilanciare il ruolo delle società in house a partire dal 2013 per obbligare le Amministrazioni pubbliche ad affidare a queste societa’ il 90% dei loro servizi e di quelli delle loro partecipate e controllate.

COMINCINI: IL GOVERNO VUOLE DEMUNICIPALIZZARE – ‘Noi abbiamo gia compiuto una forte razionalizzazione delle società partecipate: ne avevamo quattro e le abbiamo ridotte a due. Per una di queste, che riguarda le farmacie comunali, stiamo procedendo alla vendita delle licenze e quindi ci ritroveremmo con una sola’. Questo il punto di Eugenio Comincini, sindaco di Cernusco sul Naviglio e presidente Legautonomie Lombardia, sulla situazione delle società partecipate nel suo comune. Un bilancio che parla di una ‘bella cura dimagrante’ già fatta ‘ma ora la legge ci impone di andare oltre e fare una ulteriore modifica delle scelte già elaborate in funzione delle norme precedenti. La cosa drammatica e assurda per un Paese che vuole definirsi normale è la continua modificazione di norme a cui siamo stati soggetti in questi anni per gli stessi settori’.

Comincini punta l’indice contro ‘l’instabilità delle norme’, che ‘non aiuta a fare programmazione né risparmio, perché con quello che ci è stato chiesto negli scorsi anni molti comuni come il nostro hanno dovuto rivolgersi a dei consulenti che potessero sostenere il percorso di valutazione per arrivare ai risultati prefissati di contenimento. Adesso – spiega – cambiano di nuovo le carte in tavola, e così si buttano anche i soldi e non sono sicuro che i cittadini ne guadagnino’.

Nel dettaglio il rischio di perdere servizi ‘non c’è, perché nel momento in cui non li offre più il comune e li mette a gara, saranno affidati a un altro soggetto, ma non sempre il privato è sinonimo di efficienza e di garanzia di un buon funzionamento. L’efficienza è tale sia che la gestisca il pubblico, sia che lo faccia il privato. Il problema è quello degli obiettivi, di indicatori che dovrebbero essere marcati in maniera più precisa, se vogliamo’. Il fatto è, secondo Comincini, che ‘il governo ha deciso di procedere a una demunicipalizzazione a prescindere e di offrire al settore privato anche dei gioielli, oltre alle schifezze che ci sono in giro. Comprendo come ciò sia generato dal fatto che in Italia si siano create nel tempo situazioni di sperpero e inefficienza, ma così non si fanno distinzioni e ancora una volta ci rimetteranno quei comuni che hanno lavorato in modo corretto, facendo attenzione al denaro pubblico e ai risultati e ai servizi per i cittadini’.

Il sindaco porta quindi l’esempio della società partecipata di Cernusco sul Naviglio, quella che si occupa di igiene ambientale e verde. ‘La nostra Tia è la più bassa della provincia di Milano e ancora una volta Legambiente ci ha definito come il comune più ‘riciclone’: segno evidente che l’azione della nostra partecipata è positiva. Ma saremo comunque costretti, nel momento in cui l’autorità garante della concorrenza e del mercato ci dirà che il servizio di igiene ambientale è di tipo pubblico locale, a cercarci un socio privato che affianchi la nostra partecipata e che entri nel capitale e nella gestione’.

Per Comincini sarebbe stato ‘più equo e corretto’ concentrare l’attenzione sulle società ‘sprecone’ che costituiscono una zavorra per le Amministrazioni pubbliche. ‘Sarebbe bastato mettere dei benchmark, dei paletti precisi. Dobbiamo cominciare a pensare che questi strumenti sarebbero utili per l’intera organizzazione dello Stato. Finché rincorriamo le chimere dell’efficienza- conclude- vuol dire autodenunciare che non saremo mai in grado di produrla e che dobbiamo per forza rivolgerci al mercato: io questa cosa, da amministratore pubblico, non la accetto, non la tollero, non la digerisco’.

POZZOLI: RISCHIO EFFETTI DURISSIMI PER DIPENDENTI SOCIETA’ – ‘L’articolo 4 del decreto sulla spending review non interviene sulle società di servizi pubblici locali ma su quelle che forniscono servizi alle pubbliche amministrazioni, le cosiddette ‘società strumentali’. Effetti diretti e rilevanti sui cittadini non dovrebbero quindi esserci, ammesso che venga gestito correttamente il passaggio dell’affidamento del servizio’. Lo dice all’agenzia di stampa Dire il professore ordinario di economia aziendale all’università Parthenope di Napoli, Stefano Pozzoli, che invece parla del rischio di ‘effetti durissimi’ per i dipendenti di queste società, perché ‘il decreto, nonostante si profili un maxiemendamento, prevede che le stesse devono essere cedute o, entro il 31 dicembre 2013, messe in liquidazione. In questo caso i dipendenti rischiano di essere licenziati senza alcuna tutela. Il Sole 24 Ore ha ipotizzato che gli addetti di questo tipo di società siano almeno 20 mila ma si ha ragione di ritenere che possano essere circa il doppio’.

A questo punto per le società di servizi si apre la possibilità della privatizzazione: un beneficio o un problema? ‘Che il privato funzioni meglio è un assunto tutto ideologico- spiega Pozzoli- Se parliamo di servizi pubblici locali a mio giudizio il problema è un altro: il Governo si è domandato qual è il mondo dei servizi pubblici locali che vuole avere tra 10 anni? L’impressione, in sostanza, è che queste norme manchino di una visione di insieme e che dietro tutto questo parlare di libero mercato ci sia solo un seguire le mode del momento e nessun disegno strategico serio. Il rischio è di perdere una occasione di riassetto di alcuni settori molto rilevanti per la qualità della vita e la competitività del Paese’.

Parlando di aziende strumentali, invece, pensa che questa ondata di privatizzazione avrà successo? ‘Delle aziende strumentali, almeno della maggior parte, oggettivamente si potrebbe anche fare a meno: o il servizio lo espleta l’ente o si può benissimo acquistare sul libero mercato. Il problema è la possibilità pratica di realizzare questa privatizzazione. Gli enti locali non possono, per i vincoli di finanza pubblica e di patto di stabilità, riassumere i dipendenti che operano in queste società e questo può significare licenziamenti e tensioni politicamente insostenibili. Sinceramente credo che questa norma non avrà efficacia se non si cercherà di agevolare la messa in liquidazione di queste società consentendo agli enti di assumere almeno parte dei dipendenti e rimuovendo gli altri vincoli di finanza pubblica che ostacolano in concreto, questo genere di operazioni’. In conclusione, per Pozzoli ‘servirebbe una iniezione di pragmatismo che nel dettato di legge manca. E se non si interviene in questo senso il rischio è di trovarci di fronte all’ennesima norma destinata a restare lettera morta’.

RISI: L’ERRORE E’ UN INTERVENTO SENZA DISTINZIONI – ‘Sicuramente ci saranno delle ripercussioni sui servizi, ma dobbiamo distinguere tra società che hanno un funzionamento corretto e che hanno i bilanci a posto, e società che invece producono un continuo indebitamento’. Lo dice il sindaco di Nardò, Marcello Risi, spiegando che ‘si tratta di capire il numero e le modalità’ dell’intervento sulle società partecipate. ‘E’ giusto – continua – che si prendano dei provvedimenti nei confronti delle società con i conti non in ordine, ma non si comprende la scelta del governo di colpire anche le realtà con gestioni snelle, che producono utili ed efficienza’.

Per il sindaco di Nardò si corre il rischio di ‘scardinare apparati che funzionano senza la garanzia di sostituirli con le stesse gestioni virtuose. E’ grave che non si faccia riferimento ai bilanci, vanificando gli sforzi di chi si è sempre comportato bene’. La soluzione più giusta non sarebbe stata difficile da applicare: ‘Si potevano introdurre dei parametri da rispettare, invece di fare di tutta un’erba un fascio. L’errore di fondo è l’intervento senza distinzioni’.

Un intervento che, secondo Risi, si ripercuoterà anche a livelli occupazionali: ‘Sono convinto che in caso di dismissioni o cessioni una parte dei lavoratori delle società non sarebbe riassorbita, però va anche detto che alcune società hanno un numero di dipendenti superiore a quello che si possono permettere’. Infine, per quel che riguarda l’ipotesi di un forte ingresso dei privati negli ‘affari’ pubblici, Risi precisa che ‘bisogna distinguere tra i vari servizi. Ma in linea generale il binomio giusto è costituito da un’organizzazione tipica della struttura privata, legata a un forte controllo pubblico. Questa è l’impostazione da preservare- conclude- perché le realtà privatistiche sono per loro natura sono tese ad avere degli utili e dei risparmi di spesa e una ottimizzazione dei profitti ma hanno il rischio di avere delle carenze sul piano dei controlli, settore dove può intervenire il pubblico’.

DELLE NOCI: ATTENZIONE A NON FAVORIRE I SOGGETTI PRIVATI – Per il comune di Pesaro nessun rischio di vedere diminuire i servizi ai cittadini. Lo assicura Antonello Delle Noci, assessore al Bilancio con delega alle società partecipate e al controllo dei contratti di servizio, che precisa: ‘Non siamo nelle condizioni di dismettere società perché anche se abbiamo una partecipazione in diverse realtà, nessuna di queste è strumentale. Il nostro comune dal 2002 ha intrapreso una riorganizzazione per cui abbiamo anche presentato il bilancio consolidato con risultati estremamente positivi, quindi non rischiamo di dover chiudere delle società e tantomeno dei servizi essenziali per i cittadini. A ciò si aggiunge che nessuno dei nostri dipendenti direttamente e non legati al comune avrà problemi’.

Potrebbe essere un problema, invece, ‘la privatizzazione delle società di servizi. Il privato non funziona sempre meglio- spiega Delle Noci- una società può operare bene anche se è pubblica, l’importante è che ci sia il rispetto delle tre regole fondamentali, ovvero dei controlli, della direzione e delle tariffe in base al servizio offerto. Va detto però che il privato è sicuramente importante come partner del servizio pubblico: anche noi a Pesaro siamo di fronte alla privatizzazione di una società in house, e stiamo già lavorando da diversi mesi per mettere a gara i servizi cimiteriali e degli impianti sportivi con due società di scopo. In questo modo la società viene comunque rafforzata perché all’interno ha già le farmacie, le reti e il servizio tributi: la volontà del Consiglio comunale è infatti quella di affidare alla nostra società in house anche altri servizi. Da questo punto di vista la spending review non intacca la costruzione degli organismi partecipati del nostro comune, perché era già stata organizzata in tal senso’.

Il giudizio sulle direttive della spending review com’è quindi? ‘A livello generale credo che vada tendenzialmente nella direzione giusta, perché da una parte si vuole imporre agli enti locali la privatizzazione di alcuni servizi ma dall’altra si dà anche la possibilità di riprenderne alcuni. Di fatto la volontà del legislatore di non procedere con le società strumentali indubbiamente preclude una scelta politica se tenere i servizi in gestione diretta o con il sostegno di un privato’.

Ma non mancano i punti oscuri. ‘E’ evidente che però il legislatore in questo ha fatto alcune inesattezze, perché mancano dei passaggi che riguardano l’occupazione e il futuro dei lavoratori: è un primo aspetto sicuramente da risolvere. Il secondo riguarda i comuni più piccoli, quelli con il limite per le partecipazioni, per cui si deve poter mantenere la possibilità alla parte pubblica di avere una maggioranza, che credo sia nella volontà di questa cultura che abbiamo in Italia, dimostrata anche in occasione del referendum sulla difesa del bene comune. Altrimenti – conclude Delle Noci – il rischio sarebbe quello di facilitare il ruolo del soggetto privato’.