Auguri da Legautonomie Piemonte

Il presidente Umberto D’Ottavio, il direttore Marita Peroglio e lo staff di Legautonomie Piemonte vi augurano un felicissimo Natale e un buon 2013

Legge di stabilità 2013, modifiche approvate in Senato

La Commissione bilancio del Senato riprenderà oggi l’esame degli emendamenti al ddl S. 3584 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (legge di stabilità 2013). Rimangono infatti da votare alcuni emendamenti di rilievo, come quello sull’IMU e la TARES, nonché le nuove proposte di modifica dei relatori 1.7000 in materia di riordino delle province, 1.8000 sul patto di stabilità interno, e 2.0.4000 recante proroga di termini previsti da disposizioni legislativi.
Il Presidente ha convocato la Commissione per lunedì 17 dicembre, alle ore 10,30, 15 e 20,30.
Legge di stabilità 2013, modifiche approvate in Senato

Si segnala che i relatori, dopo aver ritirato l’emendamento 3.2000, hanno infine presentato gliemendamenti 1.7000 in materia di riordino delle province, 1.8000 sul patto di stabilità interno, e 2.0.4000 recante proroga di termini previsti da disposizioni legislativi (in allegato).

Le modifiche apportate finora prevedono:

ARTICOLO 1 – con decreto del Ministro della salute sono stabilite le modalità di attuazione di una verifica straordinaria da effettuarsi nei confronti del personale sanitario dichiarato inidoneo alla mansione specifica;

– l’articolo 12, c. 10. del d.l. n. 78/20120 è abrogato dal 1.1.2011. I trattamenti di fine servizio liquidati in base alla predetta disposizione sono riliquidati d’ufficio entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto e in ogni caso non si provvede al recupero a carico del dipendente delle eventuali somme già erogate. La copertura è data dalla riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali e in parte con il fondo speciale di parte corrente utilizzando l’accantonamento del Ministero del lavoro (7 milioni di euro) e del Ministero dell’istruzione (33 milioni). (approvato con modifiche);

– inserite disposizioni in materia di alta formazione artistica e musicale: i diplomi accademici di primo livello rilasciati dalle istituzioni facenti parte del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale sono equipollenti ai titoli di laurea rilasciati dalle università appartenenti alla classe L-3 dei corsi di laurea nelle discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda. L’equiparazione vale anche per l’ammissione ai pubblici concorsi per l’accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le istituzioni concludono la procedura di messa a ordinamento di tutti i corsi accademici di secondo livello;

– l’innalzamento del contributo unificato è destinato, in via prioritaria, all’assunzione di personale di magistratura ordinaria, nonché, per il solo anno 2013, per consentire ai lavoratori cassintegrati, in mobilità, socialmente utili e ai disoccupati e agli inoccupati, che a partire dall’anno 2010 hanno partecipato a progetti formativi regionali o provinciali presso gli uffici giudiziari, il completamento del percorso formativo entro il 31 dicembre 2013, nel limite di spesa di 7,5 milioni di euro. Dal 2014 tale ultima quota è destinata all’incentivazione del personale amministrativo;

– si precisa che nel processo amministrativo per valore della lite nei ricorsi si intende l’importo posto a base d’asta individuato dalle stazioni appaltanti negli atti di gara, ai sensi dell’articolo 29, dlg n. 163/2006;

– inserite disposizioni che precisano l’entità delle tariffe per gli avvocati e procuratori; – l’Avvocatura dello Stato è autorizzata ad effettuare, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste dalla normativa vigente, ulteriori assunzioni di Avvocati dello Stato, entro il limite di spesa pari a euro 272.000 a decorrere dall’anno 2013;

– non si applicano le norme sul divieto di acquisto di immobili per la PA alle operazioni di acquisto previste in attuazione di programmi e piani concernenti interventi speciali per promuovere lo sviluppo economico e la coesione sociale e territoriale;

– la nullità dei contratti stipulati in violazione degli obblighi di utilizzo degli strumenti di acquisto Consip (art. 1 d.l. n. 95/12) non si applica alle PA quando il contratto sia stato stipulato ad un presso più basso di quello derivante dal rispetto dei parametri Consip e a conduzione che non siano insorte contestazioni tra PA e impresa;

– i limiti di spesa per le PA inserite nel conto economico consolidato posti dal comma 100, non si applicano agli investimenti connessi agli interventi speciali finalizzati alla promozione dello sviluppo economico e la coesione sociale e territoriale, per rimuovere gli squilibri economici, sociali e favorire l’esercizio dei diritti della persona e finanziari ai sensi del dlg n. 88/2011;

Articolo 2 – nuovi commi riguardano le autorizzazioni di spesa e le attività della società Expo 2015;

– riformulato il comma 27: i 223 milioni di euro destinati alle regioni per l’attuazione di interventi in materia di istruzione sono esclusi dal patto di stabilità interno sono limitatamente al 2013;

– nel comma 41 si precisa che dall’anno 2013, il Documento di economia e finanza contiene una valutazione, relativa all’anno precedente, delle maggiori entrate strutturali ed effettivamente incassate derivanti dall’attività di contrasto dell’evasione fiscale e contributiva, nonché della differenza tra la spesa per interessi sul debito pubblico prevista e quella effettivamente erogata. Dette maggiori risorse, al netto di quelle necessarie al mantenimento dell’equilibrio di bilancio e alla riduzione del rapporto tra il debito e il prodotto interno lordo, nonché di quelle derivanti a legislazione vigente dall’attività di recupero fiscale svolta dalle regioni, dalle province e dai comuni, unitamente alle risorse derivanti dalla riduzione delle spese fiscali, confluiscono in un Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale e sono finalizzate al contenimento degli oneri fiscali gravanti sulle famiglie e sulle imprese, secondo le modalità di destinazione e di impiego indicate nel medesimo Documento di economia e finanza; – al comma 43, relativamente al Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, viene soppresso il comma che prevedeva l’aumento della quota di compartecipazione regionale all’IVA;

– un nuovo comma 43 dispone la possibilità di emissione di tranche di prestiti vigenti volte a costituire un portafoglio attivo di titoli di Stato da utilizzare per effettuare operazioni di pronti contro termini o altre in uso nei mercati finanziari;

– dal 1º gennaio 2013, le disposizioni per la partecipazione onorifica agli organi collegiali non si applicano ai Presidenti degli Enti parco(autorizzata una spesa annua pari a un milione di euro, a decorrere dall’anno 2013);

– per gli iscritti alle Casse CPDEL, CPS, CPI, CPUG cessati dall’iscrizione senza il diritto a pensione entro il 30.7.2010, la domanda finalizzata alla costituzione della posizione assicurativa è ammessa anche successivamente a tale data. I benefici decorrono dalla data di presentazione della domanda. Prevista la facoltà di conseguire una unica pensione cumulando i periodi assicurativi non coincidenti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria di invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti autonomi, iscritti alla gestione separata e alle forme sostitutive, esclusive della medesima che non siano già titolari di trattamento pensionistico autonomo presso le suddette gestioni, qualora non siano in possesso dei requisiti per il diritto al trattamento pensionistico. La facoltà può essere esercitata esclusivamente per la liquidazione delle pensione di vecchiaia (con requisiti anagrafici e contributivi ex art. 24, commi 6 e 7 della legge 241/2011) nonché dei trattamenti di inabilità e ai superstiti di assicurato deceduto prima di aver acquisito il diritto a pensione; il diritto al trattamento di pensione di vecchiaia è conseguito in presenza dei requisiti anagrafici e di contribuzione più elevati tra quelli previsti dai rispettivi ordinamenti che disciplinano le gestioni interessate all’esercizio della facoltà operista e degli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età e anzianità contributiva, previsti dalla gestione previdenziale alla quale il lavoratore risulta da ultimo iscritto. Le gestioni interessate, ciascuna per la parte di propria competenza, determinano il trattamento pro quota in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Per al determinazione dell’anzianità contributiva si tiene conto di tutti i periodi assicurativi non coincidenti, accreditati con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere da tale data, la quota di pensione corrispondente a tali anzianità calcolata secondo il sistema contributivo. Per chi avesse già provveduto alla ricongiunzione con domanda presentata dal 1°luglio 2010 è consentito il recesso;

– è autorizzata la partecipazione dell’Italia all’aumento di capitale della Banca Europea per gli Investimenti con un contributo totale pari a 1.617.003.000,00 euro da versare in un’unica soluzione nell’anno 2013;

– inserite alcune modifiche alle legge di riforma del mercato del lavoro (n. 92/2012): in materia di ammortizzatori sociali si precisa che a decorrere dal 1° gennaio 2016: per i lavoratori di età inferiore a cinquantacinque anni, l’indennità viene corrisposta per un periodo massimo di dodici mesi, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti negli ultimi dodici mesi, anche in relazione ai trattamenti brevi di cui al comma 20 (mini-ASpI); per i lavoratori di età pari o superiore ai cinquantacinque anni, l’indennità è corrisposta per un periodo massimo di diciotto mesi, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti negli ultimi diciotto mesi. La mini-ASPI è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione nell’ultimo anno; ai fini della durata non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione della prestazione. Alle prestazioni liquidate dall’ASPI si applicano le norme già operanti in materia di indennità di disoccupazione ordinaria non agricola. Nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI, intervenuti a decorrere dal 1º gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell’anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, se il rapporto è proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione di cui al comma 30. Slitta al 2014 la riduzione dell’aliquota contributiva al 2,6 per cento per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato per l’esercizio di attività di somministrazione. Viene ampliato il termine entro cui i sindacati e gli imprenditori stipulano gli accordi collettivi per i fondi di solidarietà bilaterali; si precisa inoltre che i fondi assicurano, la prestazione di un assegno ordinario di importo almeno pari all’integrazione salariale, la cui durata massima sia non inferiore a un ottavo delle ore complessivamente lavorabili da computare in un biennio mobile, e comunque non superiore alle durate massime previste dall’articolo 6, commi primo, terzo e quarto della legge 20 maggio 1975, n. 164, anche con riferimento ai limiti all’utilizzo in via continuativa dell’istituto dell’integrazione salariale. Inoltre i fondi possono erogare prestazioni integrative, in termini di importi o durate, rispetto alle prestazioni pubbliche previste in caso di cessazione dal rapporto di lavoro ovvero prestazioni integrative, in termini di importo, in relazione alle integrazioni salariali;

– la riprogrammazione dei programmi cofinanziati dai Fondi strutturali 2007/2013 oggetto del Piano di Azione e Coesione può prevedere il finanziamento di ammortizzatori sociali in deroga nelle Regioni, connessi a misure di politica attiva e ad azioni innovative e sperimentali di tutela dell’occupazione. In tal caso il Fondo Sociale per l’Occupazione e la formazione è incrementato, per l’anno 2013, della parte di risorse relative al finanziamento nelle medesime Regioni da cui i fondi provengono, degli ammortizzatori sociali in deroga, nonché di 200 milioni per l’anno 2013. La parte di risorse relative alle misure di politica attiva è gestita dalle Regioni interessate. Entro il 30 aprile 2013, qualora dal monitoraggio dell’andamento degli ammortizzatori sociali in deroga emerga non sufficiente la provvista finanziaria a tal fine disposta, il Ministro del lavoro convoca le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori per individuare ulteriori interventi. Il Ministro del lavoro può disporre, in via eccezionale, che le risorse derivanti dal 50 per cento dell’aumento contributivo di cui all’articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, per il periodo dal 1° giugno 2013 al 31 dicembre 2013, siano versate dall’INPS al bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione al Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, ai fini del finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga;

– per il sisma del maggio 2012 si prevede l’applicazione delle norme di cui al d.l. n. 174/12 anche ai titolari di reddito d’impresa, i contribuenti IRPEF e i titolari di lavoro autonomo e gli esercenti attività agricole che hanno sede operativa ovvero domicilio fiscale neiComuni di Ferrara e Mantova, se dotati dei requisiti per accedere, limitatamente ai danni subiti in relazione alle attività dagli stessi rispettivamente svolte; per i titolari di reddito di lavoro dipendente, le agevolazioni di cui all’articolo 11, commi da 7 a 7-quater, del d.l. n. 174/12 si applicano esclusivamente se i medesimi soggetti sono proprietari di una unità immobiliare adibita ad abitazione principale danneggiata e/o distrutta dagli eventi sismici e classificata nelle categorie B, C, D, E ed F della classificazione AeDES; – inserite nuove norme per l’Agenzia per i beni confiscati alla mafia. Tra l’altro, si dispone che i beni mobili sequestrati possono essere affidati dal tribunale alla polizia giudiziaria per l’impiego nelle attività istituzionali. Il tribunale può vendere i beni sequestrati e i proventi affluiscono al Fondo unico giustizia. Inoltre gli immobili sono esenti da imposte, tasse e tributi durante la vigenza del provvedimento di sequestro e confisca e comunque fino alla loro assegnazione o destinazione. Altre disposizioni sono volte a garantire la funzionalità dell’Agenzia.

Articolo 2-bis – riproduce le norme contenute nel decreto-legge n. 216 recante disposizioni urgenti per evitare l’applicazione di sanzioni dell’UE. Le disposizioni riguardano una serie di materie:

– fatturazione: le disposizioni concernono le discipline relative all’emissione della fattura, alla fattura elettronica, alla fattura semplificata ed all’esigibilità dell’imposta nelle operazioni transfrontaliere. In merito al contenuto delle fatture, si prescrive l’indicazione di apposite diciture per particolari fattispecie (regimi speciali, inversione contabile); viene introdotto l’obbligo di indicare il numero di partita IVA del cessionario o committente, ovvero il numero di registrazione ai fini dell’IVA per i soggetti stabiliti in un altro Stato membro dell’Unione europea, ovvero il codice fiscale se il cessionario o committente non agisce nell’esercizio d’impresa, arte o professione.

– Possono essere emesse fatture periodiche entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni, sempre che le medesime trovino riscontro in un documento di trasporto (per le cessioni di beni) e in idonea documentazione (per le prestazioni di servizi). Alter modifiche riguardano la conversione in euro degli importi in valuta estera figuranti sulla fattura, prevedendo anche la possibilità di effettuare la conversione sulla base del tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea, senza che sia necessaria alcuna comunicazione all’amministrazione finanziaria.

– Si stabilisce un obbligo di emissione per le operazioni non rilevanti territorialmente in Italia ed effettuate nei confronti di soggetti passivi debitori dell’imposta in un altro Stato membro dell’Unione europea; analogo obbligo è previsto per le operazioni non soggette ad IVA che si considerano effettuate fuori del territorio dell’Unione europea. Inoltre, si stabilisce che tali tipologie di operazioni, considerata la loro rilevanza, concorrono a formare il volume d’affari del soggetto passivo. Tuttavia delle medesime non si tiene conto ai fini dell’acquisizione dello status di esportatore abituale.

– In ogni caso, l’obbligo di emissione della fattura è escluso per le operazioni finanziarie esenti effettuate da un soggetto passivo stabilito in Italia nei confronti di un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea.

– Per le cessioni intracomunitarie e le prestazioni di servizi intracomunitarie si consente l’emissione della fattura entro il giorno 15 del mese successivo l’effettuazione dell’operazione. Infine, sono rideterminati i termini per la registrazione delle fatture e per il versamento dell’imposta in maniera da ridurre al minimo l’impatto sull’operatività dei soggetti.

– Con riferimento alla fattura elettronica, si chiarisce che il ricorso alla fattura elettronica è subordinato all’accettazione del destinatario. Viene lasciato al soggetto passivo di stabilire le modalità con cui assicurare l’autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto e la leggibilità della fattura; la norma proposta chiarisce tuttavia che, oltre all’apposizione della firma elettronica qualificata o digitale dell’emittente o mediante sistemi EDI (Electronic Data Interchange) di trasmissione elettronica dei dati, l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto possono essere garantite mediante sistemi di controllo di gestione che assicurino un collegamento affidabile tra la fattura e la cessione di beni o la prestazione di servizi ad essa riferibile. Le fatture elettroniche devono essere conservate in modalità elettronica. La stessa norma va a prevedere che le fatture create in formato elettronico e quelle cartacee possono essere conservate elettronicamente; si intendono per fatture create in formato elettronico quelle che, ancorché create elettronicamente, non possono definirsi fatture elettroniche per la mancanza della loro accettazione da parte del destinatario.

– La fattura semplificata può essere emessa solo in caso di operazioni di ammontare non superiore a cento euro ovvero in caso di fatture rettificative (note di variazione). Il limite di cento euro può essere elevato fino a quattrocento euro, nonché può essere consentita l’emissione di fatture semplificate anche senza limiti di importo per le operazioni effettuate nell’ambito di specifici settori di attività o da specifiche tipologie di soggetti per i quali le pratiche commerciali o amministrative, ovvero le condizioni tecniche di emissione delle fatture, rendono particolarmente difficoltoso il rispetto degli adempimenti previsti per l’emissione delle fatture;

– parità di trattamento fra gli uomini e le donne: si estende alle pescatrici l’indennità di maternità, il congedo parentale ed il relativo contributo di finanziamento, dovuto all’INPS;

– congedo parentale: tra l’altro, si specifica che il divieto di discriminazione nell’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e nelle condizioni di lavoro, di cui all’articolo 27 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, riguarda anche la creazione, la fornitura di attrezzature o l’ampliamento di un’impresa o l’avvio o l’ampliamento di ogni altra forma di attività autonoma;

– organi umani destinati ai trapiantifarmacovigilanza, febbre catarrale degli ovini, aiuti di Stato in favore delle imprese operanti nei territori di Venezia e Chioggianuovi strumenti finanziari;

– per la regolare ed efficace gestione del ciclo rifiuti a seguito della cessazione dello stato di emergenza per il comune di Roma, con decreto del Ministro dell’ambiente viene nominato un commissario che provveda in via sostitutiva degli Enti competenti in via ordinaria. Il commissario provvede all’espletamento dei seguenti compiti in ambito regionale: autorizzazione alla realizzazione e gestione delle discariche per lo smaltimento dei rifiuti urbani nonché di impianti per il trattamento di rifiuto urbano indifferenziato e differenziato, nel rispetto della normativa comunitaria tecnica di settore; supporto alla Regione Lazio nelle iniziative necessarie al rientro nella gestione ordinaria; adozione, a fronte dell’accertata inerzia dei Soggetti preposti alla gestione, manutenzione, od implementazione degli impianti per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nei comuni di Roma capitale, Fiumicino, Ciampino e nello Stato di Città del Vaticano, previa diffida ad adempiere entro termini perentori non inferiori a giorni trenta, dei necessari provvedimenti di natura sostitutiva in danno dei Soggetti inadempienti;

– produzione di energia elettrica da impianti alimentati a bioliquidi.

Articolo 3 – dal 1º gennaio 2013, presso la tesoreria statale sono istituite una o più contabilità speciali intestate all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, per la gestione dei giochi. Ferma la data del 1º dicembre 2012 ai fini delle incorporazioni tra le Agenzie, il bilancio di chiusura dell’Agenzia del territorio è deliberato entro 90 giorni dalla predetta data dagli organi di tale Agenzia in carica anteriormente alla medesima data, nonché trasmesso per l’approvazione al Ministero dell’economia;

– riscritti i commi da 14 a 16 relativi alla “Tobin tax” per cui il trasferimento della proprietà delle azioni e di altri strumenti finanziari, nonché il trasferimento di proprietà di azioni che avvenga per effetto della conversione di obbligazioni, è soggetto ad una imposta dello 0,2 per cento sul valore della transazione. L’aliquota dell’imposta è ridotta alla metà per i trasferimenti che avvengono in mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione. L’imposta non si applica: qualora il trasferimento della proprietà avvenga per successione o donazione, alle operazioni di emissione e di annullamento dei titoli azionari e dei predetti strumenti finanziari, se i trasferimenti di proprietà di azioni negoziate in mercati regolamentati sono emesse da società la cui capitalizzazione media nel mese di novembre dell’anno precedente a quello in cui avviene il trasferimento di proprietà sia inferiore a 500 milioni di euro. Le operazioni su strumenti finanziari derivati sono soggette, al momento della conclusione, ad imposta in misura fissa, determinata con riferimento alla tipologia di strumento e al valore del contratto, secondo la tabella allegata alla presente legge. Dalle due imposte sono esclusi: gli enti di previdenza obbligatoria, nonché alle forme pensionistiche complementari di cui al dlg n. 252 del 2005; le transazioni e le operazioni tra società fra le quali sussista il rapporto di controllo; le transazioni e le operazioni relative a prodotti e servizi qualificati come etici o socialmente responsabili. Le operazioni concluse sul mercato finanziario italiano sono soggette ad un’imposta sulle negoziazioni ad alta frequenza relative agli strumenti finanziari, pari allo 0,02 per cento. La tobin tax sui derivati si applica dal 1° luglio 2013 mentre quella sugli strumenti finanziari azionari partirà dalle operazioni concluse dal 1° marzo 2013. Per il 2013 l’aliquota dell’imposta per i trasferimenti che avvengono in mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione è fissata in misura pari a 0,12 per cento. Le nuove imposte non sono deducibili ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive; – Si stabilisce che l’IVASS, sentite l’ANIA e le principali associazioni rappresentative degli intermediari assicurativi, dovrà definire specifiche e standard tecnici uniformi ai fini della costituzione e regolazione dell’accesso ad una piattaforma di interfaccia comune per le attività di consultazione di cui all’articolo 34, comma 1 del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 monitoraggio e valutazione dei contratti di assicurazione contro i danni;

– decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i crediti di importo fino a duemila euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, iscritti in ruoli resi esecutivi fino al 31 dicembre 1999, sono automaticamente annullati. Ai fini del conseguente discarico ed eliminazione dalle scritture patrimoniali dell’ente creditore, con decreto del Ministero dell’Economia sono stabilite le modalità di trasmissione agli enti interessati dell’elenco delle quote annullate e di rimborso agli agenti della riscossione delle relative spese per le procedure esecutive poste in essere. Per i crediti diversi, iscritti in ruoli resi esecutivi fino al 31 dicembre 1999, esaurite le attività di competenza, l’agente della riscossione provvede a darne notizia all’ente creditore, anche in via telematica. Entro il 30 giugno 2013 è istituito il Comitato di indirizzo e verifica dell’attività di riscossione mediante ruolo effettuata ai sensi dell’articolo 3 del decreto legge 30 settembre 2005, n. 203. Il Comitato è composto da un magistrato della Corte dei Conti, anche in pensione, con funzione di Presidente, e da un massimo di ulteriori sei componenti, appartenenti due al Ministero dell’Economia e delle finanze, uno all’Agenzia delle entrate, uno all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ed i restanti, a rotazione, espressione degli altri enti creditori che si avvalgono delle società del Gruppo Equitalia. Il Comitato elabora annualmente criteri: di individuazione delle categorie dei crediti oggetto di recupero coattivo e linee guida a carattere generale per lo svolgimento mirato e selettivo dell’azione di riscossione che tenga conto della capacità operativa degli agenti della riscossione e dell’economicità della stessa azione; di controllo dell’attività svolta sulla base delle indicazioni impartite;

– dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli enti e le società incaricate per la riscossione dei tributi, «concessionari per la riscossione», sono tenuti a sospendere immediatamente ogni ulteriore iniziativa finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o affidate, su presentazione di una dichiarazione da parte del debitore, limitatamente alle partite relative agli atti espressamente indicati dal debitore. Entro novanta giorni dalla notifica, da parte del concessionario per la riscossione, del primo atto di riscossione utile o di un atto della procedura cautelare o esecutiva eventualmente intrapresa dal concessionario il contribuente presenta al concessionario per la riscossione una dichiarazione anche con modalità telematiche, con la quale venga documentato che gli atti emessi dall’ente creditore prima della formazione del ruolo, ovvero la successiva cartella di pagamento o l’avviso per i quali si procede, sono stati interessati: da prescrizione o decadenza del diritto di credito sotteso, intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo è reso esecutivo; da un provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore; da una sospensione amministrativa comunque concessa dall’ente creditore; da una sospensione giudizi aie, oppure da una sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emesse in un giudizio al quale il concessionario per la riscossione non ha preso parte; da un pagamento effettuato, riconducibile al ruolo in oggetto, in data antecedente alla formazione del ruolo stesso, in favore dell’ente creditore; da qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito sotteso. Entro i dieci giorni successivi, il concessionario per la riscossione trasmette all’ente creditore la dichiarazione presentata dal debitore e la documentazione allegata al fine di avere conferma dell’esistenza delle ragioni del debitore ed ottenere, in caso affermativo, la sollecita trasmissione della sospensione o dello sgravio direttamente sui propri sistemi informativi. Le disposizioni si applicano anche alle dichiarazioni presentate al concessionario della riscossione prima della data di entrata in vigore della presente legge.

Attuazione pareggio bilancio: la Camera approva

L’Assemblea della Camera ha approvato con 442 voti favorevoli e 3 contrari il ddl che reca l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’articolo 81, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla Commissione bilancio.

Duilio (PD), in qualità di relatore, ha ricordato come la proposta di legge rinforzata realizza, in base agli impegni assunti in ambito europeo, la costituzionalizzazione delle regole di bilancio, con l’intento di limitare il ricorso all’indebitamento e di garantire la sostenibilità del debito pubblico nel medio e lungo periodo.

Il fulcro della riforma costituzionale è rappresentato dal principio dell’equilibrio di bilancio che vincola tutte le pubbliche amministrazioni e rappresenta lo strumento per assicurare il pareggio del conto economico delle pubbliche amministrazioni, rilevante al fine del rispetto dei livelli di indebitamento e di debito pubblico indicati dal Patto di stabilità, in attuazione all’ordinamento dell’Unione europea. La bussola del sistema continua ad essere costituita dal rispetto dei due parametri del rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno lordo, che non deve superare il 3 per cento, e tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo, che non deve superare il 60 per cento. La disciplina è stata articolata in modo tale da risultare idonea a consentire il recepimento del cosiddetto Fiscal compact, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione economica e monetaria.

La legge disciplina anche i contenuti della legge di bilancio, recando inoltre norme relative alle funzioni di controllo della Corte dei conti sui bilanci delle amministrazioni pubbliche; oltre alla sostanziale costituzionalizzazione del principio di virtuosità degli enti locali, viene inoltre prevista l’istituzione dell’organismo indipendente denominato Ufficio parlamentare di bilancio, avente le funzioni di analisi e verifica degli andamenti di finanza pubblica e valutazione dell’osservanza delle regole di bilancio.

L’Assemblea ha approvato ulteriori modifiche tra cui:

– per «saldo netto da finanziare o da impiegare» si intende il risultato differenziale tra le entrate tributarie, extratributarie e da alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e da riscossione crediti e le spese correnti e in conto capitale;

– per eventi eccezionali, da individuare in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, si intendono: periodi di grave recessione economica ivi incluse le gravi crisi finanziarie relativi anche all’area dell’euro o all’intera Unione europea;

– regioni ed enti locali, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dell’equilibrio dei bilanci, possono destinati i saldi positivi anche al finanziamento di spese di investimento con le modalità previste dall’articolo 10;

– inserita una clausola di salvaguardia per le regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano;

– la Corte dei conti svolge il controllo successivo sulla gestione dei bilanci degli enti di cui agli articoli 9 e 13, ai fini del coordinamento della finanza pubblica e dell’equilibrio dei bilanci di cui all’articolo 97 della Costituzione.

Stop definitivo al decreto ‘taglia-province’

Stop definitivo del Senato al decreto di riordino delle province. E’ quanto è emerso da una decisione della Commissione Affari Costituzionali, preceduta lunedì sera da una riunione ristretta con il presidente della commissione Carlo Vizzini, il minisro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi e il sottosegretario Antonio Malaschini.

La Commissione e il governon hanno preso atto dell’alto numero di emendamenti e subemendamenti presentati al decreto legge e hanno deciso di interrompere l’iter.

In allegato la decisione di non convertire il decreto della I Commissione Affari costituzionali (il Resoconto sommario n. 470 del 10/12/2012) e uno studio del Dipartimento Riforme istituzionali sugli effetti della

Elenco Allegati

Attuazione pareggio bilancio: la Camera approva

L’Assemblea della Camera ha approvato con 442 voti favorevoli e 3 contrari il ddl che reca l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’articolo 81, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla Commissione bilancio.

Duilio (PD), in qualità di relatore, ha ricordato come la proposta di legge rinforzata realizza, in base agli impegni assunti in ambito europeo, la costituzionalizzazione delle regole di bilancio, con l’intento di limitare il ricorso all’indebitamento e di garantire la sostenibilità del debito pubblico nel medio e lungo periodo.

Il fulcro della riforma costituzionale è rappresentato dal principio dell’equilibrio di bilancio che vincola tutte le pubbliche amministrazioni e rappresenta lo strumento per assicurare il pareggio del conto economico delle pubbliche amministrazioni, rilevante al fine del rispetto dei livelli di indebitamento e di debito pubblico indicati dal Patto di stabilità, in attuazione all’ordinamento dell’Unione europea. La bussola del sistema continua ad essere costituita dal rispetto dei due parametri del rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno lordo, che non deve superare il 3 per cento, e tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo, che non deve superare il 60 per cento. La disciplina è stata articolata in modo tale da risultare idonea a consentire il recepimento del cosiddetto Fiscal compact, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione economica e monetaria.

La legge disciplina anche i contenuti della legge di bilancio, recando inoltre norme relative alle funzioni di controllo della Corte dei conti sui bilanci delle amministrazioni pubbliche; oltre alla sostanziale costituzionalizzazione del principio di virtuosità degli enti locali, viene inoltre prevista l’istituzione dell’organismo indipendente denominato Ufficio parlamentare di bilancio, avente le funzioni di analisi e verifica degli andamenti di finanza pubblica e valutazione dell’osservanza delle regole di bilancio.

L’Assemblea ha approvato ulteriori modifiche tra cui:

– per «saldo netto da finanziare o da impiegare» si intende il risultato differenziale tra le entrate tributarie, extratributarie e da alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e da riscossione crediti e le spese correnti e in conto capitale;

– per eventi eccezionali, da individuare in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, si intendono: periodi di grave recessione economica ivi incluse le gravi crisi finanziarie relativi anche all’area dell’euro o all’intera Unione europea;

– regioni ed enti locali, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dell’equilibrio dei bilanci, possono destinati i saldi positivi anche al finanziamento di spese di investimento con le modalità previste dall’articolo 10;

– inserita una clausola di salvaguardia per le regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano;

– la Corte dei conti svolge il controllo successivo sulla gestione dei bilanci degli enti di cui agli articoli 9 e 13, ai fini del coordinamento della finanza pubblica e dell’equilibrio dei bilanci di cui all’articolo 97 della Costituzione

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Province, Filippeschi: “Mancate riforme province e legge elettorale sono schiaffo in faccia a cittadini, Pdl pagherà alto prezzo”

“L’affossamento della riforma delle province e la mancata nuova legge elettorale sono uno schiaffo in faccia ai cittadini. Il Pdl ne è pienamente responsabile e pagherà un alto prezzo anche per questo. Si è scelto per la conservazione e la confusione. Le autonomie locali così ricevono un altro colpo e si determina una situazione caotica. Nonostante le dispute territoriali, c’era stato un concorso positivo al miglioramento del decreto e l’unica riforma istituzionale della legislatura si poteva approvare con vasto consenso. Di certo con il consenso dei cittadini e delle rappresentanze sociali”.
Così il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie, commenta la decisione presa in Senato per l’opposizione del Pdl di non procedere alla conversione del decreto sul riordino delle province.

“In tutta l’Europa esistono enti intermedi fra comuni e regioni. Era stato raggiunto un punto di equilibrio importante, determinando la dimensione di una provincia più grande e con importanti e delimitate funzioni, con una struttura più leggera e costituita come emanazione dei comuni. Non era certo la riforma organica della Carta delle autonomie – aggiunge Filippeschi – ma rappresentava comunque una riforma vera”.

“Ora serve togliere gli enti locali dall’emergenza che è, insieme, ordinamentale e finanziaria. Il governo in carica deve agire rapidamente. Poi, in vista delle elezioni, saranno i programmi a parlare – conclude Filippeschi – e le rappresentanze delle autonomie locali dovranno pretendere grande chiarezza di obiettivi e d’impegni e chiedere un patto chiaro di riforma che sia proposto direttamente ai cittadini, che vincoli i parlamentari che saranno eletti”.

Nuova edizione del manuale ” La città si*cura “

Il 23 novembre a Palazzo Lascaris è stato presentato il manuale della Consulta delle Elette del Piemonte “La città si*cura. Una città sicura per le donne, una città sicura per tutti”, che contiene riflessioni, interventi e progetti urbani per la sicurezza delle donne e delle persone più vulnerabili.

La presidente della Consulta, Giuliana Manica, ha sottolineato “l’importanza di questa iniziativa volta non solo a migliorare le condizioni di sicurezza per le donne, ma anche per tutti i cittadini”. L’iniziativa proseguirà con la presentazione della seconda edizione del volume in tutte le province piemontesi. Nella conferenza stampa, indetta proprio in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si svolgerà domenica 25 novembre, è stata ribadita l’importanza di una “rivoluzione culturale” nella lotta a questi abusi.

La curatrice del progetto, Marita Peroglio, ha evidenziato “come le donne corrano più rischi, nella loro vita quotidiana, rispetto agli uomini. C’è ancora molta strada da fare per migliorare la sicurezza in ambito urbano. L’illuminazione, la visibilità, la creazione di parcheggi aperti e in superficie: tutto ciò che può salvaguardare l’incolumità deve essere garantito ai cittadini, soprattutto per offrire alle donne le stesse opportunità che hanno gli uomini. Secondo i recenti dati Istat, infatti, tre donne su quattro hanno subito una violenza nell’arco della loro vita: il nostro impegno è contribuire a rendere più sicure le città, informando correttamente, soprattutto attraverso un percorso culturale, e sensibilizzando le comunità su un problema delicato, e più che mai attuale, quello della violenza sulle donne”.

All’incontro erano presenti la vicepresidente Rosanna Valle, le consigliere Rosa Anna Costa e Augusta Montaruli, i consiglieri Marco Botta, Cristiano Bussola, Giampiero Leo.

Durante la seduta del Consiglio regionale del 20 novembre, il presidente Valerio Cattaneo ha ricordato le donne vittime di violenza e l’intera Assemblea ha osservato un minuto di silenzio.
Nella stessa occasione è stato anche approvato un ordine del giorno, presentato da Giuliana Manica, presidente della Consulta delle Elette, che “invita il Governo italiano ad applicare la Convenzione di Istanbul (siglata dal Consiglio d’Europa l’11 maggio 2011) ed la Giunta regionale a perseguire politiche atte a contrastare il fenomeno della violenza di genere”.

Durante il suo intervento in Aula, il presidente ha letto i dati sulla violenza sessuale in Italia ed ha citato le normative in vigore per contrastare il fenomeno: “una donna su tre, tra i 16 e 20 anni, è stata vittima nella sua vita di aggressioni maschili. Secondo l’Istat sono 6 milioni e 743mila le donne che hanno subito violenza. Il 10% degli omicidi avvenuti tra il 2002 e il 2008 è stato preceduto da stalking, un reato in crescita, ma poco denunciato. In Italia nel 2011 sono morte 127 donne, il 6,7% in più rispetto al 2010. E per il 2012 i dati non sono confortanti: fino a giugno erano già 63 le donne uccise”.

Regione Piemonte: Turismo e Sport

E’ on line la nuova area “Turismo e Sport”. Restyling grafico, uno specifico motore di ricerca interno, la finestra “L’assessore informa” con tutte le news e i comunicati stampa sulle attività dell’Assessorato ed uno spazio multimedia dedicato.

http://www.regione.piemonte.it/turismo/cms/

Regione Piemonte: La seconda fase del Piano per l’edilizia scolastica

Continua l’impegno concreto della Regione per l’edilizia scolastica: il presidente Roberto Cota e l’assessore all’Istruzione, Alberto Cirio, hanno presentato il 27 novembre la seconda fase del piano straordinario avviato all’inizio dell’estate.

Il bando rivolto ai Comuni con meno di 10mila abitanti, chiuso a settembre, ha ammesso a finanziamento 197 interventi per un totale di 40 milioni di euro: 22 nell’Alessandrino per oltre 3,8 milioni, 17 nell’Astigiano per 4 milioni, 13 nel Biellese per oltre 2,3 milioni, 47 nel Cuneese per 9,9 milioni, 17 nel Novarese per 3,4 milioni, 57 in provincia di Torino per 12,5 milioni, 12 nel Vercellese per circa 2 milioni e 12 nel VCO per oltre 2 milioni.

Le richieste ammesse riguardano:

* 15 nuove costruzioni, per un contributo di 500mila euro ciascuno: 7 in provincia di Torino (una materna a Scalenghe, una primaria a Chianocco, un istituto comprensivo a Inverso Pinasca, materna e primaria a Sauze d’Oulx, una materna a Robassomero, una primaria a San Maurizio Canavese e una materna a Druento), 3 nell’Astigiano (una materna a Mombercelli, una materna a Baldichieri d’Asti, una primaria a Calamandrana), 4 nel Cuneese (una primaria a Faule, una materna a Cherasco, una materna a Trinità, una primaria a Bagnolo) e una nel Novarese (una materna a Dormelletto);

* 182 interventi sull’edilizia esistente: di questi, 83 avevano partecipato già al bando 2011, erano stati dichiarati ammissibili ma non finanziati e sono stati automaticamente inseriti nel Piano 2012/2014, evitando ai Comuni di sostenere nuove onerose spese per la presentazione ex novo del progetto.

La prima faseaveva invece visto l’assegnazione di 12,9 milioni per la realizzazione di 60 progetti, tra cui figuravano 7 nuove costruzioni.

“Siamo da sempre un territorio virtuoso e continuiamo in questa direzione, investendo sulla sicurezza di uno dei patrimoni più preziosi per un territorio: le scuole – ha sottolineato il presidente Cota – Ci tengo però a precisare che questo Piano straordinario verrà sostenuto con risorse interamente regionali, perché dal Governo non abbiamo ricevuto un euro e, anzi, colgo l’occasione per ricordare che le nostre Province attendono ancora i circa 40 milioni promessi ormai da troppo tempo dallo Stato. Inoltre, ribadiamo la necessità che il Governo sblocchi dal patto di stabilità le risorse destinate agli edifici scolastici, perché altrimenti molti piccoli Comuni si ritroveranno nel paradosso, pur avendo finalmente le risorse grazie alla Regione, di non poterle spendere per non sforare i limiti imposti dal Governo Monti. Chioso dicendo che mi pare si stia vivendo in una stagione nella quale si parla tanto ma si fa bene poco: ho sentito diverse volte il ministro Profumo parlare dell’esigenza di investire sull’edilizia scolastica, ma dallo Stato non abbiamo ancora visto un soldo! Quindi certi discorsi sono di carattere puramente accademico e, sinceramente, ci siamo stufati di avere da Roma sempre mazzate sui denti. Quindi pregherei su tutti i fronti di smetterla di fare lezioni e di cominciare a lavorare e fare qualcosa per quanto riguarda il nostro territorio”.

“Abbiamo il dovere di garantire la sicurezza dei nostri figli quando sono a scuola – ha aggiunto l’assessore Cirio – Quando le risorse mancano la priorità è tutelare le fasce più deboli e cioè gli anziani e i bambini. Con questo Piano straordinario riusciremo a intervenire sulle emergenze principali del nostro territorio, dando una nuova scuola ai piccoli Comuni che ne hanno più bisogno, ma anche e soprattutto preservando lo stato di conservazione degli edifici già esistenti. Strutture preziose, che ogni giorno in tutta la regione accolgono più di 500mila giovanissimi studenti e che rappresentano il cuore attorno al quale si costruisce il senso di appartenenza di intere comunità”.

Per i Comuni che pur essendo stati ammessi a finanziamento non potranno farne uso a causa dei limiti imposti dal patto di stabilità, la Regione approverà nei prossimi giorni una delibera che ne farà slittare i progetti al fondo della graduatoria senza eliminarli: in questo modo, se i limiti del patto di stabilità dovessero variare, potranno essere recuperati in un secondo momento, ma allo stesso tempo si eviterà che le risorse finanziarie disponibili vengano immobilizzate, trasformandole immediatamente in progetti esecutivi che aiuteranno anche lo sviluppo economico del territorio

Articolo tratto da : www.regionepiemonte.it

FOCUS / Enti locali e sanità pubblica, tra riforma e rischio collasso

Il sindaco di Pisa e presidente nazionale di Legautonomie Marco Filippeschi: “Ma il nostro modello funziona”
Nell’approfondimento tematico di Legautonomie e Agenzia Dire di questa settimana si parla di sanità ed enti locali.
Gli interventi di: Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente nazionale di Legautonomie; Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna e presidente della conferenza delle Regioni; Adelfio Elio Cardinale, sottosegretario alla Salute; Anna Margherita Miotto, deputata Pd; Nerina Dirindin, docente e presidente del Coripe Piemonte, dove coordina il master in Economia e Politica sanitaria.
 

ROMA – ‘Le garanzie di sostenibilità del servizio sanitario nazionale non vengono meno. Per il futuro e’ pero’ necessario individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento e organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie’. Cosi’ in una nota di Palazzo Chigi, per precisare e chiarire quanto detto dal presidente del Consiglio che, parlando durante un convegno, aveva paventato rischi di tenuta in futuro per il nostro sistema sanitario.

La partita della Sanita’ tocca soprattutto gli Enti locali e il il braccio di ferro in corso con lo Stato sui tagli previsti dalla legge di stabilita’: ‘Con queste risorse- e’ la posizione delle Regioni- non ci sono le condizioni per fare un nuovo ‘Patto sulla salute’ con il governo. E’ un problema serio per il Paese. Chiediamo che ci sia almeno la parita’ di risorse tra il 2012 e il 2013. E’ la prima volta nella storia che si riduce di un miliardo la cifra assoluta’.

FILIPPESCHI: ‘MA IL NOSTRO MODELLA FUNZIONA’ – ‘Il nostro modello di sistema sanitario pubblico funziona: lo dicono i risultati’. Cosi’ il sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie, Marco Filippeschi, fa il punto sulla situazione sanitaria del Paese partendo dalla realta’ della Toscana, convinto che ‘se il territorio cambiera’ in meglio s’innalzeranno anche gli indicatori di salute e ci sara’ un grande risparmio di spesa. E’ un ciclo virtuoso che possiamo accendere’.

Lei e’ sindaco di una città’ importante della Toscana. Partiamo da un giudizio d’insieme. Si può tracciare un identikit essenziale? Per risultati intendo ‘non solo quelli che dimostrano una tenuta dei conti della Regione o le comparazioni internazionali. Con un progressivo abbattimento dei tassi di mortalità infantile e con l’allungamento della speranza di vita i toscani sono i più longevi ed i più in salute tra gli italiani. Oltre a ciò, sono i più soddisfatti dei servizi e dei trattamenti sanitari offerti loro. A questi risultati contribuiscono senz’altro tanti fattori. Di fatto, secondo le stime, in Toscana dagli anni ’70 la mortalità generale si e’ dimezzata. Quella infantile e’ tra le più basse in Europa: il tasso di bambini nati morti e’ fermo al 2,7 per 1000, mentre in Europa e’ del 3-4 per 1000. La speranza di vita per un bambino nato oggi e’ di 78 anni per i maschietti e di 84 anni per le femmine. Per quanto riguarda i grandi killer, tumori e malattie cardiovascolari, per esempio, siamo in grado di evitare la morte più che in altre regioni’. Ma Filippeschi spiega pure che ‘ci sono ancora situazioni di criticità sulle quali vogliamo intervenire per ridurre il numero di cittadini insoddisfatti. Ci sono liste d’attesa troppo lunghe. Si può fare ancora meglio, qualificare, specializzare e razionalizzare, potenziare l’alta formazione e la ricerca, e lavoreremo ancora per questo. Ma si puo’ dire che di fronte alle privatizzazioni conosciute in altre regioni o al dissesto che purtroppo affligge una parte grande del sistema la Toscana e’ davvero un buon modello. Possiamo anche esportarlo in paesi che hanno bisogno del nostro aiuto’.
Come avete impostato il sistema territoriale? In tempi in cui il diritto alla salute e’ messo a rischio da tanti tagli, questo ci pare un indicatore essenziale. ‘Certo- conferma Filippeschi- Le cure ospedaliere e l’alta specializzazione sono una parte molto importante ma non esclusiva della risposta. Stiamo sperimentando un nuovo sistema di rapporti fra comuni, Usl e Regione per sviluppare i servizi territoriali e, oggi, spesso per difenderli.
Per fare prevenzione. Le Società della Salute – le nuove istituzioni si chiamano cosi’ – integrando i servizi e le attività di Comuni e Aziende sanitarie, lavorano per offrire alle persone risposte unitarie ai bisogni sociosanitari e assistenziali e diventano l’unico interlocutore e porta di accesso ai servizi territoriali. Si tratta di soggetti pubblici senza scopo di lucro, costituiti per adesione volontaria dei comuni di una stessa zona-distretto e dell’Azienda Usl territorialmente competente, per l’esercizio associato delle attivita’ sanitarie territoriali, socio-sanitarie e sociali integrate. In queste organizzazioni- spiega il sindaco di Pisa- lavorano fianco a fianco professionisti e operatori sanitari e sociali, del terzo settore e del volontariato. E i sindaci ne sono responsabili, perche’ formano l’assemblea che decide le scelte strategiche’.
Qual e’ la missione delle Società della Salute? ‘E’ quella di collegare l’organizzazione unitaria dei servizi territoriali con le azioni sui determinanti di salute non sociosanitari, forte attenzione viene assegnata agli stili di vita e alla promozione della salute. Sulla base di dati sullo stato di salute della popolazione locale, le SdS descrivono gli obiettivi e programmano gli interventi sociosanitari territoriali per raggiungerli. La conoscenza delle caratteristiche epidemiologiche di un territorio e la partecipazione sono essi stessi fattori importanti per la salute del singolo e della comunità. Si occupano di stili di vita e di promozione della salute e sulla base di dati sullo stato della popolazione locale, descrivono gli obiettivi e programmano gli interventi sociosanitari territoriali per raggiungerli’.
Qualche esempio concreto? ‘Nella mia città, per esempio, la Società della Salute partecipa al progetto ‘Pisa città che cammina’ elaborato dal Comune di Pisa, con l’Istituto Europeo per la prevenzione e la terapia dell’obesità e coordinato dal professor Aldo Pinchera, l’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, insieme a Uisp, il progetto si propone di intervenire su più fronti per contrastare quella che l’Oms ha definito una vera a propria epidemia, l’obesità. Il progetto nasce dalla considerazione del fatto che Pisa e’ una città già predisposta al movimento, con verde pubblico, piste ciclabili, aree fitness ed impianti sportivi, per cui ci e’ sembrato naturale, come amministrazione, impegnarci per individuare investimenti, procedure e regolamenti che mettano al centro la facilitazione dell’attività motoria al fine di migliorare gli stili di vita.
Con un obiettivo importante, fra gli altri, quello d’individuare un nuovo specifico standard urbanistico per le città Lo stesso – aggiunge Filippeschi – stiamo cercando di fare anche per promuovere uno stile corretto di alimentazione, partendo dalle scuole’.
Dunque si possono fare cose nuove, non solo tagli? ‘E’ proprio cosi’. Va detto che in Italia si spende per la salute meno che in altri grandi paesi europei. Comunque, il miglior risultato in termini di salute si ha agendo su tutto ciò che contribuisce a costruire la salute, dall’ambiente, all’urbanistica, ai trasporti, alla scuola, ecc. A tutto ciò non può rispondere solo l’azienda sanitaria, ma essa puo’ farlo con l’intervento dei Comuni. Nel nostro caso- sottolinea il sindaco di Pisa- i Piani Integrati di Salute rappresentano l’atto fondamentale con cui le Società della Salute programmano gli obiettivi di salute e benessere e percorsi assistenziali, interpretati ed attuati sulle caratteristiche peculiari di ciascun territorio. Se il territorio cambierà in meglio s’innalzeranno anche gli indicatori di salute e ci sara’ un grande risparmio di spesa. E’ un ciclo virtuoso che possiamo accendere’.

ERRANI: IL SSN RISCHIA IL COLLASSO – ‘L’Italia e’ uno dei Paesi che spende meno in salute e nonostante cio’ abbiamo un sistema sanitario universalistico di cui andiamo fieri’. Cosi’ il presidente della Regione Emilia-Romagna e presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, interpellato dalla Dire.

Presidente Errani, il presidente del Consiglio ha messo tutti in guardia sui costi del nostro sistema sanitario. Ma davvero si rischia il collasso? ‘Si’, e le Regioni lo vanno dicendo da tempo, con preoccupazione. Il patto per la salute ci ha consentito di governare la spesa e garantire i servizi, ma con un taglio di 2 miliardi che si somma al calo delle risorse degli anni precedenti si rischia il default. Noi siamo pronti a lavorare insieme al Governo per riorganizzare e qualificare la spesa. Ma la strada non puo’ essere una privatizzazione mascherata. Ricordo che in tanti Paesi dove esiste un doppio sistema, la spesa sanitaria in proporzione al Pil e’ fortemente superiore a quella italiana’.
Si comincia a parlare anche in Italia di privatizzazione della sanita’, di assicurazioni che i cittadini dovranno fare. Lei pensa che sia una strada obbligata? ‘L’integrazione tra pubblico e privato esiste gia’ e funziona soprattutto in quelle regioni, come l’Emilia-Romagna, dove c’e’ una politica sanitaria che ha saputo coniugare efficienza, qualita’, eccellenza. Ma il diritto alla salute e’ un valore costituzionale irrinunciabile e puo’ essere garantito solo dal servizio sanitario nazionale, che ha come obiettivo il benessere delle persone. Di tutte le persone, a prescindere dal reddito’.
Quale strada segue l’Emilia-Romagna per rendere piu’ efficiente e meno costoso il sistema della sanita’ pubblica? ‘Nel corso degli anni abbiamo progressivamente spostato il peso della spesa dagli ospedali ai servizi territoriali, cercando di rendere sempre piu’ appropriate le cure: anche grazie alle 49 Case della salute gia’ funzionanti. Abbiamo agito sul fronte degli acquisti, accentrando le centrali di spesa. Abbiamo puntato molto sull’integrazione, riorganizzato la rete ospedaliera e, con l’istituzione di tre Aree vaste, accorpato servizi tecnico logistici e funzioni di assistenza sovraziendale. E nonostante le difficolta’ siamo riusciti a investire in edilizia e in tecnologia e a confermare il fondo per la non autosufficienza, chiudendo il 2011 in pareggio. Ma il taglio di 900 milioni per il 2012 a un mese dalla fine dell’anno colpisce nel vivo i servizi e pregiudica la tenuta proprio di quelle regioni che hanno gia’ messo in sicurezza il sistema’.

CARDINALE PENSA ALLE ASSICURAZIONI ‘STAMPELLA – ‘Non e’ irrazionale pensare alle assicurazioni come stampella di sostegno del sistema sanitario nazionale. Non mi sembra una cosa cosi’ scandalosa’ spiega all’agenzia Dire Adelfio Elio Cardinale, sottosegretario alla Salute, dopo che in questi giorni il premier Mario Monti ha piu’ volte ribadito che il sistema sanitario nazionale ha bisogno di essere riformulato.
Sottosegretario si rischia il collasso? ‘Il sistema sanitario non e’ a rischio collasso, ma ci vuole una ragionevole e meditata riflessione sul futuro. Nessuno mette in dubbio che sia tra i migliori del mondo, pero’ nel 2050, e cioe’ dopodomani, i dati ci dicono che anche a un cospicuo invecchiamento della popolazione, gli investimenti da fare nel settore aumenteranno del 150% ed e’ su queste basi che dobbiamo ragionare, perche’ allora si’ che sara’ difficile garantire il sistema. Noi siamo a favore e stiamo lavorando affinche’ la sanita’ pubblica sia sempre garantita, ma la lotta agli sprechi va fatta’.
Da dove partire per una spending review seria? ‘Innanzitutto dalla legalita’. Purtroppo nel sistema sanitario sappiamo che lucrano e si annidano anche corruzione e criminalita’ organizzata. Poi bisogna lottare per la legalita’ e poi cercare di equiparare il sistema in tutte le Regioni, dove esiste ancora molta disparita’ di trattamento’.
Si parla molto di un sistema che si possa aprire alle assicurazioni private, lei cosa ne pensa? ‘Sinceramente non mi sembra uno scandalo aprire a un sistema del genere. Non e’ irrazionale pensare alle assicurazioni come stampella di sostegno. Del resto, i padri costituenti, con lungimiranza, hanno scritto di ‘cure gratuite agli indigenti’.
Ma non si rischiano una sanita’ di seria A e una di serie B in questo modo? ‘Non si tratta di serie A o B, l’eccellenza esiste anche nel pubblico. Infondo esiste gia’ una forma di pagamento delle prestazioni rispetto al reddito e, anzi, credo che sia una forma di equita’ sociale, far pagare qualcosa alle fasce alte per mantenere il sistema’.

MIOTTO: NON SI PUO’ CAMBIARE IL SISTEMA -‘La parola cambiamento non e’ neutra, se si tratta di ordinaria manutenzione o di implementare l’universalita’ del sistema, bene. Altrimenti io non ci sto’.

Cosi’ Anna Margherita Miotto, deputata Pd, commenta le parole del premier Mario Monti, sul rinnovamento del sistema sanitario nazionale.
Onorevole, il premier Monti insiste nel dire che il sistema sanitario nazionale andrebbe ripensato… ‘La parola cambiamento non e’ neutra, se si tratta di ordinaria manutenzione o di implementare l’universalita’ del sistema bene, altrimenti io non ci sto. In altre parole non si puo’ cambiare il sistema di finanziamento del sistema’.
A questo proposito, c’e’ chi pensa che questa sia l’apertura a un sistema misto e in particolare che apra la strada alle assicurazioni, lei cosa ne pensa? ‘Penso che, per farlo, dovranno passare sopra le nostre teste. Questo delle assicurazioni, sarebbe un ottimo argomento da proporre ai sostenitori del Monti-bis, per vedere se ne sono cosi’ entusiasti’.
Ma qualcosa si puo’ fare anche nel sistema sanitario, per evitare sprechi in un periodo di crisi del genere? ‘Questa e’ una questione che spetta alle Regioni e non a Roma. Ogni direttore generale deve lavorare su questo perche’ ogni euro sprecato e’ un euro in meno per il servizio ai cittadini. Detto questo pero’, bisogna anche dire che i tagli agli enti locali sul welfare sono stati troppi e cosi’ il patto della salute non e’ piu’ sostenibile, bisogna intervenire per non far saltare il sistema’.

DIRINDIN: MONTI? POCO PRUDENTE – ‘Cosa volesse dire Monti e’ difficile da capire. Certo e’ stato poco prudente e molto equivoco. A me vengono in mente due ipotesi: ci si preoccupa dell’industria e delle assicurazioni’. Cosi’ Nerina Dirindin, docente e presidente del Coripe Piemonte, dove coordina il master in Economia e Politica sanitaria.

Professoressa, come interpreta le parole di Monti sul sistema sanitario nazionale? Come si fa a rendere il sistema piu’ efficiente? ‘Cercare di rendere sempre piu’ efficiente il sistema sanitario e’ certamente giusto, magari con piccoli accorgimenti con chi e’ rimasto indietro. Comunque stiamo parlando di un sistema che in realta’ e’ poco costoso rispetto agli altri e che, come ha detto anche la Corte dei conti, sta gia’ facendo una spending review da anni. Cosa volesse dire Monti e’ difficile da capire. Certo e’ stato poco prudente e molto equivoco, a me vengono in mente solo due ipotesi…’.
Quali? ‘O ci si sta preoccupando dell’industria della salute o degli intermediari, come le assicurazioni’.
Quindi, come dice la Cgil, di una possibile privatizzazione?
‘Privatizzazione e’ un termine generale e ad usarlo si rischia di essere altrettanto equivoci. Diciamo che c’e’ un rischio concreto e reale di depauperizzazione della sanita’ pubblica, che porterebbe i cittadini con redditi medi e alti a rivolgersi sempre di piu’ ad altri sistemi, lasciando quello pubblico soltanto ai meno abbienti. Ci sono molti interessi a inserire intermediari tra i cittadini e la sanita’, ma non sono certo cose che interessano a questi ultimi. Sinceramente stupisce che ci si preoccupi cosi’, adesso, del futuro del sistema sanitario nazionale, quando poi per destinare pochi soldi ad un problema attuale e concreto come quello dei malati di Sla si e’ dovuto assistere a un balletto di cifre e gli si e’ prestata attenzione solo dopo una grande protesta. I dati ci dicono che solo nel 2060 spenderemo quanto spende la Germania per il sistema e a me non sembra che sia quello a dover preoccupare’.