Agenda digitale e start up, d.l. n.179/2012: termine emendamenti giovedì 8 novembre

La Commissione industria del Senato ha avviato l’esame del decreto-legge recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, e ha fissato per giovedì 8 novembre 2012, alle ore 15, il termine per la presentazione di eventuali emendamenti ed ordini del giorno al decreto-legge n. 179/2012.
Da lunedì 29 ottobre si sta svolgendo un breve ciclo di audizioni dei soggetti maggiormente interessati. La relatrice Vicari (PdL) ha illustrato il decreto-legge, orientato alla creazione di condizioni favorevoli per le moderne attività imprenditoriali che si contraddistinguono per un elevato contenuto tecnologico e più in generale il rilancio della competitività.

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Una nuova cultura autonomista per l’Italia

“Vent’anni di berlusconismo e di leghismo hanno corroso fino ad annullarla una storica cultura autonomista patrimonio secolare della storia socialista e cattolico popolare italiana.
La stessa approvazione della riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione approvata nel 2001, che pure ha significato l’approdo necessario di un percorso importante, è avvenuto in un contesto di affanno dei riformisti …”

Di seguito pubblichiamo una nota a firma di alcuni deputati delle Commissioni parlamentari Affari Costituzionali (I) e Finanze (V).

Una nuova cultura autonomista per l'Italia

Venti anni di berlusconismo e di leghismo hanno corroso fino ad annullarla una storica cultura autonomista patrimonio secolare della storia socialista e cattolico popolare italiana.

La stessa approvazione della riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione approvata nel 2001, che pure ha significato l’approdo necessario di un percorso importante, e’ avvenuto in un contesto di affanno dei riformisti in cui occorreva arginare il localismo populista, secessionista e anti europeo della Lega. Obiettivo tutto sommato mancato come si premuro’ di dimostrare l’ azione del governo Berlusconi fra il 2001/2006. Quei cinque anni furono esiziali per il contenuto riformatore del titolo V, con un governo impegnato a smontare la riforma invece di attuarla e/o correggerla. Ma quello che piu’ ha inciso e’ stato il combinato disposto del berlusconismo e del leghismo che ha piegato le misure importanti di autonomia previste prima dalle leggi Bassanini e poi dal Titolo V a pratiche di governo molto lontane da quella importante e storica cultura autonomista di cui abbiamo parlato sopra, finendo per lasciare il campo a pratiche clientelari, a classi dirigenti squalificate e voraci. Un fenomeno che si e’ esteso attraverso un uso distorto del cosidetto spoil sistem anche ai dirigenti delle amministrazioni. Un fenomeno che purtroppo, in assenza di un partito forte ha, qui e la, intaccato anche la cultura di governo di amministratori eletti dal centro sinistra che come minimo si puo’ dire che in alcuni casi abbiano abbassato la guardia rispetto a metodi diventati ormai cultura diffusa e pervasiva tanto da essere ritenuta corrente e rispetto alla quale la reazione e’ stata debole o nulla.

Questa molto sommaria analisi non puo’ esimersi infine dal richiamare un ulteriore elemento che ha contribuito all’approdo attuale: ci riferiamo alla azione “sindacale” delle associazioni dei comuni, delle province, delle comunita’ montane, delle stesse regioni. L’azione di questi soggetti, per altro fondamentali, invece di interpretare e promuovere il nuovo contesto rappresentato dal Titolo V ha prodotto chiusure, conflitti fra livelli istituzionali, logiche corporative, immobilismo rispetto alla necessita’ di autoriforma del sistema di governo locale. L’idea che il Titolo V chiamasse solo lo Stato Centrale a cambiare si e’ rivelata mortale: lo stato centrale non e’ cambiato come doveva, barcamenandosi nelle divisioni del sistema delle regioni e delle autonomie, e i livelli istituzionali territoriali non hanno saputo interpretare la situazione nuova. Gli esempi concreti che abbiamo vissuto in questi anni e quelli ancora piu’ gravi che viviamo ora, sembrano proprio la trama di un complotto: una tecnocrazia che alberga senza soluzione di continuita’ nei gangli fondamentali del potere statale centrale con la complicita’ di organi di informazione molto influenti che , di fronte all’immobilismo riformatore delle autonomie, comincia ad aggredire i rami piu’ deboli come le comunità montane e i consigli di circoscrizione, poi le province, e ora i pezzi forti delle regioni. I comuni arriveranno di certo. Basta vedere il cervellotico e diremmo quasi diabolico sistema dei controlli che ai comuni si e’ deciso di imporre con il decreto 174 del 10 ottobre 2012. Il sospetto che in verità dietro a queste azioni si nasconda non tanto e non solo la necessita’ di garantire l’equilibrio dei conti pubblici ma la volonta’ di demolire un modello di protezione sociale e mettere le mani su un complesso sistema di beni comuni garantiti da servizi pubblici e’ troppo pressante per essere solo un sospetto.

Oggi il pericolo e’ che invece di favorire la nascita di una nuova cultura autonomista, anche sotto la spinta della crisi economica piu’ grave che il paese ricordi, si faccia strada l’idea che le autonomie siano un danno e il centralismo la soluzione. Consideriamo questa che e’ già molto di piu’ che una ipotesi un errore strategico e tragico per il futuro del paese, della sua coesione sociale, della sua crescita economica e civile. Per questo e’ necessario porre un freno ad una tendenza che con l’argomento della lotta ai costi della politica e all’eccesso di burocrazia, in verità demolisce sistematicamente gli spazi di autogoverno degli enti locali e delle regioni e soprattutto mina alle basi il sistema dei servizi che da questi dipendono. Il PD deve cominciare a dire basta e deve farlo subito agendo nel merito anche dei provvedimenti in corso di approvazione in questo scorcio finale di legislatura. Per quanto ci riguarda intendiamo essere conseguenti nell’impegno di rivedere le disposizioni del già citato decreto 174. Il PD e il centro sinistra che si candida al governo ha il dovere di riprendere il capo del filo per tessere una risposta a questa offensiva pericolosa e soprattutto dannosa per il paese. Chi pensa ad esempio che nel momento stesso in cui si parla di un bisogno di piu’ Europa si possa ridimensionare il ruolo delle regioni per rafforzare il centralismo nazionale non sa o fa finta di non sapere che sta andando esattamente dalla parte opposta della storia. Ma nello stesso tempo chi pensa di sconfiggere questa offensiva difendendo le regioni per come le conosciamo sappia che va incontro a sconfitta certa. Il PD e il centro sinistra debbono mettere a fuoco un disegno che abbia una coerenza sia in riferimento al sistema istituzionale che si vuole costruire modificando anche la Costituzione sia del sistema di governo dei servizi, per essere certo dipoter utilizzare proficuamente il prossimo quinquennio. Questa necessita’ di visione e di proposta non e’ rinviabile.Noi pensiamo che il riordino in atto delle province, pur maturato in un contesto confuso e pieno di populismi di diverso segno sia comunque una occasione da cogliere. Alla proposta demagogica che puntava alla eliminazione di un livello intermedio di governo di area vasta fra comuni e regioni presente in tutti gli ordinamenti dei principali paesi europei, siamo riusciti ad opporre una idea nuova di provincia. Tutte le vecchie province verranno chiuse. Quelle che nasceranno saranno tutte nuove province e parallelamente abbiamo sbloccato il ventennale ritardo nel varo delle città metropolitane. Ma questa riforma se non dara’ luogo a seguire ad una riforma, inclusa la riduzione del numero, delle regioni a statuto ordinario e a statuto speciale, e dei comuni che abbisognano di una forte spinta al superamento della frammentazione, sara’ inutile.

E’ dentro questo processo dinamico che deve nascere una nuova cultura autonomista che non si misuri piu’ prevalentemente sull’asse autonomia-identia’ ma si sposti significativamente su quello autonomia-razionalita’-efficacia. Su questo asse ha senso riformare gli strumenti di misurazione delle performance riprendendo il lavoro avviato con il federalismo fiscale e quelli di controllo alla luce di un limite acclarato evidenziato da come (non) sono stati realizzati e gestiti i controlli interni , ma non ha senso invadere e svuotare l’autonomia e l’autogoverno. Su questo asse occorre ridefinire il rapporto fra pubblico e privato riprendendo una iniziativa sui beni comuni e sui servizi di welfare locale. Su questo asse soprattutto si deve ridefinire la credibilita’ della politica e con essa un rafforzamento della democrazia. C’e’ un rapporto indissolubile fra democrazia, efficacia e razionalita’ della azione di governo e autonomie locali che solo una presunzione tecnocratica puo’ sottovalutare con effetti che possono davvero essere pericolosi.

firmato: Amici Sesa, Bressa Gianclaudio, Bordo Michele, Ferrari Perangelo, Fiano Emanuele, Fontanelli Paolo, Giovanelli Oriano, Lo Moro Doris, Minniti Marco, Naccarato Alessandro, Pollastrini Barbara, Pizzetti Luciano, Zaccaria Roberto.

 

Decreto “Salva Comuni”. Legautonomie: Sostegno e adesione all’iniziativa del Comune di Napoli

Gli organi eletti del Comune di Napoli si sono dati appuntamento per domani mattina, 30 ottobre, a Roma, davanti Piazza Montecitorio, per protestare contro il decreto 174, il cosiddetto salva-Comuni e proporre emendamenti al testo.
Legautonomie dà il suo sostegno all’iniziativa. In allegato una nota di adesione inviata al Comune di Napoli dalla sede Campana di Legautonomie.

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Riordino delle Province: il Piemonte ne propone sei

Il Consiglio regionale propone al Governo, approvando la deliberazione richiesta dalla legge nazionale n.135/2012 sulla spending review, la costituzione di sei Province: Torino (futura città metropolitana), Cuneo, Alessandria, Asti, Biella-Vercelli, Novara-VCO.

In apertura di seduta è intervenuto il presidente della Regione, Roberto Cota, che ha sottolineato innanzitutto la sua contrarietà all’impianto complessivo delineato dal Governo: “Ci troviamo in una situazione paradossale: dover gestire un contesto non voluto da noi, frutto di scelte che non condividiamo e che vanno rispedite al mittente. Dobbiamo ottenere la modifica dell’impianto normativo, l’elezione diretta delle Province, senza la quale viene tolta la rappresentanza ai territori, e il reintegro delle risorse da parte del Governo, perché non si possono realizzare accorpamenti senza i fondi necessari”.

Infine, Cota ha sostenuto che prima di approvare il decreto di riordino delle Province italiane il Governo dovrebbe attendere che il 6 novembre la Corte costituzionale si pronunci sul ricorso di illegittimità presentato da alcune Regioni, tra cui il Piemonte.

Articolo tratto da www.regionepiemonte.it

FOCUS /Riforma degli Enti locali, il governo la spinge per decreto

Nell’approfondimento tematico di Legautonomie e Agenzia Dire di questa settimana si parla di riforma del Titolo V della Costituzione. Gli interventi di: Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e Presidente di Legautonomie; Augusto Barbera, già parlamentare, professore costituzionalista; Stefano Ceccanti, senatore Pd e relatore in commissione Affari costituzionali di palazzo Madama; Andrea Pastore, senatore del Pdl e membro della commissione Affari costituzionali
L’autogestione è finita. Approvato, nel Consiglio dei ministri del 9 ottobre, il nuovo disegno di legge costituzionale del governo Monti riforma il Titolo V, e spezza il sogno degli Enti locali: il principio di supremazia dello Stato su tutte le materie, a prescindere dalla competenza legislativa, è sancito.
Nella conferenza stampa successiva alla riunione del Consiglio, il presidente Monti sottolinea come il governo “si è dedicato al compito di prendere misure per accrescere la competitività dell’Italia e rimuovere alcuni impedimenti strutturali, ma abbiamo riscontrato che un ostacolo tra i molti risiede in alcuni particolarità istituzionali. In particolare alcuni aspetti del Titolo V della Costituzione”. Il disegno di legge interviene dopo undici anni dalla precedente revisione, attuata con un’altra legge costituzionale, 18 ottobre 2001.
FOCUS /Riforma degli Enti locali, il governo la spinge per decreto

La riforma, o la ‘controriforma’, come già l’hanno ribattezzata molti politici locali, mette in primo piano il principio dell’unità giuridica ed economica della Repubblica come valore fondamentale dell’ordinamento, prevedendo che la sua garanzia, insieme a quella dei diritti costituzionali, costituisca compito primario della legge dello Stato.

Il principio viene sancito, anche a prescindere dal riparto delle materie fra legge statale e legge regionale. Si tratta della cosiddetta ‘clausola di supremazia’. Tra le principali novità, si procederà ad una parziale rivisitazione degli elenchi delle materie di legislazione esclusiva statale e di legislazione concorrente delle regioni: ad esempio, vengono inserite nel campo della legislazione esclusiva dello Stato alcune materie che erano precedentemente considerate di legislazione concorrente, come il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, le grandi reti di trasporto e di navigazione, la disciplina dell’istruzione, il commercio con l’estero, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia. Riguardo alla potesta’ legislativa l’attuale articolo 117, oltre a stabilire quali materie sono attribuite esclusivamente allo Stato e quali alla potesta’ concorrente, prevede che “nelle materie di legislazione concorrente’ spetti alle Regioni ‘la potesta’ legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato”. Il disegno di legge costituzionale attribuisce, invece, alla legge statale un ruolo più ampio nell’area della legislazione concorrente, prevedendo che spetti alla legge dello Stato non più di stabilire i “principi fondamentali”, bensi’ di porre la disciplina funzionale a garantire l’unita’ giuridica ed economica della Repubblica. Nella competenza statale vengono inserite inoltre anche materie sino ad ora non specificamente individuate nella Costituzione e che sono state oggetto, in questi anni, di contenzioso costituzionale, come la disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e la disciplina generale degli enti locali. Vengono disposti, poi, confini meno rigidi fra potesta’ regolamentare del governo e potesta’ regolamentare delle regioni, prevedendo in modo semplice che lo Stato e le regioni possono emanare regolamenti per l’attuazione delle proprie leggi. Infine viene riconosciuta la competenza della Corte dei conti a svolgere controlli sugli atti e sui bilanci delle regioni; l’equilibrio di bilancio e il contributo al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica sono individuati come principi validi anche nei confronti dell’autonomia delle regioni a statuto speciale.

FILIPPESCHI: NON ABBANDONARE IL PROGETTO FEDERALISTA – ‘Sul passaggio di alcune importanti competenze nuovamente allo Stato come i trasporti ed energia, non sono contrario, ma perplesso: non vorrei fosse il primo grande passo verso l’abbandono del progetto federalista, già di per sé compromesso con le ultime manovre finanziarie’ afferma Marco Fillipeschi, sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie, interpellato dalla Dire sulla riforma del titolo V della Costituzione. Per Filippeschi, “il decreto legge del governo è certamente utile, detta nuove regole finalizzate a riequilibrare la situazione finanziaria degli enti locali in difficoltà e a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici delle regioni. E’ giusto imporre maggiore sobrietà alle regioni, visto che i comuni sono già stati sottoposti a una simile disciplina”.

Un conto, sottolinea Filippeschi, “è la previsione dell’obbligo per le regioni del pareggio di bilancio – che per i comuni e le province esiste già – e la reintroduzione di forme di controllo sulla legittimità degli atti amministrativi, un’altra cosa è arrivare a ‘spogliare’ gli enti locali di tutti i poteri governativi e di indirizzo politico che hanno sul loro territorio. Penso per esempio alle politiche di sviluppo indirizzate alle imprese ma anche al welfare. Spero dunque non si voglia tornare al passato gettando via, come si suol dire, il bambino con l’acqua sporca. Io ritengo che occorra una manutenzione straordinaria della riforma federale che ne salvaguardi gli aspetti più virtuosi e superi quelli che non hanno funzionato”.

Non si torna indietro? “Le misure adottate dal governo sono utili, ma facendo attenzione ad una ricentralizzazione acritica delle responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche”.

Legautonomie ha una sua proposta al riguardo? Quale strada sarebbe meglio seguire? “La legge sul federalismo fiscale definiva i criteri per una ripartizione delle risorse basata sui fabbisogni e costi standard e su un riassetto della finanza pubblica basato su principi di responsabilità, rigore e contenimento dei costi. Questi principi vanno tradotti in pratica attraverso un processo condiviso da Governo, Parlamento e sistema delle autonomie, che riallinei la riforma federale agli obiettivi di risanamento strutturale della finanza pubblica. Bisogna cogliere la crisi come opportunità per trovare un nuovo punto di equilibrio tra le ragioni dell’autonomia e quelle dello stato centrale, nell’interesse dei cittadini e dei territori”.

Ma il governo non deve far da solo… ‘E’ un’operazione che dobbiamo fare assieme, Stato centrale e autonomie, cominciando con il potenziare gli organi di concertazione già previsti e iniziando a ragionare seriamente sul superamento del bicameralismo perfetto per arrivare alla costituzione di un Senato delle Regioni, capace di garantire da un lato la rappresentanza alle autonomie regionali e locali, dall’altro lato una riduzione fisiologica del numero dei parlamentari eletti, il tutto snellendo l’attuale iter parlamentare, che è troppo lento’.

Scandali e costi della politica. Sembra che a livello di amministrazioni locali non si pensi ad altro che a rubare… siamo in presenza di un problema generale o si tratta solo di poche mele marce? ‘Chi fa di tutta l’erba un fascio sbaglia. Demonizzare la politica tout court significa arrendersi all’idea di un paese impossibile da governare, abbandonare a se stessi i tanti cittadini onesti che lavorano e amano questo paese, lasciare soli i tanti amministratori che ben guidano i loro territori. Sicuramente possono essere introdotte norme volte a ‘rinforzare’ i controlli a monte, ma non si pensi di ridurre il lavoro dell’amministratore a quello di ‘passacarte’”.

Secondo lei, dopo le Province e le Regioni, si cercherà di colpire anche i Comuni? ‘Non immagino cos’altro si possa chiedere ai comuni. In termini di sacrifici siamo stati tartassati e ancora oggi quando c’è qualcosa da tagliare lo si fa guardando ai comuni. Siamo in una fase molto delicata, molti sindaci non riusciranno a fare i bilanci, sono con l’acqua alla gola e lo sono da troppo tempo, non riescono a trovare soldi per la manutenzione delle strade, le scuole, garantire i servizi sociali. Spero piuttosto si rivolga l’attenzione alle sedi centrali e periferiche dello Stato, guardando cosa accade dentro ai ministeri piuttosto che tornare sempre e comunque sui Comuni. Non si possono chiedere sacrifici così importanti ai cittadini, fargli pagare le tasse più alte del mondo e continuare a tagliargli i servizi fondamentali senza però bilanciare questi sacrifici’.

BARBERA: RIFORMA OPPORTUNA, NON UCCIDE IL SOGNO FEDERALISTA – ‘Il paradosso è che questa riforma, che adesso vede contraria la Lega, sul Titolo V è simile a quella portata avanti da Calderoli nel 2006’. Già parlamentare, professore costituzionalista, il nome di Augusto Barbera è legato indissolubilmente all’analisi della ‘Carta’ che regola da 65 anni le noste istituzioni. Nel linguaggio comune degli studenti, il ‘Barbera’, e’ diventato sinonimo di manuale di diritto e il professore, in un’intervista alla Dire, fa il punto sulla nuova legge di riforma del Titolo V: quella del governo Monti.

Professore come vede questo disegno di legge costituzionale del governo? ‘E’ una riforma assai opportuna, nel 2001 si era esagerato! Questo disegno di legge, invece, riequilibra finalmente il Titolo V. Il problema e’ che assai difficilmente si realizzera’…’ Si riferisce al parere contrario della Lega? ‘Si’. Che poi questo sarebbe un bel paradosso…’

In che senso professore? ‘Il paradosso e’ che questa riforma, che adesso vede le critiche della Lega, sul Titolo V e’ simile a quella portata avanti da Calderoli nel 2006. Anche li’, in materie come energia infrastrutture e legislazione concorrente, si sanciva la supremazia del governo statale. All’epoca a criticarla era il centrosinistra, che asseriva che in quel modo si sarebbero sfasciate le autonomie. Ovviamente era una falsita’, cosi’ come sono sbagliate le critiche odierne. Del resto, quando due falsita’ su un concetto convergono, non puo’ che essere prova del fatto che invece quel concetto e’ giusto’.

Quindi non siamo di fronte alla fine del sogno federale? ‘Assolutamente no. Viene semplicemente riportato un equilibrio voluto dai padri costituenti e ribadito dalla Corte costituzionale negli anni. Certamente finisce il mito di un federalismo fatto male e in maniera frettolosa, per lasciar spazio ad un regionalismo serio, anche in vista del problema che coinvolgera’ il nostro continente nei prossimi anni: quello di dar risposta ad un’esigenza di federalismo europeo sempre piu’ politico’.

CECCANTI (PD): LA RIFORMA NON ‘CENTRALIZZA’ – ‘Il governo, con questo disegno di legge, non sta facendo altro che rispondere con coerenza a delle segnalazioni fatte dalla Corte costituzionale anni fa, con la riforma del titolo V’. Cosi’ Stefano Ceccanti, senatore Pd e relatore in commissione Affari costituzionali di palazzo Madama, in un’intervista alla Dire, parla della proposta di legge con la quale il governo intende modificare la riforma del titolo V della costituzione.

Senatore Ceccanti, possiamo dire che per gli Enti locali l’autogestione e’ finita? ‘Ma guardi che il governo, con questo disegno di legge, non sta facendo altro che rispondere con coerenza a delle segnalazioni fatte dalla Corte costituzionale anni fa, con la riforma del titolo V’.

Certo, tra spending review e scandali provinciali e regionali, la voglia di centralismo statale sembra piu’ una cosa dettata dalla crisi che non dalla Corte… ‘Gli scandali regionali, in realta’, non c’entrano molto con questa riforma. Quelli sono dovuti a due tipologie di problemi. Il primo e’ il sistema delle preferenze su un vasto territorio, che porta con se tutti i problemi legati alle preferenze e li somma a campagne elettorali molto costose. Il secondo problema e’ l’eccesso di frammentazione che porta a delle giunte con gruppi formati anche da una sola persona’.

Molti amministratori locali, tra riordino delle province e riforma del Titolo V, dicono che si sta distruggendo il sogno di uno Stato federale e funzionale… ‘Non e’ vero che questa riforma e’ tutta pro centralizzazione: e’ rimasta l’idea della concorrenza di competenze in molte materie. Questa legge segue il sentiero indicato dalla Corte costituzionale che ha il compito di vigilare sulla struttura di uno Stato. Il principio che inserisce, cioe’ quello di supremazia del governo centrale su tutte le materie, esiste in ogni Paese federale’.

La nostra e’ una Costituzione rigida con formule di revisione complesse, secondo lei, con questo clima parlamentare, ha possibilita’ di essere approvata? ‘La vedo complicata. La Lega, nella sua visione federalista, sara’ contraria e questo rischia di far si’ che anche il Pdl non metta in campo la forza necessaria per farla approvare. A questo va aggiunto il fatto che i tempi di questa legislatura sono quasi scaduti’.

PASTORE (PDL): NON E’ STOP AL FEDERALISMO – “Non dico che siamo fuori tempo massimo ma quasi, ma noi certo non ci sottraiamo alla responsabilità di portare avanti il testo in commissione e mi auguro poi in aula. E’ difficile ma ci proveremo”. Così il senatore del Pdl e membro della commissione Affari costituzionali, Andrea Pastore, spiega all’agenzia Dire le criticità che riguardano l’iter di modifica della riforma del titolo V della Costituzione. Nel testo, aggiunge, “vi sono alcuni temi che sono stati sviscerati in questi ultimi anni, per questo direi che la materia è abbastanza sviluppata. Naturalmente vi sono alcune scelte del governo che sono assolutamente da condividere e altre che invece destano perplessità e vanno magari ritoccate”.
Pastore chiarisce: “Per quel che riguarda la forma, prendiamo come esempio la materia dell’intervento sello statuto della Regione siciliana che, anche se condivisibile nel merito è però di difficile praticabilità perché per la modifica degli statuti occorre una procedura particolare.
Riguardo alla sostanza, invece, pensiamo al principio di supremazia dello Stato nei confronti delle Regioni però diciamo che è un po’ troppo rigido rispetto almeno alle formule avanzate in seguito: noi dobbiamo migliorare i rapporti con le regioni, non possiamo demolirne le attribuzioni”.
Ma per il senatore “assolutamente non si può parlare di uno stop al processo di federalismo. Direi solo che c’è un chiarimento di situazioni che hanno provocato numerosi conflitti in questi anni e l’affermazione che di fronte ai valori costituzionali o alle esigenze di unità nazionale prevale naturalmente quest’ultima, come già espresso dall’art. 120 della Costituzione”. Ma Pastore non accetta l’idea che l’accelerazione sulle modifiche che interessano gli Enti locali sia dovuto “a quanto sta succedendo in queste ultime settimane negli enti locali. Stiamo intervenendo su un sistema costituzionale molto complesso e pensare che per i gettoni di presenza, piuttosto che per l’indennità di qualche consigliere manolesta, si faccia una riforma del genere è una cosa che mortifica la riforma e la politica in generale. Credo che sia fatta più per evitare che la conflittualità faccia degenerare ancora di più il sistema finanziario, che deve essere tenuto sotto controllo, a prescindere dalla condotta o dagli sprechi delle Regioni”. Nessun rischio anche per una maggiore centralizzazione dello Stato: “Non credo- conclude Pastore- certamente c’è un irrigidimento ma non un ritorno al passato”.

Legge di stabilità 2013, termine emendamenti in Commissione bilancio Camera

Il disegno di legge del Governo “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2013)” (C.5534) è stato assegnato alla Commissione bilancio, sede referente, relatori Baretta (PD) e Brunetta (PdL). La Commissione ha fissato per mercoledì 31 ottobre alle ore 13 il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl.
La prossima settimana sarà dedicata al ciclo delle audizioni preliminari.

Dopo la pausa per la festa del 1° novembre la Commissione procederà all’esame degli emendamenti per conferire il mandato al relatore giovedì 8 novembre. Lunedì 12 novembre è previsto l’avvio del dibattito in Assemblea.

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Riforma Titolo V della Costituzione, il ddl al Senato

Il ddlc del Governo “Disposizioni di revisione della Costituzione e altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale”, presentato al Senato (S.3520), è stato assegnato alla Commissione Affari costituzionali, in sede referente.
In allegato pubblichiamo il disegno di legge costituzionale.

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Varato il Ddl semplificazioni-bis

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 16 ottobre 2012, ha approvato le nuove misure sulla semplificazione a favore dei cittadini e delle imprese.
Le semplificazioni-bis varate intervengono lavoro e previdenza, infrastrutture, beni culturali, edilizia, privacy, ambiente agricoltura. Si tratta del secondo provvedimento in materia di semplificazione, che segue il decreto-legge 5/2012, il cosiddetto Semplifica Italia.

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Forum Energia

Fino al 14 ottobre 2012 , attraverso il forumenergia, gli utenti possono fornire contributi e proposte sulle “linee d’azione” del Piano d’Azione 2012-2014, prima dell’approvazione delle stesse da parte della Giunta regionale.
Le linee d’azione sono le nuove agevolazioni in campo energetico che la Regione metterà a disposizione del territorio nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi assegnati al Piemonte al 2020 (15,1% di energia da fonti rinnovabili).
Si ricorda che gli utenti possono commentare ogni singola linea d’azione alla quale sono iscritti col proprio profilo.
Per chiarimenti e richieste di informazione si prega di utilizzare l’apposito indirizzo di posta elettronica:

forumenergia@csi.it

L’art. 7 della Legge regionale 7 ottobre 2002, n. 23 “Disposizioni in campo energetico. Procedure di formazione del piano regionale energetico-ambientale” prevede l’istituzione di un tavolo di concertazione con gli enti locali, denominato Forum regionale per l’energia, al quale possono partecipare anche i rappresentanti delle agenzie per l’ambiente e per l’energia, nazionali e locali, delle categorie produttive, delle forze sociali, delle associazioni ambientaliste, degli atenei e degli enti di ricerca e, in generale, tutti i soggetti interessati.

Le sei edizioni del Forum regionale per l’energia, convocate dall’approvazione della L.R. 23 ad oggi, hanno permesso un confronto aperto tra la Regione e i portatori di interesse (stakeholder) che ha portato alla definizione concertata delle politiche energetiche da intraprendere e degli obiettivi da perseguire attraverso gli strumenti di programmazione regionale, quali il vigente Piano Energetico Ambientale Regionale e la successiva Relazione programmatica sull’energia.

Gli obiettivi energetico-ambientali posti dall’Unione Europea per il 2020 e la ripartizione dell’obiettivo vincolante sulle fonti rinnovabili a livello regionale impongono l’adozione di un nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale che definisca i necessari indirizzi prioritari, le azioni e gli strumenti.

Per la costruzione del nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale, la Regione ha deciso di attivare un percorso partecipato di approfondimenti e confronto innovativo basato su un portale web con tecnologia 2.0., denominato “forumenergia”, attraverso cui effettuare, in modalità dinamica, la raccolta di contributi di diverse tipologie di portatori di interessi nel mondo dell’energia da tutti i punti di vista, partendo dal produttore fino ad arrivare al consumatore.

Questa modalità di partecipazione è stata pensata al fine di facilitare un processo di condivisione e di confronto di idee, proposte, necessità, esigenze dell’intera comunità regionale per cogliere pienamente tutti gli elementi rilevanti per il nostro territorio, nello spirito del citato art.7 della l.r.23/2002.

Questo spazio rappresenta, quindi, il luogo virtuale per condividere i nuovi obiettivi da raggiungere nell’arco di tempo 2012-2020 e per proporre modifiche o integrazioni alla strategia in corso di definizione.

“Leggi le modalità per partecipare”

Dl enti locali, Filippeschi: “Giusto imporre maggiore sobrietà a regioni, comuni già sottoposti a simile disciplina”

“Il decreto legge del governo che detta nuove regole finalizzate a riequilibrare la situazione finanziaria degli enti locali in difficoltà, nonché a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici delle regioni è utile; è giusto imporre maggiore sobrietà alle regioni considerando che i comuni sono già sottoposti a una simile disciplina.
In questa direzione vanno anche la previsione dell’obbligo del pareggio di bilancio – che per i comuni e le province esiste già – e la reintroduzione di forme di controllo sulla legittimità degli atti amministrativi”. Così Marco Filippeschi, presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa, commenta il dl sui enti locali approvato dal Cdm giovedì 4 ottobre 2012.
 

“Io ritengo che occorra una manutenzione straordinaria della riforma federale che ne salvaguardi gli aspetti più virtuosi e superi quelli che non hanno funzionato, anche nella prospettiva dei suoi impatti sul processo di risanamento finanziario e sul rispetto dei vincoli comunitari. Le misure adottate dal governo sono utili, ma attenzione ad una ricentralizzazione acritica delle responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche.

 La legge sul federalismo fiscale – continua Filippeschi – definiva i criteri per una ripartizione delle risorse basata sui fabbisogni e costi standard e su un riassetto della finanza pubblica basato su principi di responsabilità, rigore e contenimento dei costi. Questi principi vanno tradotti in pratica attraverso un processo condiviso da Governo, Parlamento e sistema delle autonomie, che riallinei la riforma federale agli obiettivi di risanamento strutturale della finanza pubblica. Bisogna cogliere la crisi come opportunità per trovare un nuovo punto di equilibrio tra le ragioni dell’autonomia e quelle dello stato centrale,nell’interesse dei cittadini e dei territori.

 

E’ un’operazione che dobbiamo fare assieme, stato centrale e autonomie, cominciando con il potenziare gli organi di concertazione già previsti e cominciando a ragionare seriamente sul superamento del bicameralismo perfetto e la creazione della camera delle autonomie”.