Da CdM ok ad allentamento patto di stabilità, 40 miliardi per pagare debiti Pa

Il governo allenta i lacci del Patto di Stabilità per far respirare le imprese. L’Italia aumenterà il debito pubblico di 40 miliardi, 20 miliardi nella seconda metà del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014, per ripagare i debiti accumulati dalla pubblica amministrazione nei confronti delle aziende.
“Le misure che il Governo intende adottare – si legge nel documento redatto da Palazzo Chigi, ed emesso al termine del consiglio dei ministri di oggi – sono finalizzate all’immissione di liquidità nel sistema economico e interesseranno le amministrazioni centrali, gli enti del servizio sanitario nazionale. Gli importi previsti corrispondono a circa 20 miliardi nella seconda parte del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014”.

Le misure che il governo intende mettere in campo per sbloccare i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione – si legge ancora nella nota – riguarderanno, tra l’altro, i debiti degli enti territoriali (Regioni ed enti locali) attraverso “un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità interno per consentire l’utilizzo degli avanzi di amministrazione disponibili”. Le misure prevedono inoltre “l’esclusione del Patto di stabilità delle Regioni dei pagamenti effettuati in favore degli Enti locali sui residui passivi a cui corrispondono residui attivi di Comuni e province” e “l’istituzione di fondi rotativi per assicurare la liquidità agli Enti territoriali (Regioni ed Enti Locali), con obbligo di restituzione in un arco temporale certo e sostenibile”.

In allegato la nota del CdM di oggi.

Elenco Allegati

Filippeschi: “Fiducia in Napolitano. Il Presidente del Consiglio incaricato incontri subito comuni e regioni per Senato delle Autonomie e dimezzamento parlamentari eletti”

“Abbiamo fiducia nelle scelte che farà il presidente della Repubblica. In ogni caso chiediamo che il Presidente del Consiglio incaricato incontri subito i rappresentanti delle regioni e dei comuni. I sindaci, in particolare, devono essere protagonisti in questa fase cruciale. Siamo direttamente interessati alla riforma del bicameralismo paritario, un sistema stantio, inefficace e costoso da superare radicalmente, con il dimezzamento conseguente dei numero dei parlamentari eletti direttamente. Ciò secondo un’esortazione più volte ripetuta e motivata proprio dal presidente Napolitano. Legautonomie, nella battaglia per la camera federale che ha fatto in questi anni, ha elaborato proprie proposte di riforma costituzionale e vorrebbe metterle a disposizione del nuovo Parlamento”.
Così il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie in vista dell’incarico che sarà conferito dal presidente della Repubblica per la formazione del nuovo governo.
Filippeschi: “Fiducia in Napolitano. Il Presidente del Consiglio incaricato incontri subito comuni e regioni per Senato delle Autonomie e dimezzamento parlamentari eletti”

“Il paese ha bisogno di governo, come dimostra la drammatica denuncia fatta ieri dai sindaci italiani con l’Anci – aggiunge Filippeschi – e vanno fatte riforme radicali nei tempi più brevi previsti dalla Costituzione. In primo luogo quelle delle istituzioni su cui la campagna elettorale non è stata centrata, purtroppo, con i risultati che si sono visti. La riforma del Parlamento è essenziale e il presidente del consiglio incaricato dovrà rivolgersi, allo stesso modo, ai cittadini e ai parlamentari. Di certo i cittadini sono in stragrande maggioranza favorevoli al superamento del sistema esistente”.

“E’ il momento per l’istituzione del Senato delle Autonomie, perché regioni e autonomie territoriali abbiano una rappresentanza nazionale espressa direttamente. La sola riduzione del numero dei parlamentari, senza una differenziazione funzionale e definitiva delle due camere, non darebbe una vera riforma – sottolinea il presidente di Legautonomie – sarebbe una mezza riforma, che sacrificherebbe un obiettivo fondamentale. E le riforme incompiute sono già un’enorme palla al piede dell’Italia, che si paga col discredito della politica. Perché di certo i costi più evidenti del sistema vigente sono quelli dovuti alle lungaggini, alla farraginosità e all’opacità del processo di formazione delle leggi”.

 

FOCUS/ Sindaci in piazza

I Comuni italiani in campo per sbloccare gli investimenti pubblici e i pagamenti della Pa alle imprese, in deroga al Patto di stabilità. Nel pantano della crisi economica, i debiti delle amministrazioni pubbliche nei confronti delle aziende rischiano di far soffocare definitivamente il tessuto imprenditoriale italiano e i sindaci vogliono dare finalmente una risposta ai tanti imprenditori che non riescono ad andare avanti.
FOCUS/ Sindaci in piazza

Alla manifestazione nazionale dell’Anci, oggi a Roma, i primi cittadini italiani chiedono sostegno ai Presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso. Lo fa il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, con una lettera in cui spiega il senso dell’iniziativa, finalizzata a rilanciare l’economia, sottoscritta da Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie. Delrio spiega: “Il nostro non e’ un ultimatum, ma non c’e’ piu’ tempo. Se il governo non interviene subito sul patto di stabilita’ noi sbloccheremo i pagamenti verso meta’ aprile”. I soldi sono gia’ nelle casse dei comuni, circa 12-13 miliardi disponibili. Questo dunque lo spirito con il quale domani i sindaci scenderanno in piazza, e la Dire ha interpellato alcuni sindaci italiani.

MARCO FILIPPESCHI – SINDACO DI PISA

“Con questa protesta- afferma il presidente di Legautonomie- cerchiamo di ottenere quello che chiediamo, cioè uno sblocco dei pagamenti, un atto che liberi una cifra che ammonta a circa 9 miliardi di euro per poterla impegnare in investimenti e in opere pubbliche come è stato supportato anche dall’Unione Europea. Un allentamento del Patto di stabilità è importante perché vuol dire che questa scelta può rimettere in moto l’economia e dare sollievo a tante imprese”. I Comuni, prosegue, “sono in difficoltà per tanti motivi. Il Patto di stabilità è solo uno di questi. Basti pensare che gli enti locali non riescono a fare bilanci, hanno grosse difficoltà a coprire i costi dei servizi e non vogliono gravare sui cittadini con nuove tasse. Ci sono tante aziende che in passato hanno guadagnato anche bene, oggi si reggono a stento, e i Comuni hanno difficoltà a coprire tali esigenze sociali e rischiano di dover tagliare. La riduzione della spesa di investimento ha portato ad un impoverimento del sistema economico. Quello che chiediamo al Governo rientra nei limiti sopportabili dallo Stato e non porta al dissesto dei conti pubblici. Noi non difendiamo i Comuni che hanno governato male ma quelli virtuosi che hanno saputo gestire bene le risorse a disposizione e che oggi sono davvero penalizzati” conclude Filippeschi.

GRAZIANO DELRIO – SINDACO DI REGGIO EMILIA E PRESIDENTE ANCI

“Piu’ che una protesta e’ in atto una vera e propria alleanza dei sindaci e di tutta la societa’ civile e produttiva per far ripartire il nostro Paese” spiega alla Dire Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, che aggiunge: “La crisi di liquidita’ sta bloccando il Paese, ha messo in ginocchio le aziende, le banche non erogano piu’ crediti e sono colpite soprattutto le piccole e medie imprese ed e’ sempre piu’ necessario prendere un provvedimento. L’Italia si e’ data regole troppo restrittive sui pagamenti degli investimenti, e data l’apertura dell’Unione Europea, ci aspettiamo che il nuovo Governo si faccia carico seriamente del problema”. Cosa succedera’ nei Comuni? “Che se non ci sara’ un decreto immediato ed urgente da parte del nuovo Governo, sbloccheranno i pagamenti arretrati perche’ gli investimenti in corso vanno pagati. E’ assolutamente indispensabile dare il giusto salario a chi sta lavorando e non e’ possibile chiudere o far fallire delle aziende solo perche’ la Pubblica amministrazione non le sta pagando” conclude Delrio.

LUIGI DE MAGISTRIS – SINDACO DI NAPOLI

“Sono assolutamente d’accordo con la protesta e la scelta dell’Anci di violare il patto. Del resto, proprio qui a Napoli, lanciammo l’allarme al governo uscente sulla situazione che si stava venendo a creare”. Cosi’ il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, interpellato dalla Dire sul principale punto di scontro tra governo ed enti locali: il rispetto del patto di stabilita’. Sindaco De Magistris i debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle aziende rischiano di strozzare il tessuto imprenditoriale italiano. Com’e’ la situazione a Napoli? “La situazione e’ molto grave anche perche’ il nostro Comune ha aderito al piano di riequilibrio finanziario e, nonostante il pre-dissesto, ha agito nel solco della legge, rispettando i tempi, le normative e il patto di stabilita’. Quindi, da un lato il taglio orizzontale dei finanziamenti statali e dall’altra il ‘patto’ stanno impedendo al Comune la possibilita’ di pagare le aziende che sono letteralmente in ginocchio”. Lei e’ d’accordo con la protesta dei sindaci? Sforera’ il patto? “Si tratta di un’iniziativa legittima e doverosa. Il nostro grido e’ rimasto inascoltato. Si deve ripartire dai discorsi che hanno fatto i presidenti di Camera e Senato nei rispettivi insediamenti. Entrambi, infatti, hanno sottolineato le difficolta’ che stanno vivendo gli enti locali. L’idea di Monti di commissariare i Comuni, e quindi i sindaci che sono l’espressione piu’ diretta del potere della democrazia, va cancellata. E poi va detto anche che nell’anno passato il governo da una parte faceva passare una certa linea di spending review e dall’altra faceva spese inaccettabili, come quella per l’acquisto degli f-35”. Insomma, chiude il sindaco di Napoli “tagliare ai Comuni significa strozzare i cittadini: disinvestire sulla tenuta sociale, il welfare e i trasporti. Quindi, in definitiva, mi auguro che il nuovo parlamento e il nuovo governo, se ci sara’, si esprimano in maniera chiara con i sindaci che non sono piu’ disposti ad accettare questa situazione”.

MARCO DORIA – SINDACO DI GENOVA

Molti sindaci italiani sono con l’acqua alla gola. Bisogna pagare lavori, rimettere in moto un po’ di economia. Anche a Genova la situazione è grave? “Il Comune di Genova ha fronteggiato la grave situazione di bilancio dello scorso anno compiendo una scelta primaria, quella di salvaguardare la spesa per i servizi sociali. A fine 2012 la Giunta è riuscita anche a far fronte al pagamento dei fornitori. Ovviamente siamo stati costretti ad agire sulla leva fiscale dell’Imu oltre ad aver avviato un consistente contenimento delle spese dell’Amministrazione. Ma tutto questo non fa che rendere ancora più ingiusta e drammatica la prospettiva di bilancio 2013. Mancano circa 40 milioni per mantenere i livelli di spesa minimi dello scorso anno. Senza contare il trasporto pubblico locale, privato dei finanziamenti indispensabili a tenerlo in esercizio nei prossimi mesi”. E’ pronto a scendere in piazza se il governo non allenterà un po’ la corda che strangola gli enti locali? “Certo, aderiamo alla battaglia di tutti i Comuni italiani. E’ evidente che la politica di tagli indiscriminati, portata avanti dagli ultimi due governi, provoca recessione. Genova soffre per la crisi economica e ha sofferto per la tragedia, purtroppo ripetuta, delle alluvioni. Avrebbe bisogno di investimenti corposi in opere pubbliche per il riassetto idrogeologico, che produrrebbero lavoro e sicurezza. Recentemente abbiamo ottenuto un finanziamento statale di 25 milioni per uno “scolmatore” del torrente che provocò vittime nel 2011, abbiamo stanziato altri cinque milioni e ci stiamo impegnando a contrarre un mutuo per ulteriori dieci, ma resta decisamente poco rispetto all’emergenza”. Nuova fase politica, nuovo governo: come si ricostruisce un rapporto tra Comuni e Governo, da dove si deve partire? “Varando un programma nazionale di opere pubbliche diffuse sul territorio e realizzando un sistema di finanza pubblica che riconosca il ruolo decisivo dei Comuni, non giochi a carte truccate, togliendo dai trasferimenti quanto concede con l’Imu, non obblighi a tassazioni insostenibili per i cittadini e per gli operatori economici e consenta ai Comuni di spendere tempestivamente i soldi che hanno a disposizione.

FLAVIO ZANONATO – SINDACO DI PADOVA

“Il Patto di stabilità con l’Europa serve a contenere la spesa in modo tale che ogni Paese non scarichi sugli altri la propria inflazione e ciò che chiediamo è che sia un pò più elastica per tutti” Così Flavio Zanonato, sindaco Di Padova, che interpellato dalla Dire spiega: “Il Patto di stabilità interna, invece, quello che avviene tra le grandi centrali di spesa in Italia definisce il massimo di spesa che ogni centrale può adottare e tra le varie centrali di spesa ci sono i Comuni che sono stati ampiamente penalizzati. I Comuni, anche avendoli, non possono spendere soldi per pagare lavori già fatti e questo crea forti disagi. Il Governo deve alleggerire il Patto di stabilità per risollevare l’economia del Paese e, siccome questa situazione si trascina ormai da troppo tempo, abbiamo deciso di manifestare in piazza”. Per Zanonato “se riuscissimo a pagare le aziende con cui abbiamo lavorato e che ci hanno fornito le loro prestazioni sarebbe un respiro per la nostra economia e se ci consentissero di fare investimenti potremmo davvero mettere in moto risorse sostanziose.Noi come Comuni facciamo questa prima protesta e vediamo come risponde il Governo e chiediamo proprio al Parlamento che si sta formando di farsi carico di questo problema” conclude il sindaco di Padova.

PAOLO LUCCHI – SINDACO DI CESENA

“Il senso della protesta è dato dalla necessità di far ripartire le opere pubbliche salvando il sistema imprenditoriale che è assolutamente a rischio. E’ necessario sbloccare i pagamenti per completare molte opere pubbliche che sono rimaste a metà. Basti pensare che il Comune di Cesena ha sul proprio conto corrente 40,5 milioni di euro e ha circa 30 milioni di euro di opere pubbliche che dovremmo pagare e non possiamo pagare a causa del blocco dei pagamenti. Dunque le opere sono ferme e i cantieri sono bloccati a causa dei limiti imposti dal Patto di stabilità, nonostante il nostro sia un Comune virtuoso”. Per Lucchi “i Comuni devono essere compatti nella protesta perché è importante sbloccare i pagamenti soprattutto per quelli virtuosi, cioè quei Comuni che senza indebitarsi sono in grado di finanziare le proprie opere pubbliche. Inoltre c’è da considerare anche il fatto che più dell’80 per cento delle opere pubbliche viene realizzato dalle imprese della nostra provincia e purtroppo abbiamo in cassa integrazione o addirittura senza lavoro moltissimi lavoratori del nostro territorio”.

ENRICO CAMPEDELLI – SINDACO DI CARPI

“Credo che la protesta sia una cosa assolutamente giusta. Io speravo in un Governo decisamente più stabile per poter affrontare la questione del blocco dei finanziamenti degli investimenti ma speriamo che da questa protesta possano arrivare delle risposte un pò più esaurienti su questo tema. Se il Governo non interverrà sul Patto di stabilità e non sbloccherà i pagamenti alle varie imprese i Comuni e i vari enti locali si troveranno in grosse difficoltà” afferma il sindaco di Carpi, Enrico Campedelli.

ROSSANA MORI – SINDACO DI MONTELUPO FIORENTINO

“Con questa protesta pensiamo di sensibilizzare il Governo su una delicata questione che sta immobilizzando il nostro Paese. Spiega alla Dire Rossana Mori, sindaco di Montelupo Fiorentino- Il fatto di aver imposto il Patto di stabilità nel momento in cui gli enti locali possono avere risorse proprie ha ormai determinato una situazione nella quale molte aziende italiane stanno morendo per crediti anziché per debiti come era di prassi negli anni passati. L’unico contributo che può essere dato per la ripartenza dell’economia del Paese è quello di pagare i crediti alle aziende che hanno lavorato con la Pubblica amministrazione, rimettendo così in circolo un pò di risorse e salvando un tessuto produttivo che ormai sta completamente morendo”. I Comuni, prosegue il sindaco “chiederanno che le opere pubbliche escano da questo Patto di stabilità. Bisogna considerare anche che questo Paese ha dimostrato di avere in questi ultimi anni forti criticità nell’edilizia scolastica e nella difesa del suolo. In Toscana, soprattutto, ci sono stati eventi atmosferici che hanno devastato il territorio e non ci sono risorse spendibili per poter agire in questa direzione. Quindi ritengo che il nostro Paese debba avere meno vincoli per la spesa riservata alle opere pubbliche perché solo così si potrebbe risollevare l’economia generale dell’Italia. Basti pensare che solo nel settore dell’edilizia si sono persi quasi 700 mila posti di lavoro e non si riesce a creare una nuova economia perché, se manca la spinta propulsiva degli enti pubblici che hanno sempre rappresentato una percentuale piuttosto alta nel panorama economico italiano, non saremo più in grado di riprodurre tutti i posti di lavoro che stiamo perdendo” conclude il sindaco di Montelupo Fiorentino.

EUGENIO COMINCINI – SINDACO DI CERNUSCO SUL NAVIGLIO

“Il senso di questa protesta è far comprendere alle altre Istituzioni dello Stato ma non solo, far comprendere a tutti, all’opinione pubblica e ai cittadini, che siamo arrivati ad un punto in cui non possiamo più sopportare questa situazione che ci è stata imposta – dice il sindaco di Cernusco sul Naviglio interpellato dalla Dire- essenzialmente per due ragioni: la prima è che rischiamo di venir meno agli impegni assunti in campagna elettorale nei confronti degli elettori che ci hanno sostenuto e la seconda è che il blocco continuo di migliaia di cantieri per miliardi di euro sta comportando un danno enorme all’economia del Paese. Ieri è subentrata una novità, se è vero che l’Europa consentirà al Governo italiano il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione alle imprese, si andrà ad avverare quello che noi sosteniamo da anni, cioè lo sblocco dei pagamenti in modo che le aziende non siano più costrette a chiudere e possano pagare gli stipendi. In tal modo si riattiverebbe la domanda interna del Paese senza creare alcuno squilibrio nei conti dello Stato”. I sindaci “stanno elaborando una forma di protesta per far capire allo Stato che o cambiano le regole o noi come rappresentanti dei Comuni scenderemo in piazza contro il Patto di stabilità. Sono anche convinto che con l’apertura di ieri da parte dell’Unione Europea ci siano le condizioni perché il Parlamento vari nuovi provvedimenti normativi tesi ad alleggerire il Patto di stabilità e a ridare ai Comuni quell’autonomia che da troppo tempo è stata trascurata” conclude.

Fonte: Agenzia Dire – www.dire.it

“Le regole del gioco”: parte da Milano la campagna dei sindaci per contrastare gioco d’azzardo, dipendenza e criminalità

E’ stata presentata a Milano, all’interno della fiera “Fà la cosa giusta!” la campagna sui problemi e i pericoli legati alla diffusione del gioco d’azzardo nei nostri comuni, promossa da Legautonomie, Terre di Mezzo e la Scuola delle Buone Pratiche,
La richiesta unanime degli amministratori locali di non essere lasciati soli a sostenere le difficoltà dei cittadini e le bocciature dei propri regolamenti da parte dei Tar è confluita nella decisione di organizzarsi intorno a un Manifesto per avere più forza, scambiare pratiche e attività e chiedere con fermezza una legge quadro nazionale, leggi regionali e potere di ordinanza per i sindaci.
"Le regole del gioco": parte da Milano la campagna dei sindaci per contrastare gioco d'azzardo, dipendenza e criminalità

Il movimento è iniziato il 30 novembre scorso, in occasione del seminario “Legalità è contrasto al gioco d’azzardo: le buone pratiche dei Comuni”, organizzato dalla Scuola della Buone Pratiche istituita da Legautonomie e Terre di Mezzo, quest’anno con la collaborazione del Comune di Corsico.

La grande partecipazione di sindaci e amministratori e le testimonianze portate nei laboratori, ha dato subito la misura della portata del problema che si stava affrontando, ancor più dei numeri del gioco in Italia, impressionanti di per sé. L’iniziativa del 15 marzo rappresenta contemporaneamente un punto di arrivo per riflettere insieme sul percorso fatto, e un punto di partenza per nuove azioni.

Il Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo a oggi è stato sottoscritto da oltre 140 comuni, molti hanno informato che stanno deliberando l’adesione. Il Manifesto denuncia i danni che il gioco d’azzardo provoca alle persone, alle famiglie e alle comunità, il degrado che porta nei territori, e l’impossibilità delle amministrazioni locali di arginare il fenomeno per mancanza di strumenti, poichè il gioco lecito è materia di esclusiva competenza dello Stato, chiede una legge quadro nazionale, leggi regionali, e poteri di ordinanza e di regolamento per i sindaci.

In allegato il materiale dell’iniziativa del 15 marzo a Milano.

MEF, Certificazione del rispetto degli obiettivi del patto di stabilità 2012

La Ragioneria Generale dello Stato ha decretato la certificazione del rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno degli enti locali per l’anno 2012 (art. 31, co. 20, legge n. 183 del 2011), per province e comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti.
In allegato il Decreto Ministeriale.

Elenco Allegati

Gestione del bilancio 2013

E’ stato pubblicato il libro “Gestione del bilancio 2013. Istruzioni per l’uso, anche alla luce delle ultime manovre del governo Monti e della legge di stabilità”, a cura di Sergio Marzari, esperto di finanza locale di Legautonomie.
In allegato il testo completo.
 

Elenco Allegati

IMU, più equità e progressività

E’ in uscita il libro “IMU più equità e progressività”, a cura di Cesare Cava, Annalisa Antonini e Silvia Fossati, una raccolta completa di decreti, circolari e risoluzioni in materia di IMU.
Il testo sarà a breve disponibile. Ulteriori informazioni saranno comunicate nei prossimi giorni sul sito www.legautonomie.it .

ESTRATTO:

L’avvio sperimentale dell’IMU impone un miglioramento della struttura dell’imposta che, evitando slogan demagogici che metterebbero in grandi difficoltà i già precari bilanci degli enti locali, riduca le disuguaglianze fiscali e sociali attraverso due direttive chiare e ineludibili: più equità e progressività.
Cresce infatti il divario tra ricchi e poveri, secondo i dati statistici della Banca d’Italia, il 10% delle famiglie più ricche nel 2008 possedeva il 44,7% della ricchezza complessiva, nel 2010 la percentuale è salita al 45,9%. Il 50% delle famiglie più povere possedeva sempre nel 2008 soltanto il 9,8% della ricchezza complessiva e nel 2010 la percentuale è scesa al 9,4%.
La Banca d’Italia commenta questi dati evidenziando che “la distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all’opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata”.
Questo dato evidenzia, meglio di ogni altra statistica, la profonda separazione tra la grande ricchezza di patrimonio di pochi e la modesta quantità di molti.
Peraltro questa concentrazione di ricchezza si sta ulteriormente consolidando a causa della minore capacità di accesso al credito bancario per l’acquisto di un immobile, da parte delle categorie di cittadini meno abbienti.

L’irrigidimento delle condizioni e dei requisiti finanziari che gli istituti di credito pretendono per consentire l’erogazione di un mutuo ipotecario, ha determinato un consistente calo delle compravendite di immobili.
Dal picco raggiunto nel 2006, con 845.051 compravendite di fabbricati a uso residenziale, in base ai dati forniti dall’agenzia del territorio, si è passati ad una stima per il 2012, di circa 460.000 atti, con una riduzione in sei anni di oltre il 45%.

Si rende quindi necessaria una riflessione da parte del legislatore e degli amministratori che saranno chiamati a migliorare l’impostazione e le regole attuative dell’IMU, sia a livello nazionale, sia a livello locale.
Le indicazioni e ipotesi illustrate nel corso delle pagine, del nuovo libro di Legautonomia “IMU più equità e progressività” di Cesare Cava, Annalisa Antonini e Silvia Fossati, tendono a contribuire a una completa riforma federalistica che realmente porti i comuni al centro della competenza e della responsabilità di gestione dei loro tributi.
Un trasferimento di funzioni e di potestà regolamentare che siano utilizzate per migliorare, semplificare e razionalizzare il rapporto tra fisco locale e contribuenti con i due obiettivi richiesti e condivisi dall’Unione Europea: più equità e progressività.

L’IMU è una imposta che caratterizzerà la tassazione immobiliare locale per molti anni e, quindi, a prescindere dalla “falsa partenza”, è necessario invertire la diffidenza e la conflittualità che ne ha caratterizzato l’avvio sperimentale.
Servono scelte, in primo luogo, del legislatore nazionale che migliorino la gestione, le regole e la consapevolezza di una equa ripartizione del peso fiscale in base alla reale ricchezza personale.
E’ necessario che il 10% delle famiglie più ricche, che dispone di oltre il 45% della ricchezza nazionale privata, paghi molto di più del restante 50% delle famiglie più povere, che detiene meno del 10% della ricchezza privata totale
Questo concetto, se condiviso, può essere raggiunto soltanto se il legislatore pone in essere almeno quattro direttive prioritarie: riforma del catasto, maggiore autonomia regolamentare ai comuni, progressività dell’imposta, esenzione IMU per l’unica casa non di lusso.

Il pagamento dell’IMU non dovrebbe limitarsi a distinguere due fattispecie, abitazione principale e altri immobili, ma dovrebbe determinare una diversificazione delle categorie con aliquote e detrazioni più stringenti e più equilibrate, consentendo agli amministratori locali di attivare forme di progressività, chiedendo di più a chi ha tanto e esonerando dal pagamento chi ha una unica casa non di lusso.
È necessario andare oltre il concetto generico di prima casa, separando il caso di coloro che ne hanno una sola e coloro che hanno altri immobili, è assai diversa infatti la situazione patrimoniale della prima casa di una, rispetto alla prima casa di tante, magari anche di lusso.
Insieme a questi quattro elementi strutturali di riforma, vi sono ulteriori aspetti da delegare ai singoli enti locali che dovranno essere analizzati in funzione delle caratteristiche territoriali.
Ci riferiamo al caso dei contratti concordati, agli immobili non locati, agli immobili strumentali delle piccole e medie imprese, agli “immobili fantasma”, alle pertinenze, all’abitazione concessa in uso ai figli.

L’IMU ha necessità di essere modificata dall’alto e dal basso, non per eliminare il contenuto, ma per perfezionarne l’impostazione e allinearla alle esperienze di tassazione dei principali Paesi europei.
Le modifiche dall’alto sono di competenza del Governo e attengono ai quattro aspetti strutturali sopra richiamati; le variazioni dal basso sono attribuite ai consigli comunali, attraverso lo strumento della potestà regolamentare stabilità dall’art. 52 del d.lgs 446/1997 e possono riguardare, tra l’altro a parità di gettito, le seguenti dieci proposte:
1. semplificazione adempimenti,
2. esenzione per l’unica casa non di lusso,
3. aliquota agevolata per la prima casa di altre,
4. aliquote IMU progressive per scaglioni sugli altri immobili,
5. eliminazione norme elusive,
6. regolamenti brevi e efficaci,
7. ridefinizione concetto di pertinenza,
8. alta tassazione grandi patrimoni,
9. agevolazioni per contratti concordati,
10.riduzioni per beni strumentali.

Trattasi di temi riepilogati sinteticamente, ma che esprimono quanti siano gli spazi di manovra su cui le singole amministrazioni possano confrontarsi, nella ricerca di una maggiore equità fiscale, con la consapevolezza che molte idee e contributi potranno migliorare e integrare i temi esposti.
La carenza più evidente però per tutti gli operatori degli uffici tributi, per gli amministratori, per i contribuenti, sta nel fatto che non esiste una norma chiara e definitiva che ha introdotto la nuova imposta municipale propria.
L’IMU è infatti una imposta nuova su alcuni aspetti, ma su altri temi si pone in continuità con le regole applicabili ai fini ICI.
Questa anomalia deve essere superata attraverso l’emanazione di un testo unico sul tributo che racchiuda tutte le regole attuative.
Attualmente infatti un contribuente troverebbe difficoltà a ricercare in un solo testo le regole della nuova imposta, in materia di base imponibile, esenzioni, riscossione, accertamento, sanzionamento, regolamentazione, definizioni agevolate degli accertamenti.

Questa imposta, che genera oltre venti miliardi di gettito, interessa milioni di famiglie e di contribuenti è quindi necessario che il legislatore emani un testo unico sul tributo che ne semplifichi l’attuazione.
Non è piacevole pagare le imposte, ma se le norme sono addirittura complicate e rimandano a norme precedenti e a circolari spesso incomprensibili, il rapporto tra contribuente ed ente locale, non è soltanto oneroso, ma anche conflittuale.

I comuni possono fare la loro parte nel miglioramento del rapporto tributario con il cittadino, ma senza quella riforma dall’alto, non potranno riuscire mai a spiegare iniquità e complicazioni normative che essi stessi non comprendono.
L’IMU è una imposta che colpisce il patrimonio, è presente nei principali Paesi europei, e tende a finanziare la spesa pubblica degli enti locali.
Una risorsa indispensabile che contribuisce a compensare la costante riduzione dei trasferimenti erariali e che consente l’erogazione dei servizi alle persone e al territorio.
A titolo di sintetico esempio, rileviamo che, recentemente, l’istat ha condotto e pubblicato i risultati dell’indagine e i servizi sociali forniti nei comuni.
I servizi di utilità sociale con valenza assistenziale hanno caratterizzato diverse aree d’intervento e di utenza con particolare attenzione: alla famiglia e ai minori, ai disabili, alle dipendenze, agli anziani, agli immigrati, alla povertà, ai senza fissa dimora.
Temi che, insieme ai servizi a domanda individuale e ai temi dell’infanzia, caratterizzano il welfare locale, indispensabile sostegno alle fasce sociali più deboli.
I numeri e i servizi resi, senza una tassazione locale che colpisce la ricchezza immobiliare, sarebbero insostenibili.

L’IMU è quindi anche un metodo di ridistribuzione finanziario delle risorse, attraverso un parziale e modesto trasferimento monetario di riequilibrio sociale.
Tutto questo è doveroso ed equo, soltanto se la progressività per le grandi ricchezze e l’esenzione per l’unica abitazione non di lusso, divengono obiettivi di una politica fiscale seria e condivisa.
Il parametro della ricchezza è più veritiero delle statistiche e delle graduatorie basate sul reddito, e l’elaborazione dell’ISEE, indicatore della situazione economica equivalente, può essere uno strumento efficace soltanto se le rendite catastali sono credibili ed esprimono il concreto valore dei patrimoni immobiliari, evitando medie e appiattimenti che penalizzano i più deboli.
Leggendo i valori al metro quadrato di alcune città italiane attribuite dall’osservatorio del mercato immobiliare dell’agenzia del territorio, variabili da 2.000 a oltre 10.000 euro al metro quadrato, e ripensando al welfare locale e al modello ISEE, si conferma la preoccupazione che anche le graduatorie di accesso ai servizi sociali e ai servizi all’infanzia, siano alterati dai dati catastali inadeguati e da redditi difformi.
Il welfare locale produce involontariamente ulteriori effetti distorsivi, in quanto i modelli ISEE non si basano sui valori OMI, ma sulle rendite catastali vecchie e disomogenee.
I proprietari delle abitazioni prestigiose dal centro storico di Roma, magari talvolta accatastate in categoria A/4 come case popolari, probabilmente avranno maggiore facilità, a parità di reddito, di ottenere l’iscrizione dei propri figli all’asilo comunale, rispetto ai proprietari di abitazioni periferiche recenti di minore valore commerciale ma con reddito e categoria superiore.
Questa catena che produce risparmi fiscali a favore dei più ricchi e esclude dalle graduatorie dei servizi pubblici i più bisognosi, non può certamente trovare la comprensione dei cittadini.

Le inefficienze del centralismo scaricate sulle autonomie locali, rischiano di delegittimare il ruolo stesso dei comuni minandone la credibilità.
Serve da un lato più fiducia nei sindaci e nelle amministrazioni locali e dall’altro la necessità di semplificare la stesura delle norme evitando le difficoltà interpretative e le iniquità applicative dell’attuale IMU, rappresentate dalla quantità di circolari, decreti e risoluzioni già emanate, soltanto nel corso del primo anno di avvio della nuova imposta.
Nei prossimi mesi continueremo come Legautonomie, a studiare il tema della fiscalità e della finanza locale per contribuire, dal nostro modesto punto d’osservazione, a rafforzare un percorso virtuoso di ineludibile e irrinunciabile federalismo fiscale.
Un principio di autonomia impresso nell’art. 119 della Costituzione Italiana.
Un progetto di federalismo fiscale di lungo periodo che tenda a rendere sempre più vicino il contatto tra amministrazione locale e cittadini contribuenti, per un fisco locale più semplice, più equo e più progressivo.

Lo dice la Costituzione, lo chiede l’Unione Europea, lo sperano i Cittadini, lo sollecitano i Comuni, auspichiamo che il Governo sia capace di ascoltare e attuare azioni normative serie e riformiste.

 
 

Regione Piemonte: Bandi e finanziamenti ancora attivi

Alleghiamo il link della pagina del sito della Regione Piemonte con i bandi ancora attivi e i finaziamenti.

http://www.regione.piemonte.it/bandipiemonte/appl/index_front.php?id_stato=1&id_materia=

Un’agenda per il dopo elezioni

L’esito elettorale ci richiama cose essenziali, che avrebbero dovuto esser fatte almeno da venti anni, da fare subito, in un patto ferreo fra eletti ed elettori. Mi permetto di segnalarle, come obiettivi prioritari sui quali mi sono impegnato in prima persona, anche come sindaco e rappresentante degli amministratori locali:
1) La riforma della Costituzione, per la riduzione dei più pesanti costi della politica, con il superamento del bicameralismo paritario attuale – superato, inefficiente e diseconomico –, con una sola camera che fa le leggi e dà la fiducia ai governi e l’istituzione del Senato delle regioni e delle autonomie che consentirà il dimezzamento del numero dei parlamentari eletti http://www.senatodelleautonomie.it/ .

2) L’allineamento delle indennità di parlamentari e ministri, amministratori regionali e locali, ai valori medi europei e l’eliminazione di ogni trattamento che possa essere considerato un privilegio da casta http://www.astrid-online.it/–il-finan/Documenti/Documentazione_indennit-_parlamentari_ministri_sindaci-Unico-.pdf .

3) Una legge sui partiti politici, che dia le regole-quadro di democrazia interna e di trasparenza di ogni attività e condizioni all’assolvimento di queste regole il finanziamento pubblico (pur assai ridotto) delle attività di partecipazione politica http://www.camera.it/_dati/leg15/lavori/stampati/pdf/15PDL0033070.pdf. http://www.astrid-online.it/–il-siste/Atti-parla/Attuazione/AC-4194.pdf.

4) Una legge elettorale che, con il ripristino dei collegi, dia ai cittadini il potere di scelta, leghi gli eletti ai territori e consenta una selezione democratica mirata e veramente partecipata. Preferibile il modello a doppio turno, alla francese, poiché proprio l’esempio del sistema di voto in vigore dei comuni più grandi dimostra di aver dato stabilità di governo e scelta responsabile dei sindaci, con una personalizzazione positiva della politica http://www.camera.it/_dati/leg15/lavori/stampati/pdf/15PDL0032760.pdf#nav.

5) Il potenziamento della legge anticorruzione approvata nella passata legislatura e la verifica stringente dell’applicazione di queste norme, con i decreti attuativi, e dei “piani triennali per l’integrità e la trasparenza” http://www.legautonomie.it/Documenti/Dossier/La-Legge-anticorruzione-e-il-sistema-dei-controlli-nella-P.A.-locale-Il-Dossier-di-Legautonomie . http://www.riparteilfuturo.it/ .

6) L’adozione di “codici etici”, contro la corruzione della politica e delle amministrazioni pubbliche e contro la penetrazione delle mafie, per l’autodisciplina dei comportamenti individuali di chi ha responsabilità di governo o rappresentativa, che valgano anche per chi è designato o nominato (la “Carta di Pisa” può essere d’esempio http://www.avvisopubblico.it/news/allegati/CARTA-DI-PISA_Testo.pdf ).

7) Una legge dimezza-burocrazia, che renda più fluida l’amministrazione pubblica – anche nei pagamenti di opere e servizi – e che responsabilizzi le strutture amministrative, con tempi obbligati per la risposta e sanzioni in caso d’inadempimento. E una prima riforma dell’amministrazione della giustizia, centrata sulla modernizzazione digitale, finalizzata a garantire tempi di risposta brevi e certi http://www.partitodemocratico.it/doc/250579/litalia-giusta-litalia-pubblica-al-servizio-dei-cittadini.htm.

8) La riforma organica delle autonomie locali, con il superamento delle province e la creazione di istituzioni intermedie fra regioni e comuni che abbiano la dimensione delle “aree vaste”, con competenze circoscritte e strutture agili, che siano emanazione dei comuni, secondo i modelli europei esistenti; l’incentivazione ulteriore della fusione fra comuni, per superare l’eccessiva frammentazione attuale http://www.scribd.com/doc/102257322/Coordinamento-Nazionale-Cal-Ordine-Del-Giorno-7-Agosto-2012 .

Naturalmente, ci sarà anche da pensare all’economia e a provvedimenti sociali per chi soffre la crisi, al rilancio della formazione e dell’innovazione digitale ed energetica del paese. Ma la crisi principale, quella da cui molto del resto dipende, è UNA CRISI DEMOCRATICA e questa ha bisogno di risposte impegnative e veloci.

Su questi obiettivi, e su quello fondamentale volto a dare regole democratiche federaliste all’Unione Europea http://www.corriere.it/esteri/13_gennaio_28/appello-intellettuali-Europa-unione-politica-o-fuori-dalla-storia_fe170186-697e-11e2-a947-c004c7484908.shtml, http://www.mfe.it/site/index.php?option=com_content&view=article&id=733:dichiarazione-di-impegno-sul-futuro-delleuropa&catid=40:notizie&Itemid=37 , nel paese ci sono grande consenso forte aspettativa e volontà ad impegnarsi e in Parlamento potrà esserci una maggioranza che propone e una più larga convergenza fra forze politiche e parlamentari di buona volontà, consapevoli dei rischi che si corrono e delle possibilità di radicale cambiamento che si aprono.

Elezioni 2013. Per i comuni insufficienti i rimborsi spese elettorali

Rimborsi spese elettorali insufficienti a coprire le spese sostenute dai comuni. I Comuni non possono assumere ulteriori impegni di spesa che oltrettutto graverebbero direttamente sul patto di stabilità.
Legautonomie accoglie le preoccupazioni del Sindaco di Cesate (MI) e le comunica a tutti i sindaci per eventuali azioni comuni.

Legautonomie condivide la forte preoccupazione espressa da molti comuni e la rende nota, anche nella prospettiva di eventuali azioni.

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